La Regione dice no al Decreto 'Ammazza rinnovabili'

Incentivi solo a impianti allacciati entro il 31/05. Per Vendola, il Governo uccide il settore per favorire le lobby del nucleare

Azzerata la programmazione pluriennale di un settore produttivo, come quello delle rinnovabili, che avrebbe potuto essere il motore della ripresa economica del paese. E' questo il commento generalizzato e di protesta al Decreto legislativo “Romani” (“Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE”) licenziato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri, sull'uso dell'energia da fonti rinnovabili e in vigore dal 1° giugno. Il decreto, che eroga incentivi solo agli impianti fotovoltaici allacciati entro il 31 maggio, genera totale incertezza nel settore, dicono gli operatori economici. Il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha promesso che le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico saranno definite nel giro di venti giorni, dopo le proteste di imprese e associazioni del settore. Ma le polemiche non si placano. Aspre critiche anche da parte della Regione Puglia, con in testa il presidente Nichi Vendola secondo cui si ammazzano le rinnovabili per favorire le lobby del nucleare. Le banche non concedono i mutui e le imprese subiscono l'anamento degli ordini. Sarebbe in atto un vero e proprio corto circuito tra le aziende e gli Istituti di credito che forniscono risorse economiche utili a realizzare gli investimenti infrastrutturali fotovoltaici, proprio anche sulla base di prevedibilità dei tempi di restituzione dell’importo concesso. “Il governo blocchi immediatamente l’emanazione del decreto sulle energie rinnovabili nella parte relativa al fotovoltaico” ha detto il governatore. “Stanno distruggendo e condannando a morte l’intero settore, l’unico che è in crescita, in questi tempi di grave crisi economica. Si ‘spegne il sole’ in un momento in cui il Paese stava cominciando a prendere confidenza con le energie che non producono un disastro per la salute dei cittadini”. In Puglia, gli impianti autorizzati dalla Regione sono 104 per un totale di 855 megawatt. Quelli che aspettano l'autorizzazione sono 550 (5.100 megawatt). Ma anche chi è autorizzato dovrà collegarsi alla rete entro la fine di maggio fare riuscire a incassare l'incentivo. Il “Gestore dei Servizi Enegetici” dice che in Puglia sono installati 756,322 megawatt di potenza elettrica da fotovoltaico. Già alla fine del 2010 la Puglia produceva circa il 10% del totale della propria energia, da eolico, fotovoltaico e biomasse. “Ma tutto questo – denuncia la vice presidente regionale, Loredana Capone – rischia di naufragare, con il nuovo decreto, in favore del nucleare”. Per “Ance Lecce” il presidente Nicola Delle Donne parla di sgomento “perché si va già determinando una situazione di crisi generalizzata, in un contesto già depauperato e debilitato dagli effetti di quella globale, con blocco dei progetti futuri e anche di quelli già avviati e finanziati per cui, da subito, dovremo registrare effetti pesantemente negativi quali”. Tra le conseguenze, ricorso immediato alla cassa integrazione per migliaia di lavoratori, direttamente e indirettamente impiegati nel settore; stop agli investimenti e perdita di qualificati posti di lavoro, quali quelli collegati alla ricerca ed alla innovazione; sospensione dei cantieri in corso”. Rimandare a future disposizioni attuative, introducendo così elementi di sicura incertezza, non rassicura gli imprenditori della green economy, i quali percepiscono la scadenza ravvicinata del 31 maggio prossimo come data certa di una morte annunciata. “Sono inoltre cancellati dal decreto – continua Delle Donne – i diritti acquisiti dagli operatori che hanno effettuato i propri investimenti sulla base del Terzo Conto Energia, entrato in vigore solo pochi mesi fa. E’ quindi facilmente ipotizzabile non solo un massivo affollamento dei Tribunali Amministrativi, ma anche un allontanamento degli investitori stranieri meno adusi a tollerare di noi italiani i cambiamenti legislativi in corsa”. Tra gli altri provvedimenti del decreto, spicca la differenziazione dei contributi sulla base della natura dell’area, l'ammissibilità, nelle aree agricole, per la fruizione di finanziamenti, a patto che gli impianti non superino 1 Mw di potenza nominale e, se più di uno, non siano a meno di 2 km di distanza, occupazione di non più del 10% dell’appezzamento.

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