Immigrazione ed integrazione. L’attualità della strategia di Distaso

Per gestire i flussi migratori sono necessarie strutture internazionali, come ad esempio un Osservatorio europeo con sede in Puglia

di Mario De Donatis Sin dai primi anni Duemila, Spagna, Francia, Grecia e successivamente l’Italia hanno posto in essere specifiche politiche per contenere, da un lato, il volume dei flussi migratori e per frenare, dall’altro, i processi d’integrazione. Oggi che la riva Sud del Mediterraneo è in fiamme, prevalgono le analisi di contesto, valutazioni sui sistemi socio-economici, sulle forme di governo dei Paesi interessati ed approfondimenti di ordine geo-politico correlati agli interessi energetici. Ho ricordato in altre circostanze l’iniziativa politica avviata dalla Regione Puglia, per impulso del presidente Salvatore Distaso, che negli anni ’95-2000 portò all’approvazione di uno specifico “parere di iniziativa” sui flussi migratori da parte del “Comitato delle Regioni d’Europa”, a conclusione di una serie di seminari, convegni e conferenze – anche a livello internazionale – svoltesi in quegli anni in Puglia. Il richiamato “parere di iniziativa” portò a definire in via prioritaria i seguenti obiettivi: elaborazione da parte dell’Unione europea, di una unica politica per gli Stati; articolazione di tale politica in programmi per l’accoglienza, per l’integrazione, per lo sviluppo delle aree di immigrazione; creazione di un Osservatorio europeo con sede in Puglia quale strumento per sostenere i processi decisionali, legislativi e programmatici. La strategia immaginata con il presidente Salvatore Distaso si conferma oggi di grande interesse ed attualità perché da un lato permette di denunciare che l’emergenza di oggi nasce da negligenze del passato ma dall’altro consente un discorso che permetterebbe alla Puglia di riprendere – in adesione alle stesse posizioni recentemente espresse dal presidente Nichi Vendola – un ruolo centrale nella definizione delle politiche migratorie, anche per dare un nuovo volto alla cooperazione interregionale. Tanto imporrebbe la programmazione di una “Conferenza internazionale” sul tema, propedeutica all’attivazione dei necessari processi decisionali al di là delle emergenze che gli eventi di queste ore impongono. Una Conferenza che possa concorrere al superamento delle ipocrisie legislative che hanno consentito agli Stati che oggi invocano l’intervento dell’Europa di tenere per sé la titolarità delle politiche migratorie. I riferimenti specifici sono i commi 4 e 5 dell’art 79 del Trattato che in successione escludono la possibilità all’Ue di intervenire in materia su “qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri” e sui “ volumi di ingresso” stabiliti dagli stessi nel loro territorio per i cittadini di Paesi terzi. Ed ancora una Conferenza che riesca ad incidere sulla programmazione delle “politiche di cooperazione” al fine di riservare priorità all’obiettivo di riportare i flussi migratori al livello fisiologico ed assicurare percorsi decisionali e risultati in adesione alla filosofia di “Europe 2020”. Una tale iniziativa permetterebbe peraltro ai Poteri locali e regionali del nostro Paese di concorrere alla costruzione del “Sistema Italia” nel campo del “potere estero”attraverso gli strumenti immaginati dall’art 5 della legge 131 “Accordi ed intese di collaborazione” e tanto anche per sostenere il “nuovo corso” con i relativi assetti sociali, economici e politici che la “Riva sud del Mediterraneo” esprimerà e dal quale dipende gran parte del nostro avvenire.

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