Colitti jr: ‘dire la verità e credere nella giustizia’

Un pianto a dirotto, tra singhiozzi, abbracci e una gioia incontrollabile. Così lunedì sera, subito dopo l’assoluzione, si è chiuso il giorno più lungo di Vittorio Luigi Colitti, il diciannovenne imputato nel processo per l’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’Italia dei Valori assassinato a Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. Il giorno dopo Colitti junior ha recuperato quella compostezza e quella serenità che lo hanno contraddistinto durante tutto il processo e i quasi dieci mesi di custodia cautelare. La sua è la faccia di un ragazzone come tanti, con la voglia di dimenticare una brutta esperienza che lo ha segnato e tornare alla vita di sempre, prima che il delitto Basile entrasse prepotentemente nella sua vita. Lunedì sera per lui è finito un incubo ed è iniziata una nuova storia: “Ora voglio solo recuperare il tempo perduto” dice con voce ferma e grande convinzione il 19enne ugentino. Il mio obiettivo è diplomarmi e trovare lavoro. Il mio sogno è fare il cuoco”. Protetto e sostenuto dalla sua famiglia, papà Stefano e mamma Vittoria, dalla sua ragazza e da tanti amici, Vittorio Colitti ha sostenuto a testa alta un processo lungo e complesso, che ha messo nudo la sua vita. Lui, però, cerca di trarre insegnamento da questi mesi difficili: “Ho imparato che nella vita bisogna sempre dire la verità e credere nella giustizia – spiega Vittorio –. Mentendo sull’orario del mio ritorno a casa quella tragica sera, ho sbagliato, ma non avrei mai pensato che la cosa potesse avere simili conseguenze e arrivare fino a tal punto. Non mi sarei mai aspettato di essere accusato di omicidio. Avevo solo tanta paura per me e la mia famiglia, qualcuno diceva che gli assassini potevano avermi visto”. Sono stati mesi molto duri per lui, segnati anche dalla esperienza in carcere: “Durante la mia detenzione mi sono confrontato con realtà molto diverse dalla mia, un mondo che non conoscevo. Mi sono trovato in prigione da innocente, ma ho cercato di guardare avanti e continuare ad avere fiducia nei giudici e soprattutto nei miei avvocati”. Un pensiero va anche a don Stefano Rocca, l’ex parroco di Ugento, divenuto suo malgrado figura centrale dell’inchiesta: “Siamo convinti che le sue preghiere siano servite a far emergere quella verità che lui ha sempre cercato con tanta forza e convinzione. Gli siamo vicini”. Il pensiero di Stefano Colitti, invece, va inevitabilmente anche al papà Vittorio, destinatario nei giorni scorsi di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere e ricoverato in ospedale a causa delle gravi condizioni di salute: “Sono felicissimo per mio figlio – spiega –, anche se si tratta una gioia a cui si contrappone il dolore per mio padre. Speriamo di poter festeggiare quanto prima la sua liberazione. Non riesco a capire un tale accanimento verso delle persone innocenti”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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