'No alle biomasse oleose'

Lo chiedono gli ambientalisti salentini ai Ministri Romani e Galan affinchè l'olio d'oliva non sia sfruttato dalle lobby della “Green Economy”

Ennesimo grido d'allarme degli ambientalisti: “la lobby della Green Economy Industriale vuole bruciare tutto l'olio d'oliva del Grande Salento, del sud della Puglia, la cosiddetta 'Terra d’Otranto', comprendente le province di Lecce, Brindisi e Taranto, per fare costruire lucrose e nocive centrali a biomasse oleose. Si tratta della stessa lobby politico – imprenditoriale trasversale che ha devastato la campagna di Puglia con mega torri eoliche, che falcidia uccelli e stupra paesaggio con deserti sconfinati di pannelli fotovoltaici”. La denuncia è contenuta in una lettera urgente indirizzata al Ministro delle Politiche Agricole ed Alimentari, Giancarlo Galan, e al Ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani. Il Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino e Save Salento – Salviamo il Salento chiedono l’impegno per la massimizzazione della qualità dell’agricoltura salentina a fini alimentari, verso le filosofie del biologico, del massima recupero delle colture più tradizionali in termini di cultivar vegetali e varietà domestiche animali, ripotenziando tutto il settore silvo-agro-pastorale! La richiesta urgente al Governo è di esprimere un netto divieto a qualsiasi ipotesi blasfema di utilizzo dell’oro salutare del Salento, l’olio d’oliva, come biomassa da termo – valorizzare a fini energetici; di non consentire l’uso delle ramaglie e degli scarti delle colture agricole e produzione zootecniche a fini energetici, se non dopo aver calcolato e avere tolto da essi, quella percentuale necessaria, da sminuzzare e distribuire nei campi, per farne quel compost naturale, atto a sostituire completamente il ricorso ai surrogati dei fertilizzanti di sintesi; di affermare un netto divieto anche all’uso di eventuali ramaglie come biomassa da termovalorizzare proveniente da lavori forestali effettuati in boschi e macchie, dove è bene destinare, anche lì, la ramaglia al compost in loco. Per gli ambientalisti utilizzare l’olio d’oliva per produrre energia: • svalorizzerebbe tutto il comparto olivicolo salentino; • impoverirebbe ed inquinerebbe il Salento sotto mille punti di vista, dall'aria, ai suoli, alle acque, alle falde idriche, per il venire meno di ogni protocollo di trattamento chimico per finalità alimentari, (la maggior parte dell’acqua potabile del Salento carsico, erogata dall’ Acquedotto Pugliese, proviene dal sottosuolo permeabile!), e per la stessa combustione degli oli; • distruggerebbe l'immagine del prodotto, fondato sulla identità rurale salentina e sulla ricchezza organolettica dell' olio d’oliva come prodotto alimentare d’eccellenza, richiestissimo, per altro, in tutto il mercato mondiale, come forse nessun altro prodotto; • rischia di danneggiare, con “un effetto risucchio”, tutta la produzione dell’olio salentino, facendo deviare, per motivi di redditività strumentalmente drogata, tutta la produzione d’olio da alimentare a lampante-biomassa oleosa; • offenderebbe tutta una terra, fiaccandone ogni intervento volto al miglioramento e alla valorizzazione dell'olio d'oliva salentino, poiché, anche, interromperebbe bruscamente il virtuoso processo verso il biologico, verso la produzione di olio d'oliva, a fini alimentari e sanitari, di massima qualità e salubrità, motore trainante del miglioramento dell'intero paesaggio, ecosistema e stato dell'ambiente salentino.

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