Gasdotto Igi. Entro il 2013

DAL SOLE 24 ORE SUD. Otranto. Per il via ai lavori mancano i “via libera” del governo turco e greco e la ratifica dell'accordo tra la società e l'Azerbaijan

OTRANTO – Dovrebbero partire entro il 2013 i lavori per la realizzazione del metanodotto Igi Otranto-Grecia per l'approvvigionamento energetico italiano ed europeo da gas naturale. Sono questi i termini previsti, salvo intoppi, per la costruzione dell'arteria del gas che fa capo alla joint venture “Igi Poseidon S.A.” costituita da Edison e dalla società statale greca Depa, e che collegherà l'Italia alla Grecia ed alla Turchia. Il gasdotto Poseidon costituirà pertanto l'anello di congiunzione della rete italiana del gas ad una più ampia rete del gas internazionale. Permetterà all'Italia ed all'Europa di raggiungere il gas prodotto nelle zone più disparate di un ampio bacino continentale, che abbraccia il centro dell'Asia, il Mar Nero, il Caucaso, la Persia e l'Iraq, dove vi è il 20% delle riserve mondiali di gas, ma nessun collegamento indipendente con i consumatori europei. Il progetto Igi è stato definito “Project of european interest” (progetto di interesse europeo) dall'Unione Europea. Il sito scelto in Italia, per via della sua posizione strategica, è indicato al largo di Otranto. E qui presto arriveranno le ruspe, dopo l’ok alla realizzazione del progetto siglato lo scorso 2 maggio dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il “a osta” del ministero è il passaggio finale per la realizzazione dell'infrastruttura che trasporterà 8-10 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. Dell'intero quantitativo, secondo gli accordi circa l'80% spetta al gruppo Edison per 25 anni. Entro fine 2011 l'Azerbaijan, che è il paese fornitore di gas per l'Igi, deciderà sulla vendita per il Campo Shah Deniz 2. Il gasdotto Igi è infatti la parte finale del tratto più lungo (Itgi) che parte dalla Turchia. Una infrastruttura strategica per il rifornimento di energia che il sindaco di Otranto Luciano Cariddi e soprattutto i cittadini hanno accettato “con responsabilità”, come lo stesso primo cittadino ha precisato, nella consapevolezza che si tratti di un’opera di pubblico interesse. E' stata una decisione non semplice, preceduta da continui incontri tra l'Amministrazione e la cittadinanza, finalizzati all'approfondimento della questione ed alla consultazione popolare. Il via libera da parte del Ministero dello Sviluppo Economico è giunto lo scorso 2 maggio; nell'agosto 2010 si era già espresso favorevolmente il Ministero dell'Ambiente, che aveva giudicato il progetto compatibile con il territorio. Ma perché la costruzione del gasdotto sia effettivamente avviata mancano ancora i “via libera” da parte del governo turco e di quello greco e soprattutto manca la ratifica dell'accordo commerciale tra la società titolare del progetto e l'Azerbaijan, il paese fornitore di gas. “Prevedo tempi lunghi – ha commentato Cariddi -; noi abbiamo comunque fatto la nostra parte”. Per quanto di propria competenza, infatti, il Comune di Otranto, al fine di garantire la massima sicurezza ed il rispetto del territorio, ha posto delle condizioni alla realizzazione del metanodotto. La principale è quella relativa alla collocazione della cabina di misurazione, che si è configurata da subito come una criticità nell’idea progettuale. In sede di conferenza dei servizi l'Amministrazione ha dunque chiesto che venisse posizionata in un sito diverso da quello previsto dal progetto e cioè sulla litoranea Otranto-Porto Badisco, fuori dal parco naturale regionale “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”. Come gestirà il Comune di Otranto l'aspetto della sicurezza dell'impianto? “Ci hanno assicurato – risponde Cariddi – che l’infrastruttura funzionerà per compartimenti stagni e che il tratto dalla condotta che ricade nel territorio idruntino sarà indipendente da quelli ricadenti nei territori greco e turco”. Significa che in caso di malfunzionamento dell'impianto per la parte che non ricade nel territorio idruntino, i cittadini e l'ambiente salentini non dovrebbero subire conseguenze. Se si dovessero verificare malfunzionamenti, danneggiamenti o addirittura attentati nei tratti che ricadono entro i confini esteri, il tratto di pertinenza italiana sarà in grado di isolarsi dal totale dell'impianto. In pratica ad Otranto spetterà vigilare sulla parte che ricadrà nel suo territorio. “Ciò che succederà oltre i nostri confini – garantisce il sindaco – non rappresenterà una minaccia per noi”. Il Sole 24 Ore Sud 22 giugno 2011

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!