Inaugurazione anno giudiziario. ‘Su corruzione e peculato non si indaga a sufficienza'

La denuncia di Mario Buffa, presidente della Corte d’Appello: “Ecco perché nel 2010 non risulta alcun reato contro la pubblica amministrazione”

LECCE – “Sul pessimismo della ragione tento di far prevalere l’ottimismo della volontà”. Si è aperto con questa citazione di Gramsci il lungo intervento con cui il presidente della Corte d'appello, Mario Buffa, ha dato il via all'inaugurazione dell'anno giudiziario nell’aula magna del palazzo di giustizia di Lecce. Nelle venti pagine di relazione il presidente ha scandagliato i mali di una giustizia che solo “un profondo spirito di sacrificio” può contrastare. Evidente il richiamo alle carenze di organico presenti nella magistratura e nel personale amministrativo. “Che la giustizia non funzioni o meglio funzioni male è risaputo”, commenta Buffa, che però sottolinea come “alla Corte d’appello nel giro di due anni abbiamo dimezzato i tempi di durata dei procedimenti civili e penali”. D’altro canto quello dei lunghi tempi processuali è da sempre uno punti deboli della giustizia nostrana. Nel distretto di Corte d’appello (che comprende le province di Lecce, Brindisi e Taranto) è il Tribunale di Brindisi quello più veloce nella definizione dei procedimenti, mentre la maglia nera spetta a quello del capoluogo jonico. Una critica che Buffa rivolge non solo a quel Governo spesso assente, da cui sarebbe invece necessario ricevere interventi fermi e decisi, ma anche e soprattutto agli amministratori locali. Il riferimento inevitabile è ai palazzi di via Brenta, sede del polo della giustizia civile a Lecce. Proprio all'indomani dell'udienza preliminare che ha visto il rinvio a giudizio dei dodici imputati coinvolti nell'inchiesta sull’affaire dei palazzi, Buffa pone l’accento sulla necessità di reperire una nuova sede in cui trasferire gli uffici della giustizia civile. In tema di strutture menzione a parte merita la situazione delle carceri, che “va divenendo sempre più drammatica e inaccettabile per un paese civile”. “Il sovraffollamento degli istituti di pena – scrive Buffa – è d’ostacolo all’attuazione di un serio programma trattamentale e toglie al detenuto qualsiasi prospettiva di recupero, portando così alla disperazione e a condotte di protesta o addirittura ad atti di autolesionismo e al suicidio”. In merito alla tipologia dei reati commessi il presidente della Corte d’appello si interroga su quella che “è stata almeno apparentemente una caduta verticale dei reati contro la pubblica amministrazione”. Nel corso del 2010, infatti, non risulta definito né pervenuto alcun processo per corruzione o peculato. “Non se ne commettono più perche in Italia sono diventati tutti improvvisamente onesti – si domanda Buffa – o su questo tipo di reati non si indaga più a sufficienza perché nei giudici è subentrata una sorta di demotivazione o comunque è più difficile indagare?”. “La comune percezione – prosegue il presidente – è che la corruzione in Italia è fenomeno pericolosamente e oltre ogni possibile immaginazione diffuso, come dimostra l’analisi del Governatore della Banca d’Italia, che ne ha anche denunziato i diretti condizionamenti allo sviluppo dell’economia”. Non è un caso, probabilmente, che alcune delle principali inchieste della Procura di Lecce su questa tipologia di reati, sia stata condotta da due sostituti procuratori come Tramis e D’Agostino, da qualche tempo trasferiti in altre sedi. Altro tema caldo affrontato dal presidente Buffa è l'informatizzazione degli uffici. “Non si sono fatti grandi passi in avanti: particolarmente arretrata è la situazione della sede distaccata di Taranto, dove fino allo scorso anno si faceva ancora uso, nella cancelleria penale, dei registri cartacei, roba dell’età della pietra”. “Nessun aiuto ci è venuto in questo senso – commenta Buffa – dalla Regione Puglia, nonostante l'impegno di qualche anno fa del presidente Vendola rinnovato più recentemente dalla vicepresidente Loredana Capone”. Assai significativo anche l’intervento del procuratore generale Giuseppe Vignola, che ha auspicato, a proposito della riforma della giustizia, provvedimenti “non vendicati o punitivi quanto piuttosto riforme funzionali e veramente in grado di portare a un migliore funzionamento della giustizia la cui situazione generale – ha commentato Vignola citando Ennio Flaiano – è grave ma non è seria”. “Il magistrato – ha proseguito il procuratore generale – deve avere coscienza del mondo che gli sta attorno, altrimenti rischia di diventare, come sosteneva Weber, un distributore automatico di diritto vincolato alla pura interpretazione di codici e leggi. Il giudice non deve fare giustizia ma amministrarla”. Articolo correlato: Inaugurazione anno giudiziario 2010. Le toghe lasciano l’aula

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