Alcol. In Puglia si inizia a 11 anni

Bari. Triste primato regionale. “Ma non ci sono fondi per prevenire il fenomeno” denuncia la presidente della sezione Appulo – Lucana della Società italiana di alcologia (Sia), Doda Renzetti

Sono gli undicenni i soggetti più a rischio di fronte al consumo di alcol. E in Puglia si registra un triste primato: quello del maggior numero di ragazzini – bevitori. Non si tratta però di consumo regolare e giornaliero, ma di “binge drinking”, ovvero del “bere per sballarsi”, mescolando da sei a più bicchieri di bevande alcoliche anche diverse tra loro. “Il fenomeno riguarda il 13,9% di soggetti di età compresa fra 11 e 15 anni – spiega il presidente della sezione Appulo – Lucana della Società italiana di alcologia (Sia) Doda Renzetti. Il 16,6% è nella fascia fra i 18 e i 24 anni. E la tendenza si fa ancora più allarmante se si pensa che anche le ragazze, con meno di 16 anni, si ubriacano sempre più spesso. In Puglia sono il 45% Interessante anche la correlazione fra abuso di alcol e infortuni sul luogo di lavoro (indagine condotta in numerose aziende, in collaborazione con Spesal e Inail). “Su 2339 soggetti sottoposti a questionario risulta che il 3,65 per cento dei lavoratori di sesso maschile presenta un bere definito 'problematico'. Il numero di infortuni fra chi beve è nettamente superiore: 41,1 per cento contro 35,4. Anche la durata della malattia è superiore fra i bevitori: 30,2 giorni contro 23,4 giorni”. Sono alcuni dei dati emersi nell'incontro che si svolto nell'aula della clinica medica “Murri” del Policlinico di Bari, in occasione della presentazione del mese della prevenzione alcologica. Durante la conferenza è stato spiegato che “in Puglia non ci sono fondi dedicati a prevenire l'alcolismo”. Manca, infatti, un osservatorio epidemiologico ad hoc e si denuncia la scarsa sensibilità locale per il problema dell’alcol. “Ci è capitato di chiedere collaborazione alle amministrazioni locali, ma non abbiamo avuto risposta” dice la Renzetti. L'affondo è di Mariateresa Salerno, coordinatrice del centro regionale di alcologia: “negli ultimi tempi ci sono stati finanziati solo due progetti da 50mila euro”. Ma ciò di cui c'è bisogno è formazione per la prevenzione piuttosto che singole iniziative non coordinate.

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