Usura e modalità mafiosa. Due condanne

Lecce. Tre anni e sei mesi di reclusione per Antonio Protopapa, di Alessano; tre anni per Cosimo Orlando, di Tricase. Salvatore Peluso, di Tricase, sarà giudicato in seguito. Ha presentato un’istanza di “legittima suspicione”

LECCE – Nell’udienza di oggi sono stati condannati in due, Antonio Protopapa, 44enne di Alessano, e Cosimo Orlando, 30enne di Tricase, già ai domiciliari, rispettivamente a tre anni e sei mesi ed a tre anni di reclusione. I due si trovavano imputati nell’ambito dell’inchiesta per usura ed estorsione aggravate dalle modalità mafiose, scaturita in seguito alle denunce sporte, a partire dal 2 settembre 2008 sino al settembre 2009, da un commerciante di 28 anni di Tricase caduto vittima delle vessazioni da parte dei due, in seguito a difficoltà economiche. Con Protopapa ed Orlando oggi era imputato anche Salvatore Peluso, 49enne di Tricase. Ma la decisione su di lui sarà presa in seguito in quanto per il tramite del suo legale, Peluso ha presentato ai giudici della seconda sezione penale un’istanza per eccezione di legittima suspicione, in attesa di eventuali altri avvisi di garanzia, perché nel corso dell’anno giudiziario il procuratore della Repubblica leccese Cataldo Motta, l’ha citato per presunti affari illeciti nel mondo del calcio ed una possibile vicinanza al clan mafioso Tornese di Monteroni; il giudizio nei suoi confronti avrebbe potuto essere condizionato da questi nuovi elementi e pertanto se ne è rimandata la discussione. Sulla questione si riunirà entro una settimana la Corte d’appello. 11 gennaio 2010 Usura ed estorsione, tre arresti nel Sud Salento I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Lecce hanno arrestato, su ordinanza di custodia cautelare, tre persone già note alle forze dell'ordine, per i reati di usura ed estorsione in concorso, aggravate dalle modalità mafiose. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo salentino, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Si tratta di Salvatore Peluso, 49 anni di Tricase, già noto, principale attore della vicenda, colpito dalla misura cautelare insieme al suo concittadino Cosimo Orlando, 30 anni, e ad Antonio Protopapa, 44 anni, di Alessano, professione “buttafuori”. Orlando risponde anche del reato di spaccio di sostanze stupefacenti. I dettagli dell'operazione sono stati illustrati questa mattina nella conferenza stampa convocata nella sede di via Lupiae dell'Arma: I militari avevano avviato le indagini in relazione ad alcune denunce sporte, a partire dal 2 settembre 2008 sino al settembre 2009, da un commerciante di 28 anni di Tricase, titolare di una ditta di articoli per ufficio e per la scuola, che, dal 2006, trovandosi in difficoltà economiche, aveva accettato il prestito di 5 mila euro da uno degli arrestati, venendo poi costretto a versare, sino all'estinzione del debito, 500 euro mensili quali interessi, pari al 120 per cento annui. In queste condizioni era diventato sempre più difficile restituire il capitale e così il commerciante era stato costretto a rivolgersi agli usurai, per negoziare alcuni assegni postdatati, facendo così scattare nuovi prestiti a tassi usurari. Qualora, alla scadenza mensile non fosse stata versata la “rata”, evento che si è verificato più volte, la vittima aveva altri 10 giorni di tempo per pagare, con un incremento pari al 25 per cento (900 per cento su base annua). E' stato uno degli arrestati, Antonio Protopapa, a “procurare” un'altra vittima a Peluso. Si tratta di un impiegato di 57 anni che, con i suoi familiari, aveva avviato un'attività di ristorazione nella località balneare di Santa Maria di Leuca, trovandosi poi in difficoltà, sia per periodo di crisi che per pregresse esposizioni debitorie. In questo caso, la base di partenza fu un prestito di 20 mila euro richiesto proprio a Protopapa mentre svolgeva la sua attività di buttafuori presso il locale gestito dalla vittima. L'uomo, sentito dai carabinieri, ha confermato ciò che era emerso dagli accertamenti e cioè di essere vittima di usura da parte dei tre, rivelando le modalità esecutive del reato che sono risultate simili a quelle della prima vittima. Tutti e tre gli arrestati sono accusati, in concorso tra loro, del delitto di usura continuata ed aggravata dallo stato di bisogno in cui versavano le vittime e dall'essere soggetti svolgenti attività imprenditoriale. Salvatore Peluso dovrà difendersi anche dall'accusa di estorsione, per le minacce attuate nei confronti delle vittime, finalizzate ad ottenere ingiusti profitti consistiti negli interessi usurari. Allo stesso, già condannato per associazione di tipo mafioso, viene contestata l'aggravante delle modalità mafiose, per aver commesso i delitti con modalità operative consistite nell'evocare superiori “referenze criminali” a sostegno delle richieste di pagamento, riferendosi a stretti rapporti con il clan “Padovano” di Gallipoli, imponendo così, alle parti lese, una condizione di assoggettamento e di omertà. Cosimo Orlando, invece, dovrà rispondere anche dell'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti per aver ceduto a terzi circa 20 grammi di hashish. Nel corso dell'operazione, ad uno degli arrestati è stata sequestrata la somma di 3 mila euro e vari documenti ritenuti utili alle indagine. Gli arrestati sono stati accompagnati nella casa circondariale di Lecce dove resteranno a disposizione dell'autorità giudiziaria. Secondo i militari, almeno altri 4 imprenditori del Sud Salento, non ancora identificati, sarebbero vittime degli stessi usurai.

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