Tecnova. Il Riesame annulla l’accusa di riduzione in schiavitù

Lecce. La detenzione è stata tramutata in arresti domiciliari. Permangono le accuse di estorsione, favoreggiamento della condizione di clandestinità e truffa aggravata ai danni dello Stato

LECCE – C’è un nuovo capitolo giudiziario nell’inchiesta relativa al fotovoltaico e all’azienda Tecnova. Il Tribunale del Riesame di Lecce, infatti, ha anato l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione e mantenimento in schiavitù nei confronti dei 15 indagati destinatari, lo scorso 20 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nove persone, fra soci, amministratori e capocantiere della società italo-spagnola, furono arrestate dagli agenti della della Squadra mobile di Lecce. Francisco Josè Luque Jimenez, irreperibile al momento del blitz, si è consegnato spontaneamente qualche giorno dopo ed è stato già scarcerato in base a un'ordinanza del gip. Per altri cinque, Luis Miguel Cardenas Castellanos, di 33 anni, nato a Manizales (Colombia); Laura Martin Garcia, di 32 anni, nata a Zamora (Spagna); Didier Gutierrez Canedo, nato a Morges (Spagna); Andres Felipe Higuera Castellanos, di 33 anni, nato in Colombia e Josè Fernando Martinez Bascunana, di 38 anni, nato a Cartagena e domiciliato a Brindisi, sarà emesso un mandato di cattura europeo. Il Riesame imprime dunque una brusca svolta all’inchiesta anando il capo d’imputazione più grave, concedendo di conseguenza gli arresti domiciliari alle sette persone ancora detenute in carcere (due segretarie della Tecnova erano già state rimesse in libertà dopo gli interrogatori di garanzia poiché era emerso che il loro ruolo all’interno della società era solo marginale). Bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni per comprendere come mai il collegio abbia deciso di procedere in tal senso. A carico degli indagati rimangono comunque in piedi le ipotesi di reato di estorsione, favoreggiamento della condizione di clandestinità di cittadini extracomunitari e truffa aggravata ai danni dello Stato. I responsabili della società italo-spagnola avrebbero assunto cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno e di aver favorito la loro permanenza irregolare nel territorio dello Stato occupandoli, in condizione di asservimento alle dipendenze della società. Nell’ambito della stessa inchiesta sono state inoltre sottoposte a sequestro preventivo le quote sociali, l'intero compendio aziendale e tutte le attrezzature, i materiali e i mezzi riconducibili alla società. 20 aprile 2011 Caso Tecnova. Riduzione in schiavitù: 15 arresti BRINDISI – Associazione per delinquere finalizzata alla riduzione e mantenimento in schiavitù, estorsione, favoreggiamento della condizione di clandestinità di cittadini extracomunitari e truffa aggravata ai danni dello Stato. Per questi reati, all’alba di oggi gli uomini della Squadra mobile di Lecce hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con contestuale decreto di sequestro preventivo, nei confronti di 15 persone in tutto, di cui sei sono al momento irreperibili. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Lecce, su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e della Procura della Repubblica di Brindisi ed ha riguardato cinque cittadini spagnoli, due colombiani, un cittadino ghanese, una cubana ed un marocchino, soci, amministratori, e capicantiere della società italo-spagnola Tecnova, che si occupa di impianti fotovoltaici con sede a Brindisi. Gli arrestati sono considerati responsabili di avere assunto cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno e di aver favorito la loro permanenza irregolare nel territorio dello Stato occupandoli, in condizione di asservimento alle dipendenze della società. Sono state inoltre sottoposte a sequestro preventivo le quote sociali, l’intero compendio aziendale e tutte le attrezzature, i materiali e i mezzi riconducibili alla società. Con lo stesso provvedimento, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brindisi, a conclusione di attività di indagine condotta con quella Procura della Repubblica e con la DDA di Lecce ha eseguito cinque provvedimenti custodiali a carico di altrettante persone. // I nomi Sono finiti in manette: Marco Damiano Bagnulo, di 22 anni, di Brindisi; Anna Maria Bonetti, di 27 anni, di Putignano; Manuela Costabile, di 25 anni, di Brindisi; Cosima De Michele, 57 anni, di Brindisi; Martin Denowebu, 34 anni, nato in Ghana e residente a Lecce; Veronica Yanette Guibert Alonso, 34 anni, nata a Marianao (Cuba); Luiz Manuel Gutierrez Nunez, di 38 anni, nato a Cacabelos-Leon (Spagna); Brahim Lebhihe, di 26 anni, nato in Marocco; Tatiana Tedesco, di 26 anni, di Brindisi. Gli irreperibili sono: Luis Miguel Cardenas Castellanos, di 33 anni, nato a Manizales (Colombia); Laura Martin Garcia, di 32 anni, nata a Zamora (Spagna); Didier Gutierrez Canedo, nato a Morges (Spagna); Andres Felipe Higuera Castellanos, di 33 anni, nato in Colombia; Francisco Josè Luque Jimenez, di 35 anni; Josè Fernando Martinez Bascunana, di 38 anni, nato a Cartagena e domiciliato a Brindisi. 5 aprile 2011 Caso Tecnova. Il presidio rientra LECCE – Otto giorni e poi i lavoratori sfruttati nel fotovoltaico dall’azienda Tecnova dovrebbero vedersi riconosciute le mensilità arretrate. Sono le notizie di stamattina, in seguito al vertice che si è svolto in Prefettura, non programmato, resosi necessario dopo la notte trascorsa per strada su via XXV Luglio dagli immigrati in protesta. Il presidio è stato sciolto in seguito alla promessa di un immediato pagamento; hanno detto, tre giorni lavorativi per tutti quegli operai la cui posizione economica verrà definita nel corso del tavolo tecnico convocato per giovedì presso Confindustria. E’ stato il sindaco di Lecce Paolo Perrone a dare la notizia, stamattina, al termine del vertice cui hanno preso parte, oltre al prefetto Mario Tafaro, anche le sigle sindacali, le forze di polizia ed una rappresentanza di lavoratori. Al primo cittadino è stata strappata la promessa di cercare una soluzione all'emergenza abitativa degli extracomunitari. Stanotte, a dormire sull'asfalto, erano in 73. Non sono tutti senza casa, ma sono la maggior parte. Molti, inoltre, hanno seri problemi a garantire ai propri figli il nutrimento quotidiano. Perrone ha promesso che cerherà una soluzione. Pur non dicendo entro quando. I tempi stringono, comunque. Ed intanto, sull'altro fronte, ben meno urgente ma altrettanto importante, quello dello sfruttamento dei lavoratori, la Cgil ha fatto sapere che aiuterà gli operai nell'azione legale (è infatti necessario che ogni singolo lavoratore ne intranrenda una nei confronti dell'aziend). Ha già in mente di costituirsi parte civile nei processi che ne seguiranno. 4 aprile 2011 Caso Tecnova. Un Fondo europeo LECCE – Momenti di tensione questa mattina al termine del vertice che si è tenuto in Prefettura a Lecce per discutere il destino delle centinaia di lavoratori immigrati impiegati nei cantieri del fotovoltaico alle dipendenze della ditta Tecnova s.r.l., che da mesi attendono di essere retribuiti. Nonostante le rassicurazioni di sindacati e istituzioni, che hanno prospettato una soluzione a breve termine della questione, i lavoratori, ormai esasperati dai continui rinvii e da una situazione sempre più drammatica, hanno deciso di protestare occupando il tratto di via XXV Luglio in corrispondenza della Prefettura. La protesta, comunque pacifica, si è protratta per circa un’ora, creando non pochi problemi alla circolazione e al traffico. Un gesto, hanno spiegato i lavoratori, dettato dalla precisa intenzione di voler inviare un segnale forte a tutta la cittadinanza. Loro, gli “sfruttati del fotovoltaico”, chiedono il pagamento immediato degli stipendi per far fronte alle spese di ogni giorno. Un nuovo incontro, intanto, è previsto per giovedì prossimo. In tale data dovrebbero essere esaminate le posizioni di ogni singolo lavoratore, poi, entro la settimana seguente, si provvederà a saldare gli arretrati degli operai in regola attraverso il ricorso a un Fondo europeo. 30 marzo 2011 Immigrati Tecnova. 200 in protesta LECCE – In oltre duecento hanno manifestato per le vie del centro storico, poi si sono radunati fin sotto Palazzo dei Celestini per chiedere giustizia e che gli sia riconosciuto ciò che gli spetta. La maggior parte di loro arriva dall’Africa: Sudan, Kenya, Etiopia e Senegal, attirati qui nel Salento dalla chimera di un lavoro regolare e la speranza di un futuro migliore. Hanno spiegato le loro ragioni, con una calma e una dignità davvero invidiabili, anche al presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone.

protesta Tecnova Lecce

A turno hanno chiesto la parola per raccontare la loro disperazione, la rabbia di chi ha lavorato per mesi come schiavo, con turni massacranti, senza ricevere alcun compenso. La Tecnova li ha sfruttati, presentando documenti falsi e contratti fasulli. La storia di Asad, trentenne keniota, è quella di tanti di loro. Da agosto al mese scorso ha lavorato per la Tecnova (di cui indossa ancora il gilet giallo e il casco protettivo da lavoro), del suo stipendio, però, nessuna traccia. “Io vivo in questa città ormai – commenta in un italiano quasi perfetto – credevo di aver trovato un lavoro che mi consentisse di costruire il mio futuro. Dove sono finiti i miei soldi? Come pago l’affitto e le bollette”? Domande cui è difficile dare risposte, Gabellone li ha invitati ad aver pazienza, ad attendere fino al lunedì, data in cui si terrà l'atteso incontro in Prefettura a Lecce, a cui avrebbe dovuto partecipare anche il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano. Al loro fianco continua ad esserci la Ugl, il sindacato che dall’inizio li ha seguiti. La loro pazienza, però, sta davvero per finire. 24 marzo 2011 Fotovoltaico. Quando il lavoro è un inferno LECCE – Decine di esposti sul tavolo della procura di Bari. Raccontano la storia di decine di stranieri impiegati da un'azienda spagnola, la Tecnova, che sta costruendo tra Brindisi e Lecce. Gli immigrati si fanno coraggio a vicenda e allora decidono, uno dopo l’altro, di chiedere di vedere rispettati i propri diritti di lavoratori. Negli scorsi mesi sono arrivati a centinaia per lavorare non più nei campi di pomodoro o di arance, ma nella costruzione di impianti fotovoltaici. Sommano, montano, collocano pannelli in silicio. Il nuovo business. Energia pulita che sfrutta il sole e sfrutta poveri disperati costretti a condizioni di lavoro intollerabili sotto la minaccia del licenziamento: 12 ore lavorative al giorno, a volte anche 24 consecutive. Chi si ammala o subisce incidenti viene licenziato. Firma buste paga fasulle, riceve un compenso nettamente inferiore. A gennaio il primo esposto presentato alla Procura della Repubblica di Lecce. A febbraio il secondo. Martedì la protesta dei lavoratori davanti al cantiere brindisino di San Pancrazio, ieri davanti ai commissariati di Taurisano e Galatina. Le denunce si moltiplicano. L’indagine è seguita direttamente da Cataldo Motta, procuratore capo della Repubblica di Lecce.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!