Ospedali: piano di concertazione con i cittadini

“E' necessario – afferma Ugo Lisi – che la politica recepisca le istanze delle comunità locali del Capo di Leuca interessate dal riordino delle strutture”

Il grido d’allarme che i dieci primi cittadini del Capo di Leuca hanno lanciato al Governatore di Puglia, Nichi Vendola, e all’assessore alla Sanità, Tommaso Fiore, non può rimanere inascoltato, quasi facesse parte della quotidiana querelle politica. E' quanto afferma il deputato salentino del Pdl, Ugo Lisi, in merito al Piano di riordino locale della rete ospedaliera e all'incognita sul futuro delle strutture ospedaliere e dei pazienti. “Qui – dice lisi – siamo dinanzi ad amministratori che portano la voce delle loro comunità su un tema particolarmente sensibile quale è quello del diritto alla salute. Non si tratta soltanto di discutere sulla comprensibile opposizione che ogni collettività civica condivide in piazza nel momento in cui percepisce la paura di veder chiuso o depotenziato il nosocomio che, fino a quel momento, è stato il punto di riferimento per le proprie cure e per le risposte alla domanda di sanità. Si tratta, invece, di entrare nello specifico della situazione geo – sociale del Capo di Leuca che, anche per la propria conformazione territoriale di punta dello 'Stivale', vede elevati all’ennesima potenza i disagi nel momento in cui corre il rischio di essere sottratto di servizi primari. Un conto è spostare qualche ufficio da un quartiere all’altro di una città, altro è privare del tutto un lembo di territorio che, soprattutto nel periodo estivo, vede crescere a dismisura la popolazione dell’ospedale di riferimento. Anche se sarebbe facile, per noi rappresentanti istituzionali del centrodestra, entrare in una polemica politica che ci vedrebbe vincitori a causa delle tante promesse mai mantenute dal Presidente Vendola sul tema della salute, avvertiamo l’esigenza di riporre nel cassetto lo spirito di parte per dichiararci disponibili (anche noi che ricopriamo il ruolo di parlamentari della Repubblica) a dare vita ad un tavolo di concertazione che sia in grado di recepire l’allarme dei cittadini, sulla testa dei quali non si possono assumere decisioni lesive e non condivise. Talvolta anche la presenza fisica – quella che volgarmente viene detta “'metterci la faccia' – sarebbe un inizio di disponibilità dal quale sarebbe meglio non prescindere”.

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