Criminalità organizzata: 30 anni per infettare l'economia pugliese

Confrontata l'evoluzione del Pil in Puglia con quello di regioni con scarsa presenza mafiosa. Al 2010, il ritardo è pari al 15%

Sviluppo economico e mafia. Un dossier della Banca d’Italia (del Servizio Studi di struttura economica) dal titolo “I costi economici della criminalità organizzata” confronta l'evoluzione del Pil pro capite in Puglia con quello di regioni in cui la presenza criminale non ha carattere endemico. Nello studio, iniziato nel luglio 2009 e stato all'attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia, si analizza l'impatto delle attività criminose sullo sviluppo dei territori nelle regioni meridionali, in particolare, Puglia e Basilicata, in cui la criminalità organizzata è comparsa o ha compiuto un salto di qualità durante gli ultimi decenni Il contributo di Bankitalia è il frutto di un accordo di collaborazione tra la Commissione antimafia e la stessa Banca, formalizzato nel novembre 2009 e il cui obiettivo è “costruire” un'ipotesi di sviluppo, individuando i settori delle attività emergenti e virtuose che da assecondare con sostegno economico e politiche di semplificazione del funzionamento burocratico. Il metodo La Banca d'Italia, per stimare i costi della criminalità organizzata, ha confrontato l'evoluzione del Pil pro capite in Puglia, dal dopoguerra a oggi, con quello di una combinazione delle regioni Molise, Abruzzo, Umbria e Veneto, in cui la presenza delle organizzazioni criminali non ha assunto carattere endemico. Sono stati anche analizzati i dati relativi all'espansione della criminalità organizzata, con riferimento all'associazione di tipo mafioso, gli omicidi e le estorsioni. E' emerso che la Puglia si colloca in una posizione intermedia tra le aree a maggiore presenza mafiosa e il resto d'Italia, con una intensificazione dei reati a partire dagli anni Settanta, periodo in cui la maggior parte delle fonti storiche e giudiziarie concordano nel collocare la crescita della criminalità organizzata in regione. Tra i fattori scatenanti, il contrabbando con la Puglia (1974 – 1975), porto naturale per i traffici verso l'Albania, Jugoslavia e Cipro e la presenza sul territorio di soggetti provenienti da altre regioni, in particolare mafiosi in soggiorno obbligato, che avrebbero favorito la nascita della Scu, la più importante organizzazione criminale operante sul territorio. Il contrabbando. “Dopo la chiusura del porto di Tangeri nel 1960 e la conseguente fine della via tirrenica delle sigarette (dal Marocco verso Marsiglia, Napoli e la Sicilia), la Puglia è il porto naturale da cui riprendere il traffico con paesi quali Albania, Jugoslavia e Cipro. L'attività è inizialmente gestita direttamente da mafia siciliana, camorra e 'ndrangheta, con l'ausilio di manovalanza reclutata sul posto. Le occasionali scorribande degli anni precedenti (per esempio in occasione di rapimenti organizzati e gestiti congiuntamente da cosche calabresi e malavita locale) si trasformano dunque in una colonizzazione stabile”. Presenza sul territorio di mafiosi provenienti da altre regioni. Oltre a quella particolarmente ingombrante di Raffaele Cutolo, che tra il 1978 e il 1979 si dedica a un'intensa opera di proselitismo in Puglia (arrivando ad affiliare alla Nuova Camorra Organizzata circa 40 delinquenti pugliesi) sono da segnalare le centinaia di mafiosi inviati al soggiorno obbligato. Tra il 1961 e il 1972 la Puglia è la regione meridionale che ne ospita il maggior numero (212); più esiguo il numero in Basilicata (72), che corrisponde però a un incidenza estremamente elevata sulla popolazione (all'incirca uno ogni 10.000 abitanti, il rapporto più alto dopo l'Abruzzo)”. I rapporti tra mafia, camorra e criminalità organizzata pugliese si consolidano anche nelle carceri (Sisde 1995). La Sacra Corona Unita è formalmente “tenuta a battesimo nel carcere di Lecce, la notte di Natale del 1981, da un malavitoso pugliese precedentemente affiliato alla ndrangheta (sempre in carcere) da esponenti delle cosche calabresi. Il Pil 1) Secondo le analisi, fra il 1950 e i primi anni 70, il Pil pro capite della Puglia è cresciuto al pari di quello di Molise, Abruzzo, Umbria e Veneto, regioni in cui la presenza delle organizzazioni criminali non ha assunto carattere endemico. 2) Lo scenario muta dalla seconda metà degli anni settanta in poi, a seguito di un progressivo rallentamento della crescita in Puglia rispetto alle altre 4 regioni. Sono gli anni dell'avvento della mafia, tra il 1975 e il 1980. 3) Il radicamento della criminalità organizzata coincide con il passaggio “da un sentiero di crescita elevata a uno inferiore, che si traduce nell'accumulo di un significativo ritardo durante i decenni successivi”. Ritardo pari al 15% del 2010.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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