Occupazione. ‘Ripartire dalle donne’

La deputata del Pd Teresa Bellanova analizza i dati sull’occupazione femminile in Italia e nel Mezzogiorno. “Donne ancora troppo discriminate”

“L’economia italiana ha difficoltà a ripartire ed il nostro Paese si attesta, tra i quelli europei, al penultimo posto dopo la Grecia. In questo contesto una delle figure maggiormente in difficoltà nel tessuto sociale è rappresentata dalla donna”. Sono parole di Teresa Bellanova, deputata salentina del Pd, che denuncia come troppo spesso venga messo in forse il diritto al lavoro delle donne, nonostante siano proprio loro a contribuire da sempre allo sviluppo della famiglia, dell’economia e della società. “Nonostante ciò – aggiunge la parlamentare – le donne continuano ad essere fortemente discriminate ed i recentissimi dati inerenti il mercato del lavoro, danno prova di quanto asseriamo. L’occupazione femminile è ferma al 46.4%; nel Mezzogiorno si toccano punte di inattività delle donne davvero preoccupanti. Più di 4 milioni di donne sono in condizioni di povertà relativa e circa un milione e mezzo di povertà assoluta. Il lavoro delle donne è concentrato, di fatto, in occupazioni precarie, atipiche e a tempo parziale, nonostante le stesse fuoriescano dai luoghi di formazione, molto spesso con risultati brillanti. Sulla discriminazione di genere continuano a pesare fattori quali: la divisione ineguale del carico di lavoro familiare, la mancanza di strutture per l’infanzia utili a coadiuvare la donna nel lavoro di cura”. Secondo Bellanova, in questo quadro il sostegno alla partecipazione al lavoro delle donne risulta fondamentale non solo per lo sviluppo economico e la competitività, ma anche per la crescita civile e democratica del Paese. Per questo occorrerebbe rafforzare la partecipazione delle donne alla vita economica in particolar modo nel territorio meridionale, “se non si vuole rischiare – dice la deputata – di perdere una grande opportunità: quella di contrastare la crisi ripartendo proprio dal genere femminile e da quelle risorse che possono rendere più efficiente il nostro sistema produttivo”. “In un momento fatto di contrasti e divari – conclude – una lezione di rivoluzione culturale, ancora una volta, viene dalle donne. Un filo comune pare, in questo contesto storico, legare tutte le donne del globo: le donne dei Paesi geograficamente vicini che con coraggio sono in prima fila, al fianco dei propri cari, pronte a denunciare le condizioni sociali e di vita alle quali sono state per troppo tempo sottoposte si uniscono alle donne italiane che continuano a lottare, si muovono contro il pregiudizio diffuso, nonostante siano passati secoli, che ancora oggi le vede relegate ad essere solo esseri umani e sociali a metà, se non addirittura in alcune culture di ‘palazzo’ semplici oggetti destinati ad abbellire luoghi di incontro tra potenti”.

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