'Acqua bene comune'. Lo gridano in 4mila

Bari. Il corteo è partito da piazza Umberto e si è fermato davanti alla sede dell’Acquedotto pugliese, simbolicamente occupato per chiedere alla Regione di approvare il disegno di legge sulla ripubblicizzazione di Aqp

aggiornamento delle ore 18:00 BARI – “Non farti rubare l’acqua”. E’ stato questo lo slogan urlato, scritto, “postato” sul web nei giorni scorsi. L’hanno ribadito in 4mila, oggi, a Bari, alla manifestazione nazionale organizzata dal “Forum italiano dei Movimenti per l’acqua” e dagli “Studenti per l’acqua” per dire no al profitto sui beni comuni. L’iniziativa sosteneva il “sì” a due referendum: il primo è quello sull’acqua “bene comune”; il secondo, quello indetto per fermare il nucleare e per chiedere alla Regione Puglia di approvare il decreto di legge sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese. Il corteo è partito da piazza Umberto ed ha attraversato il quartiere murattiano per poi fermarsi davanti alla sede dell’Acquedotto Pugliese, simbolicamente occupato per ribadire la richiesta alla Regione Puglia di trasformare il disegno di legge in legge regionale. Alla Regione i 4mila manifestanti hanno chiesto anche di affermare la contrarietà alle politiche di privatizzazione dell’istruzione pubblica, dei saperi e della conoscenza; di prendere una ferma posizione di opposizione al nucleare, agli inceneritori, alle discariche e agli impianti industriali inquinanti; di avviare un percorso comune per la riappropriazione sociale di tutti i beni comuni; di dare vita ad un modello di gestione dei beni comuni trasparente, pubblico e partecipativo attraverso politiche auto-organizzate e dal basso; di tutelare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, in una logica di produzioni socialmente ed ecologicamente compatibili. Alla manifestazione hanno partecipato i rappresentanti dei comuni che compongono il Coordinamento degli Enti Locali per la ripubblicizzazione dei Servizi Idrici, oltre ai principali sindacati pugliesi (ad eccezione della Cisl), le associazioni dei consumatori, le Acli, l’Anpi, l’Arci e le forze politiche che sostengono il “sì” ai referendum. In allegato, tutti gli “aderenti” alla manifestazione. 12 marzo 2011 No al profitto sui beni comuni: 'l'Aqp resti pubblico' In ballo c’è il futuro dell’acqua. Lo sanno perfettamente i comitati, i gruppi territoriali per l’ambiente, le associazioni, il mondo della conoscenza e una parte della politica che oggi si ritroveranno a Bari per la Giornata di mobilitazione generale promossa dal Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Proseguendo su un percorso già iniziato nel 2008, la sfida ultima del Comitato e di tutti i soggetti a sostegno della causa, è portare il ddl per la ripubblicizzazione (nella versione originaria) dell’acquedotto pugliese, in Consiglio regionale prima dei referendum sull'acqua pubblica, in programma il 12 giugno prossimo. Secondo il Comitato “approvare il disegno di legge che sancisce la ripubblicizzazione dell’Aqp, prima dello svolgimento dei referendum, costituisce un atto di grande rilevanza politica perché sancirebbe, infatti, la volontà della Regione Puglia di rivendicare l’autonomia ad assumersi la responsabilità in tema di gestione pubblica del servizi idrico rispetto agli obblighi imposti dalla vigente legislazione”. In Puglia, l’acquedotto è una Spa e, pur essendo a totale capitale pubblico (la Regione Puglia detiene il 100% delle azioni), gestito secondo il diritto privato. Il pericolo che incombe sull’Aqp è quello che una parte delle azioni venga venduta ai privati. Il ddl, in funzione anti – privatizzazione – nasce nel dicembre 2009, attraverso un iter congiunto sposato da Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Regione Puglia. E' approvato in Giunta con alcune modifiche rispetto al testo elaborato dal tavolo tecnico, di fronte alle quali il movimento chiede correzioni recepite in una successiva delibera di giunta del febbraio 2009. Il testo non è stato, però, portato in Consiglio Regionale, entro la fine della legislatura. L'attuale Giunta ha licenziato nuovamente il disegno di legge a maggio 2010, ma solo ad ottobre sono state avviate le audizioni presso le commissioni regionali competenti (II, Affari Generali e V, Ecologia, Tutela del Territorio e delle Risorse Naturali). “Il presidente della Regione, Nichi Vendola e l’assessore alle Opere pubbliche e Protezione Civile, Fabiano Amati – ricorda il comitato – si impegnarono a portare il Ddl in Consiglio prima della fine del primo mandato della Giunta Vendola, cosa che però non avvenne. In compenso, Vendola costruì la campagna elettorale per la sua rielezione alla presidenza della Regione proprio sul tema 'acqua pubblica', impegnandosi, a nome della sua coalizione, a trasformare il Ddl in legge entro i primi 100 giorni del suo nuovo Governo”. A conti fatti “Nichi Vendola e la sua coalizione – è il commento – sono stati rieletti a marzo del 2010 e oggi, a oltre un anno da quel giorno, il ddl per ripubblicizzare l’Aqp giace ancora nelle commissioni competenti”. Ma, in compenso, la mobilitazione non si è mai arrestata. A ottobre dell'anno scorso, il Comitato provinciale “Acqua Bene Comune” di Brindisi ha inviato una lettera aperta alle commissioni consiliari competenti, ai consiglieri di maggioranza e agli assessori della giunta regionale pugliese, per ricordare l'impegno assunto in campagna elettorale (essendo trascorsi oramai i 100 giorni dall'inizio della nuova legislatura) per chiedere di procedere con sollecitudine alla calendarizzazione del Disegno di Legge sulla ripubblicizzazione dell'acquedotto pugliese (“Governo e gestione del servizio idrico integrato – Costituzione dell'azienda pubblica regionale Acquedotto pugliese – Aqp”), alle audizioni e all'inoltro del testo in Consiglio entro il mese di ottobre. Il 28 dicembre 2010, invece, a seguito di un incontro con il Forum pugliese dei Movimenti per l'acqua e del Coordinamento pugliese degli Enti locali, Amati aveva dichiarato che “ci stiamo impegnando affinché la Puglia approvi un disegno di legge che possa effettivamente rendere pubblica la gestione del servizio idrico integrato, ed è per questo che nel prossimo mese di gennaio saremo in grado di portare in Consiglio regionale un testo che terrà conto anche delle indicazioni contenute nella recente sentenza della Corte costituzionale”. La Corte, infatti, appena un mese prima, aveva rigettato il ricorso presentato da Puglia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Piemonte, che chiedevano l’abrogazione delle norme del Decreto Ronchi relative alla privatizzazione dei servizi idrici, affermando che “le regole che concernono l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ivi compreso il servizio idrico, ineriscono essenzialmente alla materia ‘tutela della concorrenza’, di competenza esclusiva statale”. E appare quanto meno paradossale parlare di “rilevanza economica” di un bene pubblico che, per natura, è concepito oltre il profitto. Nel mese di gennaio 2011, sono stati presentati diversi emendamenti al Ddl originario e la preoccupazione dei movimento era dettata dal fatto che “il provvedimento si stesse profilando con differenze sostanziali rispetto all'idea di partenza”. “Riteniamo – dicono – che la ripubblicizzazione si fondi su tre pilastri: – gestione di tutto il SII (Sistema Idrico Integrato) in Puglia attraverso un soggetto di diritto pubblico ed esclusione del profitto da parte di privati nella gestione del SII o parti di esso; – gestione partecipata da parte dei cittadini e dei lavoratori al governo del SII; – garanzia per tutti, anche coloro senza mezzi, a condizioni minime di servizio”. per ribadire la nostra contrarietà alle politiche di privatizzazione dell’istruzione pubblica, dei saperi e della conoscenza. Gli emendamenti proposti prevedono, tra l'altro – la possibilità che l'Aqp gestisca attività in stretta conseguenza della gestione del servizio idrico integrato attraverso la costituzione di società miste cioè da società di diritto privato con capitale privato. – che il governo dell’“Acquedotto pugliese” sia affidato, a un amministratore unico e non più ad un consiglio di amministrazione. La nomina sarebbe affidata al Presidente della Regione, sentita la giunta, mentre il testo elaborato dal tavolo paritetico prevedeva la scelta del Presidente sulla base di una rosa di nomi proposti dall'assemblea dei Comuni. Ma l'acqua è considerato solo “la punta dell'iceberg della privatizzazione dei beni comuni”. Piazza Umberto a Bari, sarà occasione per dire no al nucleare, agli inceneritori, alle discariche e agli impianti industriali inquinanti; per avviare un percorso comune per la riappropriazione sociale di tutti i beni comuni; per la realizzazione di un modello di gestione trasparente, pubblico e partecipativo attraverso politiche autoorganizzate e dal basso.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment