Prelievo d’acqua per suo irriguo. Coldiretti chiama in causa la Regione

Lecce. Coldiretti chiede una conferenza di servizio per chiarire, alla presenza dei vertici regionali, ciò che gli agricoltori sono autorizzati a fare

LECCE – La situazione di incertezza che si è determinata a seguito del passaggio alle Province delle competenze relative alle autorizzazioni delle concessioni per il prelievo dai pozzi dell’acqua per l’irrigazione sta determinando grande preoccupazione tra gli agricoltori e corre il rischio di sfociare in sollevazione popolare o in una crescita dell’abusivismo e dell’illegalità. A lanciare l'allarme è la Coldiretti di Lecce che ha chiamato in causa Dario Stefano, assessore regionale alle Risorse agroalimentari e Fabiano Amati, assessore ai Lavori Pubblici. Coldiretti, per le implicazioni che ne derivano in ordine alla tenuta economica e sociale del settore, osserva il presidente Pantaleo Piccinno in una lettera inviata ai rappresentanti regionali, “ritiene indispensabile la convocazione urgente di una conferenza di servizio che veda la presenza di tutti gli interlocutori interessati finalizzata alla ricerca di una soluzione non più derogabile. Ci preme sottolineare – prosegue Piccinno – che ci troviamo dinanzi ad una vicenda che coinvolge migliaia di aziende nella sola provincia di Lecce, che oggi manifestano il dubbio se continuare la produzione di beni agroalimentari che generano ricchezza e occupazione nel territorio provinciale”. “Crediamo che la Provincia di Lecce, in virtù dei dati sulla disoccupazione recentemente pubblicati dall’Istat non possa permettersi errori e compromissioni in relazione ad una attività che in questo momento mostra segnali di ripresa, soprattutto in termini occupazionali. Vi è altresì da considerare l’aspetto inibente che genera tale incertezza sull’avanzamento della spesa del piano di sviluppo rurale per tutte quelle aziende che risultano aver ottenuto l’approvazione del piano di miglioramento aziendale e non possono procedere in quanto non dispongono formalmente in termini assoluti della disponibilità dell’acqua”.

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