Colacem alimentata a cdr. Serravezza: ‘Gabellone ritiri l’emendamento’

Lecce. Il presidente della Lilt chiede il ritiro dell’emendamento con cui il Consiglio provinciale ha espresso parere positivo al coincenerimento di cdr da parte del cementificio di Galatina

LECCE – Fa appello alla sensibilità di Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce,e in nome di quella sensibilità chiede di dare ascolto alle voci di tanti cittadini. Quelle voci che, negli scorsi mesi e in svariate occasioni, hanno espresso contrarietà nei confronti dell’eventualità che la Colacem, cementificio di Galatina, potesse bruciare, quale fonte di energia, oltre al carbone anche il cdr, ovvero il carburante da rifiuto. Giuseppe Serravezza, presidente della Lilt Lecce, in una lettera al numero uno della Provincia, tira in ballo il principio di precauzione; nessuna centralina potrebbe mai misurare le nano polveri, dice, e nessun filtro potrebbe fermarle all’origine: il cemento prodotto sarebbe ancora più tossico, per i danni permanenti e irreversibili a persone e all’intero territorio. E allora, visto il principio di precauzione, continua Serravezza, si ritiri l’emendamento che il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità lo scorso 21 febbraio; si ritiri quel “sì” di massima che l’assise di Palazzo dei Celestini ha dato alla proposta di riconversione della struttura galatinese. Un parere politico che non è vincolante, questo è vero, e che non ha valore di approvazione del progetto Colacem (quello spetta ai tecnici della Regione ed agli organi di competenza tra cui l’Arpa), ma che non è nemmeno un rifiuto categorico. In quell’emendamento il Consiglio impegna la Provincia ad adottare tutte le precauzioni utili a verificare gli effetti che tale riconversione può avere sull’ambiente circostante. Una misura che se negli intenti vuole porre ulteriori vincoli all’utilizzo di cdr, dall’altro, nei fatti, sottintende che il cdr si possa bruciare. E’ come se, in pratica, dicesse: attenzione, se proprio la Colacem deve bruciare cdr, pensiamo alle emissioni, misuriamole più precisamente possibile; quando invece potrebbe dire, sulla base del principio di precauzione: facciamo in modo che Colacem non bruci cdr, perché non riusciremmo mai a monitorare le effettive conseguenze di questa attività sul territorio. Nell’emendamento approvato si legge infatti di “impegnare le strutture amministrative dell’ente a porre, nelle procedure finalizzate all’istruttoria delle istanze presentate da Colacem, il massimo rigore, così da evitare il possibile rilascio di autorizzazioni nel caso che dovesse risultare l’eventualità di un qualsiasi peggioramento qualitativo e quantitativo delle attuali emissioni. Nella fase istruttoria dovranno essere effettuate da parte degli organismi pubblici, o di altri individuati dalla Provincia, verifiche tecniche, anche di carattere eccezionale, sullo stato attuale di aria, acqua e suolo sull’intero comprensorio e dovranno essere disposte tutte le ulteriori necessarie verifiche preventive ed empiriche, con oneri a carico di Colacem”. Ed anche Aldo Aloisi, presidente del coordinamento provinciale di Azzurro popolare, facendo riferimento agli stessi principi richiamati da Serravezza nella sua lettera, si unisce alla voce dell’oncologo per chiedere il ritiro dell’emendamento (riportiamo la sua lettera in allegato). Contro la riconversione della Colacem si era opposta, tra i tanti, anche Ada Fiore, sindaca di Corigliano D'Otranto la quale, in una nota emanata alcuni giorni fa, relativamente alla delibera di Consiglio aveva scritto: “Ora, diamo anche per buono il controllo-monitoraggio previsto dall’emendamento (mi piace, però ricordare che per un impianto come la Colacem la legge prevede controlli solo limitatamente a pochissimi inquinanti potenzialmente immessi in atmosfera, per poche volte all’anno e spesso con autocertificazione prodotta dalla stessa ditta), l’importante è avere il coraggio di dire con franchezza, guardando negli occhi i cittadini salentini, che di quel Salento con fatica costruito, rimarrà solo il ricordo dell’acqua, dell’aria, del vento.” ‘Contro’, anche il comitato intercomunale “Non inceneriamo il nostro futuro”, che si è detto profondamente indignato per quanto accaduto durante il Consiglio provinciale, in cui “è stata totalmente ribaltata la valutazione della Commissione Ambiente che aveva assunto una posizione contraria alla richiesta di Colacem per poter incenerire rifiuti nei suoi forni. Tale posizione – hanno dichiarato i portavoce del Comitato – nei mesi scorsi, anche attraverso le pubbliche esternazioni dei consiglieri Marra e Polimeno, aveva tranquillizzato tutta la cittadinanza provinciale che, attraverso il nostro ed altri comitati, manifestava, anche con petizioni e la raccolta di migliaia di firme, la forte opposizione all'incremento dello stato di inquinamento del territorio che sarebbe fisiologicamente scaturito dal coincenerimento. Una decisione che si sarebbe dovuta concretizzare con una semplice delibera approvata dal Consiglio provinciale. Purtroppo, le “beghe interne” alla maggioranza, hanno permesso che si compisse l'inaspettato tradimento della volontà popolare”. Il comitato ha pertanto chiesto formalmente al presidente Gabellone, chiamato in causa “nella sua veste di padre di famiglia, prima ancora che di presidente e garante della salute di tutti i salentini”, di convocare al più presto un nuovo Consiglio monotematico per ritirare la delibera. Il “caso Copersalento”. Il timore di cittadini ed esponenti politici per l’incenerimento di cdr non è infondato. La Copersalento di Maglie per quasi dieci anni, dal 2000 al 2009, ha bruciato rifiuti provenienti da aziende della Campania coinvolte nello scandalo dell'inceneritore di Colleferro in Lazio, dove la magistratura ha scoperto che mischiavano al cdr sostanze tossiche contenenti diossina. In tutto una decina di aziende che hanno rifornito la Copersalento di cdr per anni, sono state denunciate o condannate per traffico di rifiuti pericolosi contenenti diossina o smaltimento non autorizzato di rifiuti. Uno studio commissionato dalla Provincia di Lecce mise in relazione di causa-effetto l'aumento di alcuni tumori nel basso Salento e le emissioni dell’inceneritore. Lo studio elenca inoltre ben 33 Comuni interessati dall'inquinamento dei fumi, praticamente tutti i paesi da Maglie e dintorni fino a Leuca. L’inchiesta del Tacco Copersalento: veleni da vent’anni La vicenda della Copersalento Di seguito la lettera (in versione integrale) inviata da Serravezza al presidente Gabellone sulla Colacem Egr. dr. Antonio Gabellone presidente della Provincia di Lecce Egregio Signor Presidente, ho inteso attendere alcuni giorni prima di indirizzarLe questa lettera aperta. Lei conosce già la posizione della LILT di Lecce – pubblicamente espressa e ribadita anche in occasione di incontri che ci vedevano pubblicamente coinvolti – sulla questione Colacem e cdr. Non torno ora a scendere nello specifico delle ragioni sanitarie, sociali, economiche, ambientali che rendono improponibile e impraticabile il coincenerimento dei rifiuti. Articolati studi e rapporti istituzionali ben documentano la drammatica situazione del territorio salentino e del comprensorio prossimo alla Colacem, che verrebbero ulteriormente danneggiati da altre emissioni tossiche. Ma conosco pure la Sua personale sensibilità e ricordo bene Sue manifeste dichiarazioni, a parole e in atti amministrativi, che fatico adesso a ritrovare in quanto il Consiglio provinciale ha convenuto. “Il Consiglio provinciale ha scritto oggi una buona pagina di collaborazione istituzionale e di confronto tra maggioranza e opposizione, entrambe fondamentali nell’indirizzo comune verso l’accoglimento di un testo condiviso e approvato all’unanimità degli schieramenti politici”. Queste, le parole da Lei dichiarate a commento dell’emendamento firmato da tutti i capigruppo – parole che mi hanno finalmente offerto una chiave di lettura e fatto comprendere la scomoda posizione nella quale Lei si deve essere trovato: conciliare istanze e pressioni opposte, unificare interessi e attese di diverso peso e segno. Ma l’accordo trovato – espresso con il commento che i media Le attribuiscono – e cioè “l’intenzione della Provincia è quella di garantire massimo rigore, non transigere su controlli nel sottosuolo e all’esterno che siano effettuati 24 ore su 24, di pretendere soluzioni tecniche sempre e in ogni caso migliorative delle attuali in materia di compatibilità ambientale, che siano certificate e certe, di pretendere un monitoraggio costante e visibile, conoscibile dal cittadino attraverso ogni strumento di trasparenza” è da rigettare completamente perché disattende le richieste degli abitanti di quell’area, disattende l’economia agroalimentare locale, disattende il diritto alla salute e un’infinità di altre legittime ragioni. D’altro canto, non più di poche settimane fa la stessa ARPA, a proposito della centrale a biomasse Heliantos 2, ha avuto modo di precisare che “…la situazione sanitaria del Salento e, in particolare, dell’area centro-sud Salento è così grave da non permettere ulteriori pressioni di carattere ambientale”. Facendo pertanto appello alla Sua attenzione e al senso di buon governo, Le chiedo una maggiore riflessione e il ritiro dell’emendamento sottoscritto, nel nome del principio di precauzione, perché nessuna centralina può monitorare le nano polveri e nessun filtro può fermarle all’origine, perché il cemento prodotto sarebbe ancora più tossico, per i danni permanenti e irreversibili a persone e all’intero territorio. Quel richiamo alla trasparenza che Lei rammenta, quale diritto del cittadino e quale dovere degli amministratori e delle amministrazioni, è davvero tale se si fa carico di tutelare la salute pubblica, la sicurezza e l’ambiente dai rischi e dagli interessi economici, a prescindere da quale schieramento, gruppo o centro di potere essi provengano. Tutto ciò per non tradire le attese di oculatezza insite nei cittadini, che guardano a queste decisioni di salute ambientale con estrema preoccupazione, ma anche con estrema vigilanza. Dr. Giuseppe Serravezza Presidente LILT – Sez. Prov. di Lecce 17 ottobre 2010 “Non inceneriamo il nostro futuro”: continua la campagna di informazione La rete di comitati, associazioni e movimenti civici aderenti al Coordinamento Civico hanno, da qualche tempo, lanciato la campagna di informazione scientifica intitolata “Non inceneriamo il nostro Futuro”. Con un comunicato, la rete esprime la gioia per il vasto ed eterogeneo movimento spontaneo di cittadini sollevatosi intorno al “Caso Mega-Cementificio Colacem, a seguito della richiesta da parte dell'azienda “di bruciare nelle sue fornaci, oltre al già inquinante combustibile fossile impiegato, che la rende una sorta di 'Cerano' del Basso Salento, ora anche rifiuti, mistificatoriamente mascherati dietro l'oscuro acronimo di Cdr (Combustibile Derivato da Rifiuto)”. La campagna informativa che coinvolge la cittadinanza fa tesoro dei contributi scientifici e di risorse umane e professionali aderenti e solidarizzanti col Coordinamento, che vede tra le sue associazioni componenti anche Medicina Democratica, Isde (International Society of Doctors for the Environment), Isbem (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo), Tribunale per i Diritti del Malato, Federconsumatori, etc. “La forte necessità di tale impegno scientifico – si legge nella nota -scaturisce dal clima, forse appositamente creato per interessi politico-imprenditoriali, di oscurantismo e falsità che, in più occasioni, sta emergendo nel pubblico confronto tra cittadini giustamente preoccupati per la loro salute, e per quella dei loro figli, e i referenti di un para-mondo scientifico che, in maniera artefatta, si nota esser messo in scena ad hoc per celare i veri impatti ambientali sottesi alle richieste autorizzazioni da parte degli imprenditori che stanno esercitando celate pressioni verso gli amministratori e gli enti preposti alle concessioni richieste. Il tutto per un tornaconto imprenditoriale meramente economico-finanziario, nonché speculativo, con l'aggravante morale, che in questo specifico caso il profitto si carica di un fardello inaccettabile di malattie e di morte per i cittadini del circondario”. Il livello di informazione attraverso pubblici incontri, convegni e iniziative ulteriori, che “Non inceneriamo il nostro futuro” organizza “si svilupperà su più livelli: da un lato, smentendo, attraverso anche il contributo di importanti studi scientifici di eminenti studiosi già reperibili nella letteratura internazionale, quanti oggi stanno tentando di affermare una diminuzione degli impatti ambientali attraverso la sostituzione di porzioni di combustibili fossili con i rifiuti; e , dall'altro, dimostrando, dati alla mano, l'incremento delle sostanze nocive emesse qualitativamente e quantitativamente a seguito di tale operazione di coincenerimento consistente nel bruciare assieme questi due differenti combustibili. Inoltre sarà evidenziato come la minimizzazione degli impatti di cui si parla, sia solo inquadrabile in un discorso incerto inerente ai 'cambiamenti climatici' (!?) e che alcune associazioni, in palese e forte contraddizione coi loro principi ambientalisti statutari, stanno propugnando purtroppo anche a fine di favorire il business della combustione di Cdr. Nessuna esigenza tecnica infatti giustifica il ricorso al Cdr nel cementificio, tutt'altro. E' soltanto l'iper-incentivazione, finanziata dai cittadini con le loro tasse, a causa di un malsano sistema legislativo guidato dalle lobbies dell'energia e dei rifiuti, che rende iper-conveniente la sostituzione di parte del combustibile fossile con il Cdr. Tutto questo livello di corretta informazione anche alfine di scongiurare la nascita di una nuova “Copersalento”, questa volta nell'interland galatinese. Nell'epoca dei raggiri tecnocratici e di veli di parole il Coordinamento spiegherà perché è un raggiro dialettico pensare di poter davvero parlare di 'Cdr di Alta Qualità', come si sta anche tentando, immoralmente di fare, contro ogni onestà intellettuale. La campagna spiegherà il perché dell'immoralità della pratica dell'incenerimento dei rifiuti insostenibile ecologicamente e sbagliata, non solo per l'impatto di emissioni gassose, solide e delle ceneri prodotte, ma anche per lo spreco della “risorsa rifiuto”, da gestirsi invece con la differenziazione spinta con conseguente recupero dei diversi materiali che lo compongono, compostaggio delle frazioni umide organiche, atto a produrre ottimo compost fertilizzanteammendante per l'agricoltura, riduzione drastica a monte degli imballaggi e degli altri rifiuti evitabili, tutto secondo la ormai nota e consolidata 'Strategia Rifiuti Zero' la cui inapplicabilità in Puglia è purtroppo solo una conseguenza di un'inerzia indotta dalle lobbies, spesso anche mafiose, che interessano il ciclo dei rifiuti e dell'energia. L'altro livello di informazione l'ultimo, ma forse il primo per importanza, mira a divulgare l'eccezionale e spaventoso dato epidemiologico recentemente appurato da studi statisticimedici che vede nei paesi di Galatina, Soleto, Sogliano Cavour, Corigliano d'Otranto, Aradeo, Cutrofiano un inaspettato incremento di malattie tumorali, anche rare, e alle vie respiratorie, lo stesso, già percepito dalla cittadinanza e che ha incrementato la mobilitazione spontanea generatasi queste settimane. Urge indagare la percentuale di responsabilità imputabili al camino di Colacem, alla sua più che decennale attività estrattiva, non fosse altro, alla luce della fisiologica nocività del cementificio classificata dalla legge quale attività insalubre di classe I°, nonché rendere di dominio pubblico i danni gravissimi a tutto il sistema idrogeologico e morfologico del vasto territorio circostante a causa dell'aggressiva attività estrattiva volta alla cavatura di materiale roccioso necessario per la produzione di cemento, che per la più parte viene esportato all'estero! Pesando sui piatti di una bilancia i benefici economici apportati al territorio, rispetto ai danni arrecati ad esso e ai cittadini, non si può, di fronte al grande sbilanciamento, non evidenziare come si tratti semplicemente di un'attività industriale che, a buon titolo, può definirsi rispondente a logiche di 'colonizzazione'. Fermo restando quindi la necessità di concordare con le Istituzioni, in primis, un periodo triennale, quinquennale, o più, entro il quale l'attività di cava deve necessariamente cessare per il bene del territorio, per altro pianeggiante e con una quota sul livello del mare praticamente bassissima (non si raggiungono nel Basso Salento neppure i 300m s.l.m.), urge indirizzare l'azienda verso piani aziendali di riconversione favorevoli al territorio e all'azienda medesima, nonché alla salute degli operai e alla conservazione dell'offerta occupazionale, indirizzati soprattutto nel settore industriale del recupero dei materiali dei rifiuti e nel compostaggio. Una campagna fatta di scienza e saggezza senza la quale la tecnica è a contro quanti oggi si stanno nascondendo dietro dati, cifre, alchimie numerologiche, grafici e parole di circostanza, per oscurare sotto a tutti quei numeri le nostre vite, i nostri diritti, le vite di ognuno di noi, dei nostri cari, dei nostri figli. Quanto vale una vita persa, o rovinata? Che percentuali diamo a un persona che non c'è più?”. 24 settembre 2010 – Emergenza Colacem-Cdr: dibattito a Galatina Primo atto del neo costituito comitato “Non inceneriamo il nostro futuro” per esporre le ragioni del NO al co-incenerimento dei rifiuti nello stabilimento di Colacem di Galatina. E' stato infatti organizzato, per domenica 26 settembre alle 19.30, in Piazza Alighieri a Galatina, un dibattito pubblico che sarà moderato dal giornalista Danilo Lupo e a cui parteciperanno l'oncologo Giuseppe Serravezza, Stefano Montanari, nanopatologo, Cristina Mangia, Fisico dell'Ambiente e Luca Carbone, Sociologo dell'Ambiente dell'Università del Salento. Attesa l’alta problematicità della richiesta di Colacem e la diretta ricaduta sulla vita delle popolazioni del territorio, il Comitato ritiene che una simile decisione non possa prescindere dalla partecipazione popolare. In allegato il volantino dell'iniziativa 23 settembre 2010 – Emergenza Colacem-Cdr: nasce comitato intercomunale La proposta della Colacem di coincenerire Cdr a Galatina, ha avuto sicuramente il merito di coalizzare cittadini, amministrazioni e gran parte delle forze politiche e associative, in un unico grande comitato che racchiude i paesi interessati. Per questi motivi, è nato “il comitato intercomunale 'Non inceneriamo il nostro futuro' a cui hanno aderito i singoli comitati cittadini dei Comuni di Galatina, Soleto, Sogliano, Cutrofiano e Corigliano e le relative amministrazioni comunali, fatta eccezione (ahinoi) per quella galatinese”. Il fronte anti-coincenerimento si propone di opporsi “alla pretesa di Colacem di utilizzare il territorio, a spese della nostra Salute, quale strumento per attuare la propria politica aziendale” dicono dal Comitato perchè “un'ampia documentazione scientifica dimostra come il coincenerimento dei rifiuti produca una serie di nuovi e pericolosi inquinanti che si sprigionano nell'aria e nel cemento. La nostra terra ha il triste primato nazionale di incidenza tumorale alle vie respiratorie; pertanto non siamo più disponibili a continuare a pagare un prezzo così alto per perseguire un discutibile sviluppo industriale”. Il gruppo intende promuovere un'ampia campagna di sensibilizzazione e di informazione “su quelli che sono gli impatti sul nostro territorio, sul nostro ambiente, sulla salute nostra e delle generazioni future”. Il danno all'ambiente è irreversibile. “Siamo al fianco dei lavoratori Colacem e del proprio indotto contro un eventuale e paventato ricatto occupazionale a discapito della salute dei salentino”. 21 settembre 2010 – Colacem, sì al coincenerimento di Crd. Ecco i perchè In un documento (in allegato) prodotto da Colacem, si afferma che spesso la scelta di utilizzare i rifiuti in cementeria viene osteggiata sulla base di “informazioni scorrette e dalla semplicistica equazione cementeria = inceneritore”. Per questo motivo Colacem ha voluto “elencare le più comuni argomentazioni contro l’utilizzo dei rifiuti in cementeria, affiancando risposte tecniche e circostanziate, che permettano di affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti con maggior consapevolezza e nel rispetto dell’ambiente”. 19 settembre 2010 – Colacem. Chi Muore non Lavora! “La conferenza stampa di ieri con cui i vertici dello stabilimento Colacem hanno tentato di convincere l'opinione pubblica salentina della opportunità di bruciare nel suo impianto rifiuti, la cui combustione è di scientificamente comprovata alta pericolosità, ha finalmente rotto quel velo che per anni ha impedito a noi tutti di prendere atto del gravissimo impatto sull'ambiente e sulla salute attribuibile all'attività cementiera di Colacem. In un quadro clinico che vede un allarmante aumento di malattie tumorali e alle vie respiratorie tra le popolazioni nei dei paesi di Galatina, Soleto, Corigliano d'Otranto, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Collemeto, Aradeo ubicati nell'interland dello stabilimento, permettono oggi, anche a seguito delle dichiarazioni rese ieri in conferenza stampa dai suoi stessi vertici aziendali, di concentrare l'attenzione proprio sulla pericolosa attività che in tale impianto si svolge. L'impellenza aziendale volta ad ottenere le autorizzazioni per bruciare Cdr (Combustibile Derivato da Rifiuti) e per emettere altri fumi in atmosfera ha cancellato anni di politiche mistificatorie attraverso campagne d'opinione e costosi piani pubblicitari con cui l'azienda aveva mascherato i suoi pesanti impatti sul territorio. Oggi nella piena certezza scientifica della nocività derivata dalla combustione del Cdr Colacem ha affermato: 'bruciando Cdr nei nostri impianti potremmo ridurre l'impatto connesso agli inquinanti emessi dai nostri stabilimenti” una dichiarazione che ha fatto cadere le braccia a tutti i salentini e che confessa e conferma quanto grave sia stata e sia l'attività quotidianamente svolta in quella mega struttura industriale già rientrante, in quanto cementificio, nella categoria di industria insalubre di categoria a/1, stessa categoria nella quale rientrano gli inceneritori di rifiuti. Il Forum Ambiente e Salute affermando la necessità di tutelare il diritto al lavoro come anche il diritto alla salute degli operai e allo stesso modo dei cittadini che vivono nel Salento, indipendentemente dal fatto che essi percepiscano salari o contentini per vie trasverse (palliativi economici verso attività socio ricreativa rientranti nelle strategia di marketing aziendale adottata proprio da colacem ), chiede al mondo politico pugliese e nazionale un impegno, più che mai necessario e doveroso, che la Repubblica fondata sul lavoro, l'Italia, possa finalmente divenire una Repubblica fondata sulla vita. Una riflessione profonda condensata in questa richiesta che è giunta a maturazione in noi di fronte al disarmante cartellone esposto da una donna disperata dalle tantissime sofferenze provocate dagli inquinamenti ambientali, a cui sono sottoposti da anni tutti i cittadini salentini con conseguenze durissime, durante il consiglio comunale in cui si dibatteva giorni fa sulle assurde richieste di Colacem in merito alla possibilità di bruciare Cdr, cartellone sul quale era scritto, con comprensibile rabbia, “ CHI MUORE NON LAVORA”. Pertanto crediamo sia ormai superfluo ribadire la richiesta alla Provincia di Lecce al fine di non concedere alcuna autorizzazione all'azienda per l'uso del Cdr e chiediamo invece con forza al territorio tutto e ai suoi amministratori di concordare con la stessa azienda un piano triennale per il totale smantellamento degli impianti, in particolare in relazione a tutte quelle linee produttive che prevedano combustioni di carbone, petroli, biomasse o Cdr che siano, ed il graduale e totale ricollocamento di tutte le sue unità lavorative in attività non più insalubri, ma tali da inserirsi in quelle attività economiche che il Salento di concerto con la politica dovrà potenziare nei prossimi anni: manifattura, artigianato, attività connesse alla chiusura virtuosa del ciclo dei rifiuti (quali riciclaggio, riutilizzo dei materiali e dei rifiuti, produzione di compost-fertilizzante di alta qualità), turismo e l'importante settore che dovrà divenire trainante quello silvo-agro-pastorale di qualità e biologico”. Forum Ambiente Salento 18 settembre 2010 – Conferenza Colacem: “Il Cdr farà del bene a Galatina” “Il Cdr a Galatina non potrà che far bene all'ambiente, al territorio e al lavoro”: sono queste le parole pronunviate dall'ad di Colacem Farneti, durante la conferenza stampa che si è svolta presso la stabilimento galatinese. Un'affermazione dimostrata, secondo l'amministratore delegato, sulla base delle esperienze in Olanda, Germania, Francia (utilizzo del Cdr dal 50 al 90%) ma anche nei due stabilimenti Colacem delle provincie di Arezzo e Isernia (utilizzo Cdr al 6%). Colacem cita poi Legambiente e il Wwf e alcuni studi fatti, che dimostrerebbero la non pericolosità dell'attività di coincenerimento del Cdr. Secondo il Rapporto Ambiente Italia 2009 “l’esperienza di altri Paesi e dell’Italia, conferma che le materie alternative, tra cui il Cdr, sono un ottimo combustibile in sostituzione di fonti fossili importanti. (…) i forni da cemento possiedono caratteristiche speciali che consentono di evitare la loro formazione.” In “A blueprint for a climate friendly cement industry”, redatto dal Wwf nel 2008 si legge che “un grosso potenziale di riduzione delle emissioni (di carbonio) si trova anche nella possibilità di integrare progressivamente l’utilizzo delle biomasse come combustibili per le fornaci.” 18 settembre 2010 – Colacem: sit-in per dire no al coincenerimento di Cdr E' previsto per domenica prossima, dalle 10 alle 13, un sit-in per dire no alla richiesta di Colacem di coincenerire il Cdr (combustibile derivato da rifiuti) presso lo stabilimento di Galatina. La manifestazione, promossa al fine di sensibilizzare “i cittadini sulle gravi conseguenze per la salute e per il territorio se la provincia di Lecce dovesse autorizzare l’uso di tale combustibile” è organizzata dai circoli Pd di Galatina, Soleto, Cutrofiano, Sogliano, Corigliano, Aradeo e Noha. Durante il sit-in sarà promossa una raccolta di firme da inviare al Presidente della Provincia, Antonio Gabellone, all’Arpa Puglia-Dipartimento di Lecce e ai sindaci dei sei comuni dell’area interessata. Con la petizione si invitano il Presidente della Provincia di Lecce, Arpa Puglia (Dipartimento di Lecce), sindaci dei comuni di Galatina, Soleto, Cutrofiano, Corigliano d’Otranto, Sogliano Cavour e Aradeo a dimostrare il loro netto dissenso di fronte alle richieste di Colacem. E' necessario difendere il territorio dei Comuni interessati perchè già “fortemente condizionati dalla presenza di numerosi impianti industriali inquinanti” che diffondono elementi pericolosi (come diossina e metalli pesanti) e conseguenti neoplasie, “così come certificato dal Registro Tumori (Rapporto 2010)”. 14 settembre 2010 – Colacem: il Consiglio comunale di Galatina non decide Si è svolto, in mattinata, il Consiglio comunale di Galatina, durante il quale, la pubblica assise avrebbe dovuto esprimersi sulla richiesta della Colacem di attivare il coincenerimento di Cdr. Il sindaco centrista Giancarlo Coluccia si presenta in aula con una delibera in bianco e chiede di non liquidare con fretta e “leggerezza” una questione a cui, invece, le opposizioni di centrodestra e centrosinistra oppongono un netto no. Ma, alla fine, accade ciò che non ti aspetti ed è un emendamento a fare la differenza. Il consigliere Marrocco (Psi) ne dà lettura: è necessario “effettuare adeguato monitoraggio su aria, terreno, piante e animali”. Insomma, la Colacem dovrà attendere la fine di una fase di controllo sull'ambiente. Questa, dunque, la sfera squisitamente decisionale. Intanto, la mobilitazione dei galatinesi continua e la protesta incassa i “no” a Colacem di Cutrofiano e Corigliano per il coincenerimento di Cdr. 13 settembre 2010 – Sì al referendum popolare per la chiusura di Colacem Tutto inizia con la richiesta, in data 28 giugno 2010, alla Provincia di Lecce, da parte della Colacem Spa, proprietaria di uno stabilimento a Galatina, di rilascio della Via (Valutazione Impatto Ambientale) per acquisire l’autorizzazione al coincenerimento di Cdr (combustibile da rifiuto). Dopo l'istanza presentata da Colacem scatta l’allarme delle popolazioni che vivono nei territori limitrofi al cementificio: Galatina, Cutrofiano, Corigliano d'Otranto, Sogliano Cavour, Soleto “dove – come si legge nel comunicato di Forum Ambiente Salute – maggiori sono le ricadute inquinanti e le incidenze di malattie a esse connesse e i danni gravissimi ai suoli sottoposti alle incessanti e aggressive attività di estrazione” e che “hanno cominciato a gridare e rivendicare il loro diritto a pronunciarsi sul loro futuro e sul futuro del loro territorio” Così, il Forum Ambiente Salute “accoglie con grande gioia il tuono referendario che sta svegliando tutti i paesi del territorio limitrofo al cementificio”. La proposta del Referendum Popolare è stata lanciata da molti comitati e associazioni di cittadini per la chiusura e riconversione del Mega Impianto di Cemento salentino. “La grande lezione di democrazia lanciata attraverso la richiesta di un libero referendum popolare dai cittadini di Taranto, dopo anni di oppressione da parte dell'immenso polo siderurgico, per la sua chiusura e totale riconversione dell'impianto, seguendo l'esempio virtuoso del siderurgico di Bagnoli in provincia di Napoli dove oggi parchi e giardini e luoghi di contenitori culturali hanno preso il posto di ciminiere e altoforni, ha segnato un punto di svolta fondamentale nella storia del territorio salentino, risvegliando quell'anelito rivolto alla libertà che passa imprescindibilmente dalla necessità di vivere in un ambiente pulito, sano e bello anche nelle città della provincia di Lecce ubicate nell'interland del cementificio quali Galatina,Cutrofiano, Corigliano d'Otranto, Sogliano Cavour, Soleto. Con questo referendum non si intende mettere in alcun modo in discussione la libertà di impresa, ma di riaffermare la sua subordinazione agli intrinseci dei territori delle comunità locali e delle persone secondo quanto sancito dalla stessa Costituzione Italiana. Tale prevaricazione di interessi industriali su interessi territoriali connotano purtroppo lo spiacevole caso salentino qui evidenziato. Inoltre lo stabilimento viene a trovarsi oggi tra due aree strategiche per lo sviluppo del del Salento: a nord è ubicata la Grecìa Salentina con la sua importante minoranza linguistica grecanica, scrigno di cultura e tradizione e a sud il neo parco naturale e rurale dei Paduli-Foresta Belvedere, paradiso di scorci paesaggistici unici, biodiversità e potenzialità silvoagro-pastorali per produzioni di eccellenza e biologiche; e uno sviluppo legato ad un turismo di qualità tale da dare, da un lato, ricchezza diffusa alle popolazioni locali e, dall'altro, un ambiente salubre tale da consentire un altissimo livello di qualità della vita. Uno sviluppo frenato ed impedito dalle attività inquinanti e ad alto impatto paesaggistico, quali gli aberranti mega impianti di fotovoltaico ed eolico figli di una speculativa e falsa 'Green Economy'. Risalgono a solo pochi mesi fa 'i moti popolari' che hanno visto i cittadini di Cutrofiano, e non solo, uniti intorno al loro parroco, Don Mirko Lagna, mossi da una decennale esasperazione dovuta ad incessanti ed estenuanti attività estrattiva che hanno crivellato e divorato il territorio di Cutrofiano, presidiare con madri e bambini, sotto gli occhi vigili delle forze dell'ordine, quei secolari uliveti in segno di protesta chiedendo la difesa di quei suoli che da millenni gli ospitano e che di lì a poco sarebbero stati sventrati per produrre cemento che addirittura, oltre il danno la beffa, viene esportato anche in altri continenti, con l'aggravante ulteriore che la produzione di cemento effettuata in loco, sotto le ciminiere in quel processo industriale che si completa attraverso i forni dello stabilimento, comporta intense attività di combustione e di emissione di fumi nocivi, il tutto a danno della qualità dell'aria e dell'ambiente del intero Salento. Le denunce dell'oncologo Dr. Serravezza, e gli studi scientifici divulgati dalla Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) che hanno denunciato l'anomalo incremento di malattie tumorali, anche molto rare, proprio nei perimetri di maggiore ricaduta delle polveri sottili e dei nocivi fumi emessi dalle ciminiere del cementificio, tali denunce hanno determinato e contribuito ad arrivare all'importante e democratico referendum lanciato solo ieri, ma che già inorgoglisce noi tutti e rappresenta un'importante ipoteca di speranza, forse non più per il nostro futuro, ma certamente per quello a venire dei nostri figli. La goccia che ha fatto traboccare ulteriormente un vaso oramai stracolmo è stato il tentativo amministrativo portato avanti dalla ditta cemetificia in questi giorni alfine di ottenere le autorizzazioni necessarie per poter bruciare anche Cdr, il gravemente e altamente pericoloso Combustibile Derivato dai Rifiuti, tale da aggiungere ai succitati danni e impatti insopportabili nche quelli che si addizionerebbero all'attività di incenerimento dei rifiuti. Questo un modus operandi che ha ulteriormente palesato quanto e siano nei fatti le attenzioni per la salute e gli interessi veri delle comunità locali. Siamo certi che come stanno insegnando in questi giorni i tarantini a tutti gli italiani anche i comitati, le associazioni e i numerosi gruppi che stanno nascendo spontaneamente in queste ore nei comuni salentini colpiti dal gravoso impatto dell'opificio, sapranno collaborare tra di loro alla proposta referendaria. Allo stesso modo siamo certi che tutte le associazione, che hanno a cuore l'ambiente, non negheranno il loro totale appoggio così come tutti i partiti politici di destra, centro e sinistra che, ci auguriamo, confluiranno all'interno del vasto e trasversale movimento che sta crescendo per la raccolta delle firme finalizzate al referendum con cui si chiederà di spegnere le ruspe che cavano il nostro territorio e i bruciatori che mandano in fumo il sogno di felicità di una terra intera, ponendo così fine ad una colonizzazione industriale ormai inaccettabile e che il territorio non merita. Alla politica anche il compito di avviare, anzi tempo rispetto alla pronuncia referendaria, virtuose azioni di riconversione che facciano tesoro e siano a loro volta motivo di ulteriore sprone per il potenziamento di tutte quelle attività economiche intrinseche di cui il Salento è ricco, smascherando così soprattutto l'inconsistenza del ricatto occupazionale con cui si cerca di continuare a soggiogare e sottomettere i salentini presentando come necessarie ed indispensabili, quasi “manne dal cielo”, quelle attività industriali altamente inquinanti ed impattanti che dal cielo purtroppo inviano soltanto malanni, dispiaceri e dolori”. Importante segnalazione del Forum “Informiamo che in questi giorni è stato lanciato e diffuso sui canali video web e rilanciato da tantissimi utenti di social network un agghiacciante video denuncia che “toglie il respiro” relativo alle notturne e 'incrementate' ulteriormente emissioni nocive da parte del mega cementificio di Galatina”. Video Sergio Blasi su Colacem qui In allegato le osservazioni presentate alla richiesta di Colacem dal Coordinamento Civico per la Tutela della Salute e del Territorio e da parte del Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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