'Il Trovatore': un antico adagio senza troppo fuoco

GUARDA I VIDEO. Lecce. Si è conclusa il 18 febbraio, con un nuovo allestimento dell'opera verdiana, la Stagione Lirica del capoluogo salentino

di Fernando Greco – Foto di Claudio Longo Dopo il bellissimo “Don Pasquale” andato in scena all’inizio del mese, la Stagione Lirica leccese si è conclusa il 18 febbraio con un nuovo allestimento del “Trovatore” che ha riscosso il plauso unanime da parte di un pubblico numerosissimo durante tutt’e quattro le repliche dell’opera verdiana.

Un momento del Trovatore 1 from Salento Quotidiano on Vimeo.

Si sa, “Il Trovatore” è titolo che fa cassetta indipendentemente da tutto e che, come del resto “Rigoletto” e “Traviata”, fin dal suo esordio continua a garantire ad ogni teatro il tutto esaurito.

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Ma proprio perché si tratta di un’opera di repertorio sarebbe opportuno che ogni nuovo allestimento apportasse idee nuove, nuova linfa vitale a una materia che ogni appassionato dovrebbe già conoscere a memoria grazie al ricordo di storici allestimenti e incisioni famose.

Un momento del Trovatore 2 from Salento Quotidiano on Vimeo.

Per non parlare poi della sorprendente modernità che di tanto in tanto, nella stessa partitura verdiana, guizza sotto le forme dell’opera romantica o del romanzo d’appendice.

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L’allestimento leccese curato da Paolo Panizza si dipana senza troppa originalità, nel segno di una novella “di cappa e di spada” in cui ogni scena è pesantemente didascalica come una vecchia figurina Liebig.

Un momento del Trovatore 3 from Salento Quotidiano on Vimeo.

Peraltro l’aspetto più interessante dello spettacolo è costituito dalla scenografia, ideata dallo stesso Panizza, che si compone di un torrione cavo a due piani e di due scalinate che, cambiando di continuo posizione, caratterizzano i vari ambienti della vicenda.

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Funzionali alla messa in scena i costumi di Valerio Maggioni ad eccezione della brutta parrucca messa in testa a Manrico, interpretato dal tenore Piero Giuliacci. Nonostante l’inefficace e generica presenza scenica, il cantante ha potuto contare su una voce dotata di volume e squillo, pregevoli doti che gli hanno permesso di affrontare il ruolo con il giusto piglio eroico. Bissata la “Pira” su plebiscito del pubblico.

Un momento del Trovatore 4 from Salento Quotidiano on Vimeo.

Il soprano Dimitra Theodossiou, dopo la fugace apparizione al Festival di Sanremo del giorno prima, è giunta sul palcoscenico del Politeama per dare vita al personaggio di Leonora. Fatta salva la sua galvanizzante presenza scenica, la cantante tendeva inspiegabilmente a rallentare e prendere qualche fiato di troppo, dilatando allo strenuo i tempi già lenti dell’orchestra. Bisogna però riconoscerle un quarto atto strepitoso.

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Di ritorno a Lecce dopo “Cenerentola” e “Samson et Dalila”, il mezzosoprano Anna Rita Gemmabella ha scolpito a tutto tondo il personaggio di Azucena, forte di una accresciuta solidità vocale e scenica. Sebbene ella sia considerata generalmente una cantante rossiniana, credo in tutta sincerità che a Lecce non abbia mai cantato così bene come in questo Trovatore.

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Avendo a disposizione quest’artista, il personaggio di Azucena avrebbe meritato maggiore risalto non solo da parte della regia, ma anche da parte dell’orchestra: ad esempio, al momento dell’entrata di Azucena nel secondo atto, sarebbe stato più efficace che la musica evidenziasse una cesura più definita rispetto al precedente coro degli zingari, magari usando dei tempi più lenti per “Stride la vampa”.

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Invece l’Orchestra “Tito Schipa” diretta da Filippo Zigante, direttore artistico della Stagione, ha staccato tempi noiosamente lenti nei primi due atti tranne che in “Stride la vampa”, per poi riprendersi successivamente con un terzo atto dal carattere guerresco ed un languido quarto atto.

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Il baritono Giuseppe Altomare ha esibito il giusto phisique du role nell’affrontare il personaggio del Conte di Luna, voce di impasto caldo e potente e formidabile presenza scenica. Impagabile nei panni di Ferrando, il basso Enrico Iori ha sfoderato una straripante vocalità associata a una sorprendente vis drammatica. Nel ruolo di Ines Gabriella Stimola. Ruiz era interpretato da Walter Omaggio mentre il Vecchio Zingaro da Ciro Greco. Per quanto riguarda il Coro Lirico di Lecce preparato da Francesco Pareti, il versante maschile ha lasciato un po’ a desiderare a causa di frequenti scollamenti interni ed anche tra voci e orchestra; più corrette le voci femminili, sublimi nel loro canto a cappella fuori scena durante il secondo atto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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