Avviso ai naviganti: prezzi forza sette!

In calce alla partecipazione attiva degli aerei italiani alla guerra, o rivoluzione o sollevamento popolare, in corso in Libia contro il regime dittatoriale del colonnello Gheddafi, si precisa che, nell’ambito della missione, un’ora di volo costa da 40.000 a 70.000 euro e che sganciare un missile significa bruciare ulteriori 100.000 – 150.000 euro. Certamente, non noccioline, bensì roba da piccolo salasso per le già risicate finanze pubbliche, che, è bene ricordarlo, sono alimentate e sostenute non da Babbo Natale, ma dai cittadini (non a caso, si prospettano aumenti delle accise sulla benzina). Dalla guerra, alla pace (almeno apparente), dai costi per aerei e missili, ai prezzi degli articoli comuni. Come restare indifferenti e insensibili di fronte a cifre di listini pesanti alla stregua di bombe e razzi? Il guaio è, purtroppo, che se ne incontrano a ogni piè sospinto in tutti i campi. Banalissimo e fresco esempio, tratto da “Io donna”, magazine del Corriere della Sera, del 30 aprile 2011, nelle pagine pubblicitarie di articoli d’abbigliamento fa capolino l’immagine di una coppia di ragazzi, non sosia di William e Kate, solo normali adolescenti, in tenuta casual primaverile. Tuttavia, si pensi un poco: per lui, camicia in cotone € 230 e pantaloni € 327, per lei, invece, giacca e bermuda stampa fiori, rispettivamente € 740 e € 598. Anche per Pinocchio, il totale fa € 1.895. S’immagini, ora, che i “modelli” in questione siano entrambi figli della stessa famiglia, in cui a lavorare sia unicamente il papà, con uno stipendio mensile di € 1.500. Non ci sono parole. Sopra, intorno al dramma della Libia, voti di rapida conclusione del conflitto; qui, innanzi a questi prezzi, si deve per forza dire che Dio ce la mandi buona, senza dover auspicare il ritorno ad abiti fatti di tela di juta. Lecce, 30 aprile 2011 Rocco Boccadamo

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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