‘Sei gay’. Niente patente

Brindisi. Cristian Fascina, 28enne, omosessuale, si è visto negare il rinnovo della patente dalla motorizzazione per “patologie che potrebbero risultare pregiudizio per la sicurezza della guida”

Di Andrea Gabellone BRINDISI. È successo ancora. Cristian Friscina, 28 anni, di Brindisi, si è visto negare il rinnovo della patente dalla motorizzazione della sua città. Le “patologie che potrebbero risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida”, che il medico ha riscontrato, sono riconducibili ai gusti sessuali di Cristian. A Cristian piacciono gli uomini, quindi non può più guidare. È psicofisicamente non idoneo. D'altronde, chissà quali assurdità potrebbe commettere un gay alla guida. Ci pensate? Ma poi, voi lo avete mai visto un omosessuale mentre guida? Io no; e comunque non è il caso di assumersi questo rischio. Anzi, anche troppa libertà viene loro concessa se possono usufruire dei mezzi pubblici. L'ha mica smentito nessuno che l'omosessualità può essere contagiosa… E già. Siamo messi male e, purtroppo, ben al di là della patente di Cristian. Di quanti secoli avrà bisogno questo Paese per venire fuori da questo ritardo medioevale? I radicali protestano, le associazioni insorgono, ma cambia poco. Non è più tempo di giustificarsi con le “sempreverdi” responsabilità politiche. D'altra parte, la Carfagna e il suo Ministero delle Pari Opportunità ci avevano anche provato a fare uno spot contro l'omofobia; peccato che lo slogan recitasse “Rifiuta l'omofobia, non essere tu quello diverso”. Di diversi, ci sono già loro. Questione di ruoli, avrà pensato il ministro. Niente, fra slogan infelici e barzellette di infima categoria, al Governo proprio non ce la fanno. Responsabilità della Chiesa, allora? Se le sacre scritture, più di 2.000 anni fa, definivano l'omosessualità un abominio e, ad oggi, l'idea è ancora la stessa, non sarà proprio esente da colpe. Ma non si può continuare a ricercare il colpevole. Ci vuole consapevolezza, soprattutto quando si hanno responsabilità sulla vita di una persona. Per quanto riguarda i diritti dei gay, nel cosiddetto “mondo civile”, siamo il fanalino di coda. Lezioni di civiltà ci sono arrivate da ogni parte del pianeta. Il 5 maggio, a Rio de Janeiro, in Brasile, il Supremo Tribunal Federal, la massima autorità giudiziaria nel Paese, ha sancito, alla fine di un dibattito storico, la concessione dell’unione civile per le coppie omosessuali. Nella difesa appassionata di un diritto sacrosanto, c'era l'avvocato Luis Roberto Barroso, che in un passaggio importante del suo lungo intervento ha detto qualcosa che è indispensabile riportare testualmente: “Questo è un pomeriggio storico per questo tribunale, perché rappresenta la possibilità di una virata, del superamento di un preconcetto. Il mondo intero ci guarda ansioso di conoscere la decisione che ne verrà fuori. Non ho parole per descrivere il coraggio del governatore dello Stato di Rio de Janeiro, che ha proposto quest'azione correndo tutti i rischi politici per difendere una tesi: la tesi della difesa delle minoranze. E certamente, il governatore sapeva perfettamente, come nella bellissima frase di Amyr Klink, che “nella vita, il peggior naufragio è non partire”. E per combattere le ingiustizie, purtroppo per noi, bisogna prima imparare a riconoscerle.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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