Petruzzelli: una 'Salome' al di sopra delle aspettative

Bari. Ha debuttato il 6 marzo (repliche l’8 e il 10) per la regia di Vittorio Sgarbi. Spettacolo di rara eleganza, nonostante l’allestimento fosse stato presentato come “semiscenico”

di Fernando Greco – Foto di Carlo Cofano Iesseppi Mai rappresentata finora al Teatro Petruzzelli, la “Salome” di Richard Strauss ha debuttato a Bari il 6 marzo (repliche l’8 e il 10) per la regia di Vittorio Sgarbi che, nonostante l’allestimento venisse presentato come “semiscenico”, ha saputo creare uno spettacolo di rara eleganza.

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Una provocazione annunciata In tutta sincerità, il modo in cui questa Salome è stata presentata dava adito a pregiudizi, sia per il fatto che l’allestimento fosse definito in forma “semiscenica” sia per l’atteggiamento provocatorio dello stesso Sgarbi, il quale in conferenza stampa ha dichiarato senza mezzi termini che “… Si tratta di una rappresentazione che parla moltissimo dei nostri tempi. Noi abbiamo un premier che è un porco come me e le sue serate ormai le conoscono in tutto il mondo. Lui può essere paragonato ad Erode, e Salome a Ruby. I festini ad Arcore hanno tutto il sapore della danza dei sette veli dell'opera…”.

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Con tali presupposti ci si sarebbe aspettati uno spettacolo visibilmente “in economia” e ricco di grossolana satira politica. Invece questa “Salome” si è rivelata uno spettacolo elegante e raffinato per tutta la sua durata nonchè del tutto aderente al libretto eccetto che nel finale, quando è comparsa una figura togata molto simile al magistrato Ilda Boccassini ed inoltre la testa dello stesso Sgarbi ha fatto capolino su un vassoio d’argento, come per una sorta di provocatoria sottoscrizione che di fatto è stata soltanto una grossa caduta di stile, giustamente buata da una parte del pubblico. D’altra parte, una personalità così esplosiva come quella di Sgarbi non poteva non stupire il pubblico con qualche trovata fuori dalle righe. L’allestimento L’ipnotico apparato scenografico a cura di Ezio Frigerio fa diretto riferimento a quell’orientalismo decadente riscontrabile nell’architettura neo-moresca di inizio secolo. In particolare Sgarbi ha scelto la Villa di Sammezzano, edificio nei pressi di Firenze di costruzione coeva all’opera straussiana, splendidamente fotografato da Massimo Listri.

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Le proiezioni delle foto, opportunamente elaborate, costituiscono l’essenza di questo spettacolo, abbinate ai coloratissimi costumi di Franca Squarciapino realizzati dalla sartoria Artelier di Bari. Per la decapitazione di Giovanni Battista è stata utilizzata la riproduzione del quadro omonimo di Caravaggio custodito a Malta. Su tutto incombe un bianco chiarore lunare, al contempo fascinoso e spettrale. Una strepitosa protagonista Il cast vocale, omogeneo ed affiatato, è dominato dal soprano svedese -americano Erika Sunnegardh, perfettamente credibile nei panni della capricciosa principessa che non comprende altro linguaggio se non quello del desiderio carnale, parametro attraverso il quale tutto viene filtrato e giudicato, persino il sacrificio di Jochanaan, che viene decapitato soltanto affinchè ella possa finalmente baciarlo, appropriandosi della sua testa mozza.

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Alla vis scenica la cantante ha associato una vocalità d’acciaio, sempre a suo agio con l’impervia partitura straussiana. Il baritono coreano Samuel Youn è stato uno Jochanaan dall’accento possente e ieratico, sempre autorevolissimo in scena. La coppia formata da Erode ed Erodiade, personificazione della follia e della decadenza morale, è stata interpretata in maniera credibile e con dovizia vocale dal tenore Scott Macallister e dal mezzosoprano Katja Lytting. Il tenore Eric Fennell è stato un efficacissimo Narraboth, mentre il mezzosoprano Stefanie Iranyi ha vestito con efficacia i panni del Paggio, personaggio “en travesti”. Il folto stuolo dei commensali di Erode ha trovato degli interpreti puntuali in Aldo Orsolini, Alexander Kaimbacher, Antonio Feltracco, Michele D’Abundo, Carlo Di Cristoforo (cinque ebrei), Aleksey Yakymov, Rogelio Marin (due nazareni). Il basso Paolo Battaglia ha vestito i panni di un Soldato, mentre il tenore Marco De Carolis quelli di uno Schiavo. L’Orchestra della Fondazione Petruzzelli ha suonato con precisione e dovizia di colori sotto la direzione di Ralf Weikert. Originale ed etereo il balletto delle ancelle durante la “Danza dei sette veli” per le coreografie di Isa Traversi.

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