Suoni, voci e visioni del meraviglioso Salento

Scatti salentini di un salentino che sa ancora stupirsi di ciò che lo ricorda

Non sono un suonatore in senso prettamente musicale, conosco a stento la sequenza verbale delle sette note. E, tuttavia, attraverso momenti e situazioni in cui avverto improvvisi, quanto irrefrenabili stimoli a riempire ideali spartiti, a intrecciare incorporee ghirlande d’armonie melodiose. Fonte d’ispirazione e, in pari tempo, insieme di strumenti sonori, gli incanti naturali che ho la fortuna di poter cogliere con lo sguardo, toccare con mano, respirare, vivere intensamente e assimilare dentro. Qui, in questo natio angolo salentino, fra cielo che rievoca l’azzurro profondo delle volte di talune basiliche e distese d’acqua dalle nuance cangianti e ammalianti quasi per un arcano e invisibile estro d’artista, tra profumi di mirto, carrubi, menta, gelsomino e basilico che s’intrecciano e si fondono lievi, attutendolo, con il frinire delle cicale, è realmente dato, si ha agio di godere di giorni e notti ristoratori e gratificanti. E’ Castro, a sola e con i deliziosi dintorni, il fulcro e il cuore di tanta bellezza e meraviglia: un autentico mito, che arriva a trattenere chi scrive finanche dal desiderio d’accostarsi, conoscere e frequentare lidi, siti e ambiti più decantati e famosi. Domenica mattina, uscito dalla messa nella minuscola e graziosa ex cattedrale, mi sono diretto in fondo al contermine vicolo S. Dorotea che si chiude con un belvedere: dal relativo davanzale, gli occhi si sono riempiti di un orizzonte d’immagini e visioni che, per il mio sentire e le mie suggestioni, sono valse alla stregua di un mappamondo dischiuso e disteso, di un pianeta intero. I confini di quello scenario mi sono rimasti stagliati in fondo all’anima, me li porterò sicuramente con me fino all’ultimo. Si riconduce ancora di Castro, il meraviglioso colpo d’occhio di ieri pomeriggio, fissato nell’unita foto. Lasciatemelo dire, in una stagione caratterizzata, se non dominata, da brutture, atti ed eventi sporchi, lotte, guerre e miserie, sopravvivono, per fortuna, frammenti, minuscoli fogli di ambienti sani, puliti e leggeri. Scrutando e guardandosi intorno, senza volerlo, si dischiudono oasi di frescura e di sollievo, rispetto alle soverchianti montagne d’immondizie e ambasce. Lecce, 5 luglio 2011 Rocco Boccadamo

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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