NUCLEARE O RINNOVABILI: È QUESTO IL PROBLEMA?

Il dilemma energetico: tra dicotomie e approccio integrato

Efficienza o risparmio, fonti rinnovabili o energia nucleare? Questo è il dilemma energetico. Eppure molti ritengono che l’unico modo per superare il dilemma sia quello di passare da una logica “o/o” ad una “e/e” . Come ebbe a scrivere il premio Nobel Carlo Rubbia nel suo libro “Il dilemma nucleare” del 1987 “Non esistono energie facili, tutte impongono un prezzo. Il problema è di scegliere e controllare le tecnologie, non di rinunciare all’energia ma di consumarla meglio preparando l’alternativa per il futuro…”

Quando si parla di scelte energetiche, sembra impossibile superare il dualismo nucleare vs rinnovabile. Ma siamo davvero convinti che il nucleare e le rinnovabili siano due soluzioni antitetiche e non integrabili? Non sembrerebbe pensarla così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che il 25 gennaio scorso a Washington si è pronunciato in difesa delle fonti pulite, cioè quelle a basse emissioni di gas serra. Tra le energie pulite egli menziona ovviamente le fonti rinnovabili ma, a sorpresa, anche il nucleare. Quello dell’energia è un problema globale assolutamente strategico per lo sviluppo economico e sociale di qualsiasi Paese. Disporre di energia a prezzi convenienti è un fattore fondamentale che ha impatto sullo sviluppo economico, sulla competitività, ma soprattutto sulla qualità di vita dei cittadini. Più del 50% dell’energia che consumiamo proviene da paesi extra-UE e il tasso di dipendenza è in aumento. Una gran parte dell’energia arriva dalla Russia, le cui dispute con i paesi di transito hanno provocato negli ultimi anni ripetute interruzioni delle forniture. Tra i paesi del G8 solo l’Italia non ha adottato il nucleare e oggi l’energia elettrica è prodotta in gran parte dall’utilizzo di fonti altamente inquinanti e costose (olio combustibile, gas e carbone) mentre solo il 13% deriva da fonti rinnovabili come l’energia eolica o solare. Poiché le fonti rinnovabili non bastano e non sono in grado di garantire il soddisfacimento dei crescenti bisogni energetici, l’Italia si trova a dover dipendere sul piano energetico da altri Paesi che con più concretezza e meno pregiudizi ideologici hanno affrontato il problema della scelta energetica. Il dibattito sul nucleare e sulla necessità di una sua integrazione in un mix energetico ottimale si è riaperto negli ultimi anni ed è destinato ad aumentare in vista del referendum che chiamerà di nuovo gli italiani ad esprimersi su questo importante tema. Il nuovo spot firmato dal Forum Nucleare Italiano si chiude con questa domanda: “Tu sei a favore o contro l’energia nucleare o non hai ancora una posizione? “. Se in Italia ci si pone la domanda, a livello europeo, una posizione esiste, ed è rappresentata dal documento “Energia 2020” nel quale l’UE definisce le priorità nel settore dell’energia per i prossimi dieci anni. Gli obiettivi da raggiungere sono ambiziosi: abbattere del 20% le emissioni di gas ad effetto serra, incrementare del 20% l’impiego delle energie rinnovabili e limitare del 20% i consumi energetici. Ma già a distanza di un anno, di fronte ai crescenti bisogni che la società, i cittadini e le imprese esprimono, tali obiettivi rischiano di dover essere ridimensionati. Secondo i dati forniti dall’Agenzia Internazionale per l’Energia la dipendenza mondiale dal petrolio e dalle altre fonti di energia tradizionali è in crescita e passerà dall’81% al 94% nel 2035, per il carbone dal 45% al 64%, per il gas naturale dal 60% all’84%. Le conseguenze sono più pesanti soprattutto per paesi come l’Italia, che importa sistematicamente le materie prime: si calcola che il costo del gas naturale impatti per l’80% sul prezzo finale dell’elettricità, mentre l’uranio influisce solamente per il 10%. Diventa pertanto fondamentale pensare ad un mix diversificato di fonti energetiche che vada dal nucleare al solare e all’eolico, in modo da sottrarsi alla dipendenza mono-canale. Il vertice UE sull’energia appena concluso conferma quest’approccio. L’obiettivo è quello di realizzare entro il 2014 una rete comunitaria che consenta una libera circolazione dell’energia e l’apertura di un dibattito su un maggior ricorso al nucleare per diminuire la dipendenza dai paesi produttori di idrocarburi. Eventi come la crisi in Egitto incidono infatti sul prezzo del petrolio (+5%) e del gas naturale (+10%) innalzando i prezzi delle bollette. Realizzare tali ambiziosi obiettivi sarà possibile solo portando avanti parallelamente una campagna informativa che sappia rappresentare con obiettività i problemi e mettere in condizione i cittadini di valutare benefici e rischi. Certo, tra le due sfide, quella energetica e quella per una comunicazione obiettiva e non ideologica sul tema, non sono sicura che sia la prima quella più ardua da vincere!

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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