'Sulla Eternit, intervenga il Governo'

Bellanova (Pd): “attivare un contatto con le autorità elvetiche per rendere più celeri le pratiche di indennizzo per gli ex operai malati di cancro”

“Emigranti condannati a morte. L'Italia non può restare a guardare”. Con queste parole Teresa Bellanova, del Partito Democratico, annuncia di aver presentato un'interrogazione ai Ministri della Salute e degli Affari Esteri, chiedendo di “intervenire con urgenza per attivare un rapido contatto con le autorità elvetiche utile a rendere più celeri le pratiche di indennizzo spettanti agli ex lavoratori della Eternit emigrati a Niederurnen, in Svizzera, negli anni 60”. “Le drammatiche testimonianze riportate dalla stampa in questi giorni, ci raccontano le sofferenze a cui oggi, una volta rientrati finalmente a casa dopo decenni di sacrifici, sono condannati quei lavoratori. Molti di loro, purtroppo sono già deceduti, gli altri sono costretti a convivere con malattie tumorali devastanti”. “La procura piemontese sembrerebbe aver avviato una prima fase di indagini in merito all’attività delle sedi italiane della multinazionale Eternit, accusata di aver taciuto sui rischi dell’esposizione all’amianto, facendo continuare a lavorare gli operai inconsapevoli del rischio al quale erano sottoposti. Su questo preliminare pare si stia lavorando per riconoscere agli stessi lavoratori un indennizzo ammettendo il sopraggiungere della patologia professionale. Ma per gli ex emigranti in Svizzera, invece, la situazione sembrerebbe apparire più complessa, poiché la Suva, istituto svizzero equivalente dell’Inail italiano, sembrerebbe ammettere la patologia professionale solo dopo che la malattia è in uno stato avanzato”. “Ho chiesto, quindi” conclude la Bellanova, “ai Ministri interrogati di intervenire anche per sollecitare una verifica delle eventuali responsabilità di chi effettivamente possa aver lucrato per anni sulla salute di tanti lavoratori, figli della nostra terra, partiti con la speranza di costruirsi una vita migliore, tornati invece con la certezza di essere lacerati da un male colpevole”.

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