Deportato e sfruttato. Una medaglia all’onore

Casarano. Luigi Giuseppe Rainò ha ricevuto dal presidente della Repubblica una medaglia per le deportazioni subìte nei lager nazisti. La consegna in una cerimonia ad hoc

Una medaglia appuntata sul bavero della giacca o esposta, come un trofeo, sullo scaffale di una libreria, certamente non basta per narrare la sua storia. Perché se anche lui la racconta, chi la ascolta oggi non può capirla, per come effettivamente andò. Però quella medaglia d’onore, inviata a Luigi Giuseppe Rainò direttamente dal presidente della Repubblica, ha un valore senza pari, in quanto è il simbolo della sofferenza patita ma superata, con orgoglio, in nome della pace. Quella medaglia ricorda la deportazione subìta dal signor Rainò, internato nei lager nazisti e destinato al lavoro coatto per l’economia di guerra nell’ultimo conflitto mondiale. Ieri Ivan De Masi e Francesca Fersino, sindaco e vicesindaca di Casarano, hanno consegnato all’eroe cittadino il suo riconoscimento, nell’ambito di una cerimonia organizzata ad hoc alla quale ha preso parte anche il consigliere Giuseppe Panico. “L’esempio che ci viene fornito dal nostro concittadino – hanno commentato – deve fungere da stimolo per tutti noi, in particolar modo per le giovani generazioni. La straordinaria storia di Luigi Rainò, infatti, deve essere da monito affinché si affermi concretamente quella cultura di pace di cui tutti noi dobbiamo essere i costruttori ed i promotori”. Luigi Giuseppe Rainò, nato a Casarano il 28 aprile 1920, è stato soldato mitragliere, matricola 9011, del Distretto militare di Lecce. Ha partecipato, dal 6 aprile 1941 all’8 settembre 1943, alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera Italo-jugoslava, al comando II Reggimento Fanteria “RE”. Catturato a Fiume nel settembre 1943 ed internato nel campo di concentramento di Kroner, nei pressi di Gottingen, è stato destinato al lavoro coatto presso una fabbrica di locomotive per riparazione ruote. Nel settembre del 1945 è stato liberato dagli Alleati.

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