Carceri. Uil : in Puglia un 2010 di morte, proteste e violenze

Al 31 dicembre in regione erano presenti 4599 detenuticon una media di sovraffollamento al 81,9% che proietta la Puglia quale realtà con il più alto tasso di affollamento penitenziario

A raccontare il dramma penitenziario sono i numeri. Così commenta Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, di fronte alla diffusione di alcuni dati che aiutano a comprendere in quali criticità si dibatta il sistema penitenziario regionale. Al 31 dicembre in regione erano presenti 4599 detenuti (4374 uomini, 225 donne), con una media dell’indice di sovraffollamento attestata al 81,9% che proietta la Puglia quale realtà con il più alto tasso di affollamento penitenziario. Il carcere di Bari (123,6%) è la struttura più affollata della regione; seguono Lecce (120,2 %)e Taranto (101 %). Pubblicati anche i dati relativi agli eventi critici verificatisi nel corso del 2010 negli istituti regionali Nel 2010 nei penitenziari della Puglia si sono registrati sette suicidi (2 a Foggia e Lecce; 1 ad Altamura, Brindisi e Lucera). Sono, altresì stati posti in essere 100 tentati suicidi (48 nel solo carcere di Lecce). Gli atti di autolesionismo assommano a 442 (214 solo a Lecce). I detenuti che hanno fatto ricorso, in segno di protesta, a scioperi della fame sono risultati essere 357. Gli atti di aggressione perpetrarti in danno di poliziotti penitenziari, a dimostrazione di una pericolosa deriva violenta, assommano a 21 (5 a Foggia e Lecce; 4 a Bari; 2 a Brindisi, Taranto e Trani; 1 a Turi) Il futuro preoccupa, e non poco, la Uil anche perchè, dice Sarno, “nemmeno Nichi Vendola ci pare molto interessato alla drammaticità della situazione penitenziaria. Da leader nazionale di Sel dovrebbe porsi e porre il problema. Da Presidente della Regione deve prendere atto come la Puglia sia la punta più alta dell’iceberg penitenziario, condannato ad una inevitabile deriva. Invece ascoltiamo solo il suo silenzio, uguale a quello degli altri. Non abbiamo mai taciuto rispetto alle gravi criticità che investono alcuni istituti pugliesi. Sono ben note le nostre denunce e le nostre iniziative per sensibilizzare gli amministratori e la stampa sulla incredibile realtà di Lecce, che è uno dei dodici istituti in Italia ad ospitare più di mille detenuti. Analogamente le situazioni di Foggia, Taranto e Bari debbono essere costantemente monitorate e tenute sotto stretta osservazione. Purtroppo ancora non è stato assegnato un Provveditore Regionale effettivo e questo complica, non poco, le cose perché non si riesce a risolvere nemmeno il risolvibile anche se occorre dare atto al Provveditore reggente di non lesinare sforzi ed impegno. Recentemente sono stato in visita a Taranto che rappresenta una vera vergogna nazionale. E non è solo una questione, reale, di pericoli di crolli. Le condizioni strutturali di quell’istituto ci portano a dire che lì è stata bandita la dignità umana. Per chi ci vive e chi ci lavora”. “Ma non disperiamo : ci piace credere – conclude polemicamente il leader della Uil Pa Penitenziari – che qualcuno, prima o poi, si accorga di questo dramma. Semmai in prossimità di qualche campagna elettorale“. Il carcere di Lecce in numeri Capienza regolare: 659 Presenze al 31 dicembre 2010: 1451 Esubero presenze: 792 Indice di affollamento: 120,2 Suicidi 2010: 2 Tentati suicidi 2010: 48 Atti di autolesionismo: 214 Aggressioni polizia penitenziaria 5 Scioperi della fame: 194 27 novembre 2010 – Carcere di Lecce: per il Sappe è invivibile di Andrea Gabellone Secondo il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, 7 metri quadrati sono lo spazio minimo sostenibile per un un detenuto in cella. Ad oggi, la Casa Circondariale di Borgo San Nicola può garantire ad ogni recluso non più di 3 metri quadrati. Federico Pilagatti, Segretario nazionale del Sappe – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – comunica, per l'ennesima volta in pochi mesi, che le condizioni di vivibilità nel carcere leccese sono ben al di sotto dell'essenziale. I diritti umani fondamentali sono, così, calpestati da un'incurante Amministrazione Penitenziaria che continua a sfondare i limiti del consentito, convertendo le celle in piccoli lager. I posti disponibili sarebbero, a norma di legge, circa 660; oggi siamo a quasi 1500 presenze. Lo sguardo è spesso rivolto altrove e c'è la tendenza a ignorare o dimenticare che, a casa nostra, si sta consumando una vera e propria tortura di massa. Le norme igienico-sanitarie sono un lontano miraggio: persone affette da patologie, anche gravi, che non ricevono i trattamenti adeguati, le temperature estive che superano i 50 gradi, i 9 metri quadrati di una cella con tre detenuti dentro, compreso il water ed il letto a castello a tre piani che costringe qualcuno a dormire con la fronte a 30 cm dal soffitto. A tutto questo si aggiunga una situazione insostenibile per gli operatori penitenziari: alcuni poliziotti lavorano da soli, senza alcun aiuto, in sezioni detentive lunghe 50 metri e con circa 70 detenuti. Il Sappe ha già fatto sapere che, a giorni, il personale inizierà uno sciopero della fame se non saranno presi dei provvedimenti al riguardo. Le autorità locali sono da tempo a conoscenza di questa drammatica realtà e sarebbe bene che intervenissero prima di contribuire, ancora una volta, ad infoltire la lista dei morti nelle carceri italiane. 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