Inps e qualità dell’amministrazione. Non è tutto rose e fiori

Lecce. Premiata per l’efficienza nell’ambito del Forum PA, l’Inps ha degli scheletri nell’armadio. Per esempio, il “benservito” ai 30 lavoratori dopo due anni di servizio. Toma (Nidil-Cgil): “Si rinnovino i contratti”

Di Andrea Gabellone LECCE – Il 9 maggio, la sede Inps di Lecce è stata premiata, nell'ambito del Forum PA, ricevendo il “Premio qualità pubbliche amministrazioni” direttamente dalle mani del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. L'efficacia nella risoluzione delle problematiche legate alla gestione e il miglioramento della qualità nel servizio sono state le basi di un successo che, troppo spesso, rimane avulso dal Meridione. Bene, quindi. Eppure c'è un “ma” ad inficiare quest'inatteso exploit. Dietro la riconosciuta efficienza dell'Istituto leccese si nasconde, infatti, un operato ambiguo e contraddittorio, che, per quanto ci si sforzi, non può corrispondere a quell'idea di “buona amministrazione” tanto agognata dal ministro Brunetta. Luca Toma, segretario generale provinciale della Nidil Cgil Lecce, spiega che al meritato premio hanno contribuito non solo tutti i dipendenti Inps della sede territoriale, ma anche quei 30 lavoratori, in gran parte giovani e laureati, somministrati all’Istituto di previdenza statale attraverso agenzie interinali, e che il 15 aprile sono stati definitivamente messi alla porta. Si tratta di lavoratori modello senza i quali difficilmente si sarebbe arrivati a raggiungere risultati così importanti. Che cosa è successo esattamente? Dopo oltre due anni di servizio, ai somministrati all'Inps è stato dato il benservito e, come se non bastasse, non potranno neanche sperare in un rinnovo di contratto; il decreto 78/2010, ora legge 122/2010, impone alle Pubbliche amministrazioni il taglio secco del 50% delle risorse impiegate per fare ricorso a forme di lavoro diverse dai contratti a tempo indeterminato. Diventa difficile, in questo modo, mantenere un livello di eccellenza. Se da una parte si premia, dall'altra si impedisce all'amministrazione pubblica di attestarsi come un buon servizio e, in più, si negano prospettive future a giovani lavoratori che hanno dimostrato sul campo le loro competenze. Potremmo, quindi, continuare sulla buona strada, ma non ci è dato farlo. “Intanto la Nidil Cgil – fa sapere Toma – che da tempo porta avanti questa difficile vertenza, ha chiesto la proroga dei contratti in scadenza e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro in somministrazione, attraverso la modifica del decreto 78/2010”. Un breve miraggio, dunque, quello della “buona amministrazione” leccese, che si vedrà costretta così a ritornare nei ranghi di quella mediocrità che, per volontà di qualcuno, continua a far tanto “Sud Italia”. Articolo correlato: L'Inps di Lecce? Di qualità

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