La Notte Bianca a Lecce. Una notte da barbari

L'evento di apertura dell'estate leccese visto dagli occhi un lettore

Sono costernato, avvilito, sgomento…molto arrabbiato! Ho attraversato la città durante la Notte Bianca e ho avuto modo di vedere con i miei occhi quello che è avvenuto, nella nostra città, in quelle ore di completa e devastante anarchia. Una complessiva immagine di sagra di paese con porchetta su via Cavallotti, peluches sotto Porta San Biagio, tiro a segno in Via Trinchese e ciliegina finale, baracca per le crepes sotto i propilei di Piazza Duomo. Un fiume di umanità abbandonata al proprio destino: nessun bagno chimico, nessuna postazione medica o di pubblica sicurezza, nessuna regia nella gestione degli spazi urbani e della loro fruibilità. Quale mente raffinata ha pensato alla localizzazione in Piazza S. Oronzo di quellenorme camion rosso sponsorizzato da una nota marca di occhiali. Povera Piazza, siamo passati dalle caciotte e salumi domenicali agli occhiali dei grandi eventi! Questo significa avere lo sguardo lungo. Impreparazione nella gestione dei flussi pedonali al punto che, Via Trinchese vicino al teatro Apollo, è stata trasformata in uno stretto vicolo di 2 metri, tra palizzate di cantieri e bancarelle di merci varie, dove si sono ingorgate migliaia di persone. In quelle strade e piazze ognuno ha potuto fare quello che voleva: somministrare bevande fuori da qualsiasi controllo sanitario, occupare con tavoli e sedie centinaia di metri quadri di suolo pubblico e orinare liberamente in ogni angolo appartato del centro storico. Solo una domanda! Quale ufficio comunale ha assegnato i posti per il commercio ambulante e quale ha riscosso la dovuta tassa per luso del suolo pubblico? Una risposta chiarirebbe almeno questo aspetto economico-amministrativo che non comprendo essendo lAmministrazione comunale solo partner in questo evento. Questa Notte Bianca, alla fine, a che cosa e a chi è servita? Questa è la politica per il nostro futuro di città turistica? Che un qualsiasi comune della provincia organizzi una sagra per portare turisti e salentini a conoscere le bellezze del proprio borgo è cosa saggia e legittima, ma Lecce ha bisogno veramente di questa immagine per farsi conoscere e apprezzare? I commercianti leccesi sono rimasti chiusi sapendo che il target delle persone partecipanti non avrebbe portato vantaggio alle proprie attività. I titolari di pub e ristoranti hanno sopportato la concorrenza di bancarelle di panini e birra disseminati in ogni dove. Un vero disastro, a mio modo di vedere. Come se non bastasse ecco la notizia: La Notte dei calici di stelle non si farà perché il comune non lo ha programmato per tempo e lassessore provinciale alla cultura spara a zero contro Lecce Wave Festival. Una manifestazione, quella del vino, che negli anni passati ha portato nella nostra città appassionati e operatori da tutta la regione e oltre, che hanno assaporato architettura e vino di qualità in un binomio giusto per le caratteristiche di Lecce. Il Salento ogni anno è meta di migliaia di giovani che sulla musica e sulle bellezze naturali e paesaggistiche organizzano le loro vacanze. Insieme alla Notte della Taranta, il Wave Festival, può rappresentare quel valore aggiunto per caratterizzare la nostra provincia come meta di un turismo, quello giovanile, dagli alti ritorni economici. Purtroppo però, le giunte di centro destra provinciali e comunali hanno deciso il futuro turistico del nostro territorio: Niente turismo di qualità per Lecce, niente turismo giovanile per il Salento; solo una incontrollata e strapaesana vendita a cielo aperto di servole e peluches made in China. Lettera firmata Arch. Sergio Ventura

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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