‘Traffici umani’. Come in un campo di concentramento

Reportage vincitore del premio “Michele Campione – giornalista di Puglia”

REPORTAGE. Manduria. Ritorno nella tendopoli. Dove i nomi degli immigrati diventano numeri. Ed i beni sono ammassati insieme, oggetti personali e soldi. Dove a è di nessuno. Ed i profughi chiedono solo di riavere la propria dignità

di Marilù Mastrogiovanni

MANDURIA – Husseim ha 25 anni, un padre e una madre ammalati a Tunisi e ora ha anche un numero. E’ la sua nuova identità. 843. Lui è un elettricista industriale diplomato, è anche un cuoco professionista, abituato a standard alti di igiene e sicurezza. Ma ora è solo ‘843’. La sua nuova identità gliel’hanno fornita all’entra al campo di Manduria. Serve per dire chi è.

I ragazzi con i numeri
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I ragazzi coi numeri: ogni migrante ne ha uno: è il loro codice, ma non corrisponde ad un’identità accertata, nessuno li ha identificati al loro arrivo Il campo è una distesa di tende di plastica azzurra che di ora in ora cresce. Si parla di un progetto che prevede oltre 4000 posti di capienza da raggiungere in pochi giorni. Si alza anche la recinzione, che fino a due giorni fa non superava un metro e 80 e si poteva buttare giù con una spallata e scavalcare con un energico colpo di reni. Sarà sormontata da filo spinato.

Coperte e materassi Manduria

Coperte e materassi: hanno passato la notte all’addiaccio Intanto i mille tunisini rimasti aspettano. Non hanno alcuna intenzione di fuggire. ‘Vogliamo sapere quale sarà il nostro destino, se saremo espulsi o no’. Ma nessuno li ha informati dei loro diritti. Al campo non c’è assistenza legale, non ci sono mediatori culturali, a tutti è vietato entrare. Arrivano a gruppi sparsi i politici del territorio: Salvatore Negro, capogruppo dell’Udc al consiglio regionale; Pierfelice Zazzera, deputato Idv. Rimangono al di qua dell’ingresso. Entrambi parlano di ‘campo di concentramento, in cui sono negati tutti i diritti umani’.

Liberty Manduria

Nessuno può entrare. Ma Med, l’amico tunisino che da 22 anni è in Italia, entra, si ‘camuffa’. E’ facile, nessuno chiede neanche il numero di identificazione. Entra e filma tutto: qualche bagno in condizioni pessime, qualche doccia che ha solo l’acqua fredda. Esce, è pallido, ma continua a parlare con i ragazzi, tutti poco più che ventenni, la linfa vitale della Tunisia.

Creakers Manduria

I creakers: è il pasto della giornata. fanno lo sciopero della fame (anche perché hanno distribuito una sorta di budino di riso che hanno rifiutato di mangiare) A lui e a Monia Denitto, mediatrice culturale che dal 2003 ha lavorato con il consiglio italiano per i rifugiati e che ora lavora col “progetto Libera”, della provincia di Lecce, aiutando con Ines Rielli decine di vittime della tratta a denunciare i trafficanti e ad avere la protezione ai sensi dell’articolo 18, ma che ora rischia di chiudere per sempre a causa di una Giunta provinciale avversa, di centrodestra, a lui e a Monia raccontano tutto.

gesso Manduria

Il ragazzo col gesso: il dito glielo ha rotto la polizia coi manganelli. Ma lui non aveva alcuna intenzione di fuggire o di far alcunché. Tant’è vero che è li fuori, in attesa di sapere quale sorte gli tocca Non tutti vogliono andare in Francia. Molti vogliono raggiungere i propri parenti a Parigi, ma molti di loro sono arrivati qui con il miraggio di un lavoro certo. Hanno pagato i trafficanti, 2000-3000 euro a testa, perché qui qualcuno ha promesso un lavoro. La promessa di un lavoro è arrivata con un contratto di lavoro che hanno pagato anche 10.000 dinari ad un’organizzazione di tunisini e italiani che sono andati in Tunisia con il contratto in mano, offrendo il pacchetto ‘all inclusive’ per arrivare in Italia.

acqua Manduria

La ‘doccia’ della giornata Qui poi l’organizzazione si è dileguata e ora son lì al campo ad aspettare. “Chi l’ha detto che hanno sfondato la recinzione e sono usciti fuori? Non è vero. E’ stata la polizia ad aprire i cancelli e a farli uscire. L’hanno fatta apposta. Io ero lì con loro, ho visto tutto. Tenevano lontano i giornalisti e hanno fatto vedere che sono stati loro a forzare la recinzione, ma non è così. La dimostrazione è che i ragazzi son qui ad aspettare”. A parlare è Daisy Adasha, presidente dell’associazione Cubani a Lecce, che da 20 fa la mediatrice culturale, chiamando tutti ‘figli’.

coperte e materassi 2 Manduria

Tranquillamente i migranti aspettano sotto gli alberi. In lontananza continuano i lavori per una grande recinzione del campo, che verrà sormontata dal filo spinato. Ma per chi? Nessuno ha intenzione di scappare Gianluca Nigro, dell’associazione Finibus Terrae distribuisce pane e formaggio e acqua: “Eccoli, qui sono i futuri braccianti di Rosarno, di Foggia, di Nardò. Tutti destinati ad ingrossare le fila del lavoro nero”. Intanto distribuisce casse d’acqua che rimangono fuori dalla zona militari, dove possono accedere i militari a cavallo per controllare che tutto sia tranquillo, ma che non riescono a vedere che all’interno del campo c’è anche chi cambia i soldi a nero: 100 dinari per 30 euro invece di 50, quale sarebbe il cambio regolare.

soldi Manduria

I migranti indicano una donna tunisina che, al contrario di tutte le altre, portate al Cara di Bari, è rimasta al campo e cambia i soldi in nero. Karim denuncia che all’arrivo al campo, oltre alle stringhe e alle cinte, hanno tolto anche tutti i beni di valore, i soldi. Li hanno tolti a tutti e li hanno messi in un sacco di plastica, tutti insieme. Come in un campo di concentramento. Lo racconta e piange. Non ha alcuna possibilità di riavere indietro le sue cose e i soldi. Gli è rimasto lo spazzolino da denti, il dentifricio, un lipstick. Li protegge come beni preziosi. “Rivoglio la mia dignità. Non voglio altro. Si tengano i soldi, si tengano tutto. Non voglio la carità, son venuto per lavorare. Ho diritto alla mia dignità”, lo ripete e lo ripete.

forze armate Manduria

I cavalli: grande spiegamento di forze: polizia, forestale, finanza, vigili del fuoco. In tutto 450 uomini La verità è che a Manduria si sta sperimentando una nuova realtà di accoglienza: non è un Cie non è un Cara, non è un Cpt. Si sta adibendo un campo col filo spinato in cui a breve molto probabilmente saranno stipati oltre 4000 migranti, senza predisporre per loro alcun servizio legale, di informazione socio-assistenziale. Dove ogni diritto fondamentale dell’uomo è negato. 4 aprile 2011 Traffici umani. In fuga dal campo di Manduria Sul molo di Taranto c’è chi minaccia il suicidio per impiccagione, con i lacci di scarpe che ancora gli sono rimasti. Desiste, i compagni di viaggio lo implorano in arabo. A Lampedusa è un corpo a corpo tra il poliziotto incaricato di selezionare chi salperà per Taranto e chi ancora rimarrà sulla banchina del porto. La disperazione dalla Sicilia a Manduria a Potenza, dove sono destinati gli ultimi tunisini arrivati sul Continente, non trova ascolto, né conforto. Fino a ieri tra Grecia e Turchia, sul fiume Evros, era l’unico sfiatatoio per i migranti che dal Corno d’Africa, dal Medio oriente, da Iran, Irak, Afghanistan, Pakistan, perfino Birmania e Georgia, cercano di arrivare in Europa clandestinamente. La ricostruzione della rete criminale internazionale che gestisce i traffici umani, uscirà a giugno, nel documentario “Traffici umani”, selezionato per la finale dell’Ilaria Alpi award, per la sezione ‘Best international organised crime report award’. Una rete criminale flessibile e versatile, che semplicemente risponde a dinamiche di mercato: dove c’è la domanda, si crea l’offerta dei servizi. I servizi riguardano l’organizzazione del viaggio verso l’Europa, un viaggio le cui rotte, dall’accordo del 2008 tra la Libia e l’Italia ad oggi, non prevedeva passaggi dal Nord Africa. ‘Un altro muro di Berlino è crollato’, aveva dichiarato il ministro Maroni all’indomani della rivoluzione contro il regime in Tunisia e in meno di due settimane i trafficanti hanno raccolto uomini e mezzi per soddisfare la domanda che proviene dal mercato dell’immigrazione clandestina. Si chiama ‘smuggling’ ed è il reato di ‘traffico di persone’, che pagano un ticket più o meno caro, a chi è in grado di traghettarli verso l’Europa. Tutti poi sanno che il ticket più caro è la vita e dai primi di marzo ad oggi sono un centinaio, quelli che, quel ticket, l’hanno pagato in mare. Si tratta solo di stime e si sparano numeri, perché la verità è che nessuno ha la contezza precisa di quante siano le persone che partono da Lampedusa e arrivano a Manduria. Eppure sono arrivate su navi della flotta della marina militare italiana, la ‘Excelsior’, la ‘Superba’ e la ‘Catania’, ma di giorno in giorno i numeri ufficiali cambiano e sono sempre preceduti da ‘circa’: significa che i migranti che partono e che arrivano non sono stati identificati, non si sa se siano persone che hanno diritto all’asilo politico, se lo vogliono richiedere, se sono da considerarsi semplici clandestini e che, dunque, in basse all’assurda legge italiana, hanno compiuto un ‘reato’. L’introduzione del ‘reato di clandestinità’ nell’ordinamento giudiziario infatti fa si che si tratti di potenziali criminali: la procedura esigerebbe che siano aperti tanti fascicoli per quanti sono i migranti e che i magistrati istruiscano altrettanti processi. Un’orgia giudiziaria impossibile da gestire (per mancanza di uomini e mezzi) anche per Berlusconi, che ha già trovato la soluzione: “Svuoteremo Lampedusa entro due giorni”. Il meccanismo con cui svuotare l’isola è chiaro appena arrivati a Manduria: l’atmosfera è rilassata, ci sono decine di poliziotti e vigili del fuoco che ridono. Sembra tutto surreale: la tendopoli è una macchia blu che si vede già a un km di distanza. Grandi tende di plastica dovrebbero ospitare al massimo 600 persone, ma in questi giorni, facendo i conti alla meno peggio, ne son passate da lì più di 3000. Nessuno di loro è stato identificato: per cui del loro passaggio, alla fine, non rimane traccia. Uscire dal campo è facile quanto entrare: la rete di recinzione non supera un metro e 80 e in alcuni punti a stenti si tiene su. Il campo è un vecchio aeroporto militare della seconda guerra mondiale: ci sono targhe sbiadite dal tempo che ricordano le imprese di70 anni fa. Qui è ancora zona militare, ma quel poco che rimane sono ruderi e pezzi di muro a secco. E’ un poliziotto a spiegare come fare per parlare con i migranti: “Alla fine del muro, attraversa il campo, c’è un tratturo e lì la recinzione è bassa. Attenta perché da lì scappano”. Ed effettivamente scappare non è un problema, sotto gli occhi di tutto lo spiegamento di forze militari. Corrono via a piccoli gruppi, 200 metri e inizia l’uliveto secolare. Arriva l’elicottero della polizia, i migranti si nascondono sotto gli alberi, abbracciano i tronchi e vengono protetti dalla chiome maestose degli ulivi. L’elicottero va via e riprendono la fuga verso la stazione di Oria, da dove cercheranno di raggiungere la Francia. “Ma come, scappano, non fate a”? Il poliziotto fa spallucce. Un vigile del fuoco racconta: “E’ tutto studiato, la polizia deve lasciarli andare, perché sennò non sano dove metterli”. Ed effettivamente Med, l’amico tunisino che mi accompagna e che da 22 anni è in Italia, si fa raccontare, in arabo, quali sono le condizioni del campo: niente docce, niente bagni, poco cibo, poca acqua. Tutti per arrivare a Lampedusa hanno pagato i trafficanti: dai 2000-3000 euro a testa. C’è chi ha venduto i gioielli della madre, chi un terreno, chi una casa, per racimolare i soldi e fuggire. Ma a chi? A chi hanno venduto e chi hanno pagato per arrivare in Italia? Chi sta organizzando quest’enorme business? Dall’inizio dell’anno sono circa 20mila le persone che hanno raggiunto l’Italia dal Nord africa: un giro d’affari di più di 60 milioni di euro di tre mesi. Raccontano: “La polizia tunisina ci lascia andare, sono corrotti, basta pagarli e ti lasciano fare. I trafficanti sono facili da contattare”: eccolo, il business. A piccoli gruppi si allontanano dal campo e si dirigono verso un rudere, in zona militare. Li seguo: ci sono grandi sacchi, nascosti tra l’erba, pieni di scarpe e vestiti nuovi. Scarpe imitazioni di grandi marchi, così come i vestiti. C’è un passaparola: scavalcano la rete, fanno tappa in quel rudere, si cambiano le scarpe, prendono qualche vestito e proseguono la fuga, dirigendosi verso l’uliveto. Chiedo ai vigili del fuoco se la Crocerossa o dei volontari abbiano distribuito vestiti puliti, ma mi assicurano che no. D’altra parte se quei sacchi fossero un’iniziativa ‘ufficiale’ non avrebbe senso nasconderli tra l’erba alta. Chiedo ai poliziotti, ma nessuno ha visto a e sa a. Il capo della Procura di Lecce, Cataldo Motta, nella sua ultima relazione sullo ‘smuggling’, parlando del percorso seguito dai migranti, che cercano di arrivare in Europa passando il fiume Evros, al confine tra Turchia e Grecia, poi arrivando in Italia, sbarcando sulle coste salentine, spiega come la criminalità locale gestisca la logistica dell’ultima tappa del viaggio dei migranti verso l’Europa. Significa che una volta arrivati nel Tacco d’Italia c’è chi li accoglie, chi li rifornisce di cibo, vestiti e scarpe, per poi far loro proseguire il viaggio. Fa parte del pacchetto, all inclusive, tutto pagato. L’organizzazione cui ho assistito sembra esattamente la stessa. Chiedo conferma, tramite Med, ai tunisini che sono al di là della rete. Mi dicono che “Sì, c’è chi sa come organizzarsi e dove andare, per proseguire il viaggio tranquillamente. Sanno dove rifocillarsi, trovare il ricambio di vestiti, di scarpe nuove perché all’ingresso i poliziotti hanno tolto le stringhe e le cinture dei pantaloni”. Sul bordo della strada ci sono gruppi di persone agitate. Si conoscono con tutti i poliziotti e mi raccontano di averne ‘acchiappati’ quattro pochi minuti prima. Li hanno riportati indietro, dai poliziotti e questi hanno risposto: “E che dobbiamo farcene? Rilasciateli”. E così li hanno lasciati andare. Davanti ai poliziotti i migranti sono scappati via. Gli abitanti di Manduria e Oria si sono organizzati in ronde e informano i poliziotti di quello che faranno la notte: concordano con loro che cosa fare e come. Eccola la ricetta di Berlusconi: far finta che il problema non esita, fare ‘ammuina’, dare l’idea che si stia mettendo su un gran da fare, poi far di tutto per passare la patata bollente alla Francia e far gestire il transito dei migranti per l’Italia alla mafia. Articolo correlato Traffici umani. Diario di viaggio (1 aprile 2011)

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Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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