Vento che parli con voce leggera di foglie

LA STORIA DELLA DOMENICA. Verona. Alberi, foglie, la natura. Colori accesi che stridono, simil negativi di fotografie. Mitologia, origini, ricerca tecnica. E’ “Arbor solis”, la personale di Fernando De Filippi, artista leccese, alla Galleria dell’Accademia fino al 16 giugno

VERONA – Per un ventennio è stato docente e direttore dell’Accademia di Brera a Milano. Fernando De Filippi, una vita artistica composita che parte da una figuratività postinformale ed attraversa gli anni Sessanta e Settanta snocciolandosi in una produzione che tocca i generi della pittura, del video, della performance, ma anche la scrittura e la fotografia.

Arbor solis

Parte della sua produzione è in mostra, in questi giorni, presso la Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Verona, che dirige dal 2009, dopo aver lasciato Brera. La mostra personale, “Arbor solis”, inaugurata il 20 maggio per chiudersi il 16 giugno. Esperienze multisensoriali, diverse tra loro eppure complementari; senza anche solo una di esse il percorso dell’artista non sarebbe completo, né reale, né renderebbe giustizia all’infinito, ed ancora in itinere, percorso di ricerca. Che è fatto di sperimentazione tecnica ma anche ideologica. Che non si chiude nelle stretto spazio di uno studio d’artista, ma apre le finestre, esce fuori e si fa influenzare, contagiare, insaporire dalla storia che scorre al di fuori di quello studio. Così si spiegano le opere dedicate a Lenin, così quelle storicamente collocate.

Arbor solis 1

E terminata l’ideologia, terminate le battaglie in nome dell’ideale, ecco ritornare anche le modalità artistiche proprie degli anni Ottanta e Novanta. Ed ecco ritornare il figurativo che trae ispirazione dalla natura. Ecco gli alberi. Le foglie che si muovono sospinte dal vento, che è quasi possibile sentirne il fruscio. Le vedi in controluce, queste creature della natura, le vedi stagliarsi su uno sfondo indefinito, ne vedi le tracce che esse hanno lasciato su una pellicola fotografica impressionata quasi per caso.

Arbor solis 2

E’ il tempo anche dei colori accesi, quasi di ispirazione Pop, che contrastano tra loro, che creano dissonanze, che stridono eppure non potrebbero essere che così come sono. E poi le scritte, una sorta di appunti, di ricordi buttati lì, catturati nell’attimo in cui hanno transitato, per non perderli per sempre. Appunti su fotografie di alberi. Quasi un saluto impresso sulla cartolina di un viaggio. Che non è mai solo un viaggio – fisico- all’esterno di sé, ma è invece sempre anche un viaggio interiore, alla scoperta, o riscoperta del mito, della propria origine, del Mediterraneo che scorre nel sangue.

Arbor solis 3

In mostra, a Verona, ci sono proprio i suoi alberi. Quella natura che pullula di vita, che ricerca il mito e la metafora, che si fa simbolo continuo di vita.

Arbor solis 4

Ecco che cosa scrive la critica d’arte Vittoria Coen della personale di Verona: “L’albero è qui, come per De Filippi “immagine del mondo”, nell’unità dell’elemento biologico, nella complessità articolata delle sue parti, nella sapiente organicità di questa complessità, nell’armonia dei suoi ritmi interni. L’albero tende infatti all’alto, è questa la sua vocazione naturale, ognuno secondo le leggi della sua specie, non per una sorta di ambiziosa aspirazione ad un universale astratto in contrapposizione mistica dello spirito della natura. Nel fermo immanentismo di Klee come nella concezione di De Filippi, è qui e ora che si giocano le sorti del vivere, e, per fortuna, in questo gioco, è la bellezza ad avere la sua parte”.

Fernando De Filippi

// Fernando De Filippi Direttore dell’Accademia di Brera prima, dell’Accademia di Verona poi. Fernando De Filippi, leccese classe 1940, è un artista a tutto tondo. Ammesso ad appena undici anni ai corsi di Pittura della scuola media annessa all’Istituto d’Arte di Lecce, da allora non abbandonerà più quell’arte. Sempre a Lecce, la sua città natale, vive da giovanissimo l’esperienza della bottega. Dopo aver conseguito il diploma di maestro d’arte, nel settembre del 1959 si trasferisce in un primo tempo a Parigi stabilendosi poi definitivamente a Milano, dove si iscrive all’ Accademia di Belle Arti diplomandosi nel 1964. Quell’Accademia, come detto, la dirigerà dal 1991 al 2009, quando poi andrà a Verona, dove si trova tuttora.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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