Concorsi. Il Tar: 'Quote rosa in commissione'

Il Tar Lazio pone l’accento sulla necessità di trasparenza nei concorsi comunali e sulla presenza di almeno una donna tra i commissari

“La trasparenza nei concorsi dovrebbe essere un fatto normale, ma si sa che in Italia che paese normale non è, tale requisito diviene un optional anche se il concorso è stato già anato dal Consiglio di Stato”. Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta la sentenza n. 42/2011 del Tar Lazio, con la quale è stato espresso il principio secondo cui quando un concorso viene anato, il Comune deve sostituire tutti gli esaminatori, rivolgendosi ad esperti esterni all’ente, e garantire la presenza di almeno una donna nella nuova commissione giudicatrice. La vicenda trattata nella sentenza nasce da un concorso per un posto di lavoro in un Comune, anato dal Consiglio di Stato perché uno dei candidati aveva violato le regole dell’anonimato della prova avendo lasciato dei segni di riconoscimento nel proprio elaborato. L’amministrazione locale nel procedere con il nuovo concorso aveva confermato gli esaminatori uscenti, interni all’ente, tranne due commissari che nel frattempo erano andati in pensione e venivano pertanto sostituiti da altri dirigenti interni. Il ricorrente ha così contestato la procedura di nomina dei “nuovi” commissari ritenendola non rispettosa dei criteri di trasparenza. Convinzione confermata dalla corte amministrativa: secondo i giudici del Tar i nuovi esaminatori sarebbero dovuti essere tutti esterni all’ente, dal momento che l’anamento del precedente concorso era stato dettato dall’ovvio sospetto che la prima commissione avesse favorito il vincitore della prova. Peraltro i giudici amministrativi hanno imposto al Comune di inserire almeno una donna nella composizione della nuova commissione al fine di garantire le pari opportunità.

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