La Colacem prova a placare la protesta

L'azienda inoltra un comunicato rassicurante nel quale si rende disponibile a qualsiasi tipo di chiarimento

Tante sono state le proteste, nei giorni passati, da parte dei produttori agricoli e altrettante le perplessità sollevate dai cittadini circa la possibilità che la Colacem cominci a bruciare CDR nei suoi inceneritori di Galatina. La mobilitazione sembra aver dato i suoi frutti dal momento in cui, in Provincia, la Commissione Ambiente discuterà a giorni del tema, e addirittura la stessa Colacem cerca di correre ai ripari con un comunicato rasserenante. Nessun nuovo inceneritore, fa sapere l'azienda. Questa è la novità, e forse neanche tanto, visto che il nodo della questione non è tanto legato alla costruzione di un'ulteriore struttura, quanto al materiale da bruciare. Eppure la Colacem è pronta a dimostrare, a suon di carte e documentazioni varie, che non si corre nessun pericolo. Anzi. “La richiesta avanzata da Colacem – si legge nel comunicato – è finalizzata unicamente ad avere la possibilità di sostituire parzialmente il pet-coke con il C.D.R. (Combustibile Derivato da Rifiuti). L’impiego di tale combustibile alternativo, che viene prodotto in impianti specializzati e sottoposto a controlli rigorosissimi, non comporta nella cementeria impatti emissivi aggiuntivi. Anzi, l’impatto ambientale complessivo è ampiamente favorevole, come chiaramente dimostrato nella documentazione, allegata alla richiesta di autorizzazione, che fa riferimento non solo a considerazioni puramente teoriche, ma anche ad esperienze analoghe in essere sia in Italia (anche in Colacem) che all’Estero con risultati estremamente positivi”. Questo il tentativo della Colacem di infondere tranquillità nella popolazione, adducendo, per di più, che tale cambio porterà sicuramente vantaggi al territorio. Dall'altra parte, ricordino la Colacem insieme alla Provincia di Lecce, che i cittadini di Galatina ,Soleto, Sogliano Cavour, Corigliano d'Otranto e Cutrofiano soffrono, da qualche tempo, un aumento sensibile di neoplasie da inquinamento. Dire CDR, inoltre, non dà nessuna garanzia. Di che tipo di CDR si tratta? Da dove viene? Come viene trattato? La Colacem si è detta, comunque, a completa disposizione per fornire eventuali chiarimenti “atti a correggere una informazione involontariamente distorta che, purtroppo, però, crea allarme e disorientamento nella popolazione”. Si sa, ognuno tira l'acqua al suo mulino. O al suo inceneritore?

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