Le buche di destra e le buche di sinistra

Le prime elezioni dopo lo scandalo ‘Ruby’. Il malessere dei cittadini nel loro rapporto con le istituzioni. Le cose e le persone che “contano” alle Amministrative. Le necessità di rispettare il bene comune e di riprenderci la nostra dignità

Queste forse sono le elezioni amministrative più indigeste della storia della nostra Repubblica. Credo che la maggior parte dei cittadini chiamati ad esprimere la propria preferenza su chi dovrà rappresentarli sugli scranni dei loro Consigli comunali vivano un forte malessere nel rapporto personale tra se stessi e le Istituzioni. Sono le prime elezioni dopo lo scandalo ‘Ruby’: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è risultato essere al centro di un giro di prostitute di lusso, di cui alcune minorenni, che venivano ricambiate con soldi, gioielli, case. Tutti fondi provenienti da un conto privato che poi venivano versati in nero. Poi cariche pubbliche e candidature certe date in cambio di favori, spesso sessuali, altrettanto certi e provati. Avere un primo ministro che è lo zimbello degli altri capi di Stato mondiali e sentirsi, da italiani, gli zimbelli all’estero, non aiuta ad avere fiducia nella ‘cosa pubblica’. Perché di che cosa sia la cosa pubblica e il bene comune, si sono persi i confini e le certezze e i paletti. Poi la frase ricorrente è che alle amministrative ‘conta’ la ‘persona’, che deve essere in grado di tappare i buchi delle strade (grave problema nel Salento, come il traffico a Palermo di benigniana memoria). E le buche, mica sono di destra o di sinistra? Poi c’è chi per strappare la promessa di un voto fa il piccolo favore, qualcosa che è già in suo potere fare: togliere una multa con una raccomandazione ai vigili; pagare un pieno di benzina. Piccole cose, perché sono piccoli paesi, ma sono cose che contano, per chi vota la ‘persona’. Poi fa niente che quel piccolo favore elargito come esercizio di potere, da padrone a suddito, sia la dimostrazione provata che quella persona, che ‘conta’, e per questo la votiamo, ha fatto marcire le basi della democrazia, che sono le regole, e il rispetto delle regole, che sono il bene comune, gestito su delega del popolo e per il bene del popolo. Ma queste sono belle parole, forse, perché nei piccoli paesi conta la persona e, si sa, non c’è destra e non c’è sinistra. E siccome conta la persona, si vota chi ‘conta’, e con l’unico potere che abbiamo, il voto, votiamo chi pensiamo potrà avere, dopo, più potere e chi potrà volgere quel potere anche al nostro servizio. Per avere in cambio un ritorno. Poi lui, chi conta ed è al potere, faccia quel che vuole, l’importante è che ne dia un po’ a noi. Se Berlusconi è lì per aggiustarsi le carte nei processi, eludere il fisco, godersela con le prostitute, noi, come minimo, non dobbiamo essere da meno. Sennò siamo dei fessi. Noi, il popolo dei fessi che sicuramente non vota chi si offre di togliergli la multa e anzi la va a pagare e che se non ha i soldi per la benzina, va a piedi. Il rispetto del bene comune e della nostra dignità parte da qui.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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