Sempre più nati da ovociti congelati

Congelare i propri gameti può diventare una concreta possibilità per rallentare l’orologio biologico e per proteggere il proprio potenziale riproduttivo

Di Lamberto Coppola (*) Prendo spunto dal recente comunicato stampa di Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei diritti” per affrontare l’attuale e dibattuto tema di questi giorni, vale a dire la “Preservazione della fertilità ed il congelamento degli ovociti”. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità nel nostro Paese dal 2005 sono nati 1170 bambini da ovociti congelati: un vero primato mondiale, arrivato forse perché noi italiani abbiamo dovuto fare di necessità virtù. La legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita ha infatti scatenato tante polemiche e penalizzato tanti centri italiani, cambiando nei fatti le prospettive di molte coppie in cerca di un figlio. Fino alla sentenza della Corte di Cassazione del 2009, non potendosi quindi più congelare gli embrioni, i ricercatori italiani sono riusciti ad affinare la tecnica del congelamento dei gameti femminili e comunque di far avere alle coppie il tanto desiderato bambino, metodica in cui l'Italia oggi è all'avanguardia: I primi successi risalgono però a tempi non sospetti: era infatti il 1997 quando nacque la prima bambina frutto del congelamento di un ovocita, poi fecondato direttamente attraverso l'iniezione di uno spermatozoo. Proprio in quell’occasione fummo noi salentini ad avere avuto per primi il privilegio di divulgare e valorizzare l’avvenimento assegnando il prestigioso “Premio Luigi Coppola – Città di Gallipoli” proprio alla ricercatrice italiana Eleonora Porcu che all’epoca ottenne questo brillante risultato. Congelare la cellula uovo consente infatti di superare i dilemmi etici posti dalla conservazione degli embrioni: l'ovocita è un gamete, come lo spermatozoo, e non una potenziale nuova vita messa in freezer. Oggi, al di là delle questioni di coscienza, gli studi scientifici e i dati che arrivano dai centri di fecondazione assistita fanno comprendere come la strada sia stata ormai imboccata con convinzione. Il nostro Paese continua a essere uno di quelli con il maggior numero di nuovi nati da ovociti congelati, e tutti i dati dimostrano che si tratta di una tecnica sicura. Esistono due metodi: 1) Il metodo classico di congelamento degli ovociti, detto anche congelamento lento, consiste nel sottoporre gli ovociti a limitate variazioni di temperatura ed a basse concentrazioni di crioprotettotori (sostanze che proteggono la cellula dal freddo). Mediante apposite apparecchiature, la temperatura viene diminuita lentamente fino a -40° , limite al di sotto del quale non si formano più cristalli di ghiaccio e la temperatura viene poi diminuita rapidamente fino a quella dell'azoto liquido (-196°). A tale temperature non vi è più energia sufficiente a svolgere qualsiasi attività fisiologica e le cellule possono persistere in questa condizione per diverso tempo. Questo metodo, che è molto efficace per il congelamento degli embrioni, non è risultato altrettanto valido per gli ovociti. Infatti le percentuali di sopravvivenza degli ovociti di buona qualità, con questa metodologia, sono basse: pari all'incirca al 75% e con una percentuale di gravidanza variabile dal 11% al 24% (Chen et al., 2005; Konc et al 2008). 2) Recentemente in Italia, ma anche nel resto del mondo, sono stati condotti molti studi sull'utilizzo di una nuova metodica di congelamento denominata vitrificazione (prende il nome dall'aspetto simile al vetro che assume il materiale biologico sottoposta a questa procedura). Questa procedura sembra invece dare buoni risultati. La vitrificazione è una metodica di congelamento degli ovociti in cui questi ultimi vengono sottoposti ad un abbassamento ultrarapido della temperatura, molto più veloce del congelamento lento, al fine di evitare la formazione di cristalli di ghiaccio, sia all'interno sia all'esterno dell'ovocita. Prima della riduzione ultrarapida della temperatura, gli ovociti vengono trattati con soluzioni di crioprotettori a concentrazioni molto elevate, anche 4- 5 volte superiore a quelle usate per il congelamento lento, al fine di disidratare molto rapidamente l'ovocita ed evitare, anche in questo caso, la formazione di cristalli di ghiaccio. In Italia, con la vitrificazione sono state riportate percentuali di sopravvivenza pari al 99%, percentuali di fertilizzazione del 92%, di gravidanza del 32.5% e di impianto del 13.2% Recenti studi hanno dimostrato che la vitrificazione riduce i danni agli ovociti congelati, non limitando le potenzialità di fertilizzazione e d'impianto del futuro embrione. Ma quali sono le tre buone ragioni per cui una donna può desiderare di congelare i propri ovociti? • Il primo motivo è quando deve sottoporsi a radioterapie o a chemioterapie che la renderanno sterile; • il secondo perché sa di avviarsi prima del tempo, per diversi motivi, a un esaurimento ovarico (menopausa precoce) e vuole conservare il proprio potenziale riproduttivo per usarlo successivamente; • il terzo motivo quando desidera semplicemente spostare nel tempo la propria maternità, conservando le migliori possibilità di successo. Oggi si può quindi fermare dunque l’orologio biologico? Non c’è alcun dubbio! Infatti procedere in questa strada porta con sé le ovvie conseguenze di spostare nel tempo il progetto di formare una famiglia nelle coppie oggi sempre più impegnate nella propria realizzazione professionale. Spesso, infatti, solo quando il percorso professionale è avviato e consolidato ci si può permettere il “lusso di desiderare dei figli”. Nella nostra specie però la fertilità è una finestra che si apre presto nel corso della vita e che altrettanto presto si richiude. Se questo non bastasse si può anche chiudere in anticipo per molte ragioni note, come malattie e interventi chirurgici, o per ragioni che restano sconosciute. La possibilità di congelare e conservare per lungo tempo i gameti sia maschili che femminili viene oggi definita “Social eggs freezing” e può consentire di avviare in un secondo momento un percorso riproduttivo, specie in quelle coppie che sanno che la propria finestra sta per chiudersi precocemente. L’apice della capacità procreativa si raggiunge intorno ai vent’anni e dopo comincia inesorabilmente a diminuire: così, quando arriva il momento socialmente più adatto per avere figli, arriva anche la “punizione biologica” e ci si accorge che il progetto non si può realizzare come era stato pensato e desiderato. Ciò vale anche per l’uomo. Lo dimostra uno studio statistico comparso su Fertility and Sterilility nel Maggio 2006, nel quale sono stati analizzati i dati dell’età paterna di 1938 coppie sottoposte a fecondazione artificiale per sola indicazione tubarica, vale a dire casi in cui tutti gli altri fattori di sterilità, compreso appunto quello maschile, erano stati esclusi. Premessa quindi la normalità del liquido seminale, questo studio retrospettivo non solo ha confermato l’influenza negativa dell’età nella donna, ma ha dimostrato anche un netto aumento di fallimento riproduttivo nelle coppie con partner maschile “over 40” rispetto a quelle in cui l’età paterna era inferiore a 30 anni. Tale differenza si è dimostrata maggiormente evidente quando anche l’età femminile superava i 35 anni. Teoricamente quindi, sulla base dei suddetti dati statistici, possiamo desumere che anche nell’uomo l’età potrebbe interferire con la fertilità; ad oggi però manca la ricerca scientifica di base che lo documenti. Non sono infatti completamente noti i meccanismi che regolano il potere fecondante del maschio, per cui risulta ancora difficile stabilire i criteri entro i quali confinarne la fertilità. Secondo gli studi del nostro gruppo il parametro che maggiormente si altera con l’avanzare dell’età dell’ uomo è l’integrità del DNA degli spermatozoi. Concludendo, in accordo con il mio amico Andrea Borini, ritengo che, pur essendo difficile stabilire se costruire una famiglia sia un vero e proprio diritto umano, è certamente vero che la procreazione e la perpetuazione della specie sono aspetti fondamentale della vita. Congelare i propri gameti – cioè le uova (ovociti) e gli spermatozoi – può diventare una concreta possibilità per rallentare l’orologio biologico e per proteggere il proprio potenziale riproduttivo dai rischi che alcune terapie, particolari interventi chirurgici e alcune malattie comportano. (*) Prof. Lamberto Coppola Andrologo – Ginecologo – Sessuologo Direttore Sanitario dei Centri Integrati di Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed (Nardò) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma). Direttore Scientifico del Centro di PMA, Casa di Cura Salus (Brindisi) Responsabile dell'Ambulatorio Territoriale di Terapia dell'Infertilità di Coppia ASL Le1 – Nardò (Le)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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