Amministrative 2012. Regione Salento sfodera gli spot

Lecce. Tre messaggi pubblicitari da circa 30 secondi l’uno ribadiscono le ragioni del Movimento. Che, nato senza ambizioni elettorali, come riferì il presidente Pagliaro, ora punta al Palazzo con cinque liste civiche

LECCE – Appena sei mesi fa, Paolo Pagliaro, editore di Mixer Media e presidente del Movimento Regione Salento, dimostrando una notevole dimestichezza coi tempi della politica, dichiarava in un suo comunicato: “Il Movimento non è un partito e non ha ambizioni elettorali alle Amministrative”. Il tempo passa in fretta, non c'è che dire; ma se chi governa questo Paese ha dimostrato di poter proclamare e smentire la medesima affermazione nell'arco di poche ore, con Pagliaro siamo di fronte a margini più che prudenti. Da quelle parole ad oggi, la parabola dei secessionisti di casa nostra ha attraversato una rigida invernata marcata soprattutto dalla bocciatura della Cassazione alla richiesta di referendum e dall'epica battaglia contro le frequenze di Radio Padania. Poi, finalmente la primavera; e con la primavera, si sa, rinascono un po' le aspettative, le ambizioni. Così, il 5 maggio (data da ritenersi casuale?) da Telerama arriva la notizia: “E’ pronta una federazione di cinque liste civiche per vincere la partita”. La posta in palio, come solo i più arditi avevano osato immaginare, è il Comune di Lecce. Per essere competitivo nella tornata elettorale del 2012, il Movimento Regione Salento si esercita, allora, rincarando la dose contro Bari, la Regione Puglia e “la politica degli sprechi”. Proposte, proteste e aspirazioni sono magistralmente racchiuse, da ieri, in tre spot, da poco più di 30 secondi ognuno, disponibili su Youtube o, per chi lo volesse, sul sito web ufficiale del movimento. Analizzando i tre video, e sorvolando per un momento sui contenuti, si possono apprezzare degli elementi comuni. L'atmosfera ricorda l'enfasi tipica del riscaldamento pre-partita. La musica, lontana parente della colonna sonora de “Il Gladiatore”, è quella buona per caricare con le giuste motivazioni agonistiche lo spettatore. La voce fuori campo è corposa e decisamente adatta ad un trailer cinematografico. La grafica rimanda costantemente ad un sole con rispettivo fascio di luce e le immagini sono filtrate, da manuale della tecnica pubblicitaria, con il colore azzurro marino del simbolo. Dei tre elementi notoriamente associati al Salento, quindi, gli spot possono vantare la presenza di sole e mare, ma rimangono orfani del vento. Contenuti e slogan non ci riservano nessuna novità rispetto alla linea seguita fino ad ora. Ritroviamo il federalismo e con lui “il progetto riformista della nuova Italia”: alcune grandi regioni suddivise in nord e sud, poi la Ciociaria, il Principato di Salerno e l'Insubria, per citarne alcune. Una riforma indubbiamente ambiziosa. Una serie di obiettivi politici, messi graficamente in evidenza, da combattere con veemenza: “Basta sprechi, carrozzoni e stipendi da capogiro”; “Contro i compromessi, la politica clientelare, gli sprechi e i privilegi”; e poi il punto cardine: no a Bari col Bari-centrismo. L'uso del lessico ricorda vecchie e più importanti campagne elettorali: esortativi come “Raddrizziamo la schiena” fanno tornare alla mente il più celebre “Rialzati, Italia!” berlusconiano. Ritornano i già citati “raggiri e ceffoni” dei quali il Salento sarebbe vittima. L'idea che passa, astraendoci dalla realtà e facendoci un'idea esclusivamente da frasi tipo “siamo stanchi di essere cittadini elemosinanti”, è quella di un popolo vessato, messo da parte. E più che l'inefficienza dei nostri politici, il messaggio, forse involontariamente, sottolinea l'incapacità, da parte dei salentini, di esprimere un voto sensato e vagamente utile in ambito regionale. Comunque, “scurdammoce 'o passato”: dalle prossime elezioni amministrative leccesi, ci sarà il Movimento di Paolo Pagliaro trasfigurato in forma di cinque liste civiche. E così, ritornando a quel cinque maggio, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Salento, i salentini di razza cercheranno la loro rivincita. Se ci riusciranno o meno, agli elettori leccesi l'ardua sentenza.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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