Guerriglia romana: ecco i video

Già dalla mattina si respirava tensione, tra blindati e agenti in assetto antisommossa e con un costante rumore di sirene ed elicotteri nelle orecchie. Intanto a Montecitorio si votava

di Andrea Gabellone “Una rivolta è in fondo il messaggio di chi non viene ascoltato”. Questo diceva Martin Luther King negli anni '60. Quasi cinquant'anni dopo, in Italia, dopo una giornata di furiosa guerriglia nel cuore della capitale, dovrebbe forse esserci qualcuno disposto a riflettere su queste parole. Già dalla mattina, qui a Roma, si respirava tensione, tra blindati e agenti in assetto antisommossa e con un costante rumore di sirene ed elicotteri nelle orecchie. La grande manifestazione prevista in mattinata comprendeva studenti, centri sociali, associazioni e sindacati, mentre tra Palazzo Madama e Montecitorio si giocava, sfacciatamente, tutt'altra partita. Tuttavia, la chiave di svolta della giornata era proprio nei palazzi del potere. Tutto si era svolto nella più completa normalità fino alle prime notizie sul voto di fiducia della Camera al Governo Berlusconi. Erano le 13:40. Da quel momento, la lunga giornata di Roma prendeva tutta un'altra piega. I bilanci sono eloquenti: più di 40 feriti tra i manifestanti, 6 veicoli (tra cui un blindato della Guardia di Finanza) e 15 cassonetti bruciati, numerosi assalti a banche e negozi. Fonti governative parlano di 50 feriti tra le forze dell'ordine e 450 mila euro di danni. In alcune vie del centro c’è stata una vera e propria battaglia, con sassaiole da una parte e cariche scriteriate dall’altra. Gli incendi, uniti ai lacrimogeni, hanno reso l’aria irrespirabile per interi isolati. In Piazza del Popolo siamo rimasti, insieme ad altre sei o sette persone, chiusi (saracinesche comprese) per venti minuti in un bar, mentre fuori si distribuivano manganellate senza nemmeno un’ombra di discernimento. Sarebbe stato bello non arrivare a questo punto; ma se nel Parlamento di un Paese cosiddetto “civile” c'è qualcuno capace di vendere la propria dignità in cambio di denaro, qualcuno che scatena risse da bar di terz'ordine, qualcuno che si dice “fascista”, qualcuno che si esprime, primitivamente, solo a “vaffanculo” e dita medie, qualcuno che, condannato per associazione mafiosa, decide ancora sul futuro dei cittadini, appare quantomeno bislacca l'idea, da parte di quegli stessi individui, di voler impartire lezioni di bon ton e civiltà ad un popolo ormai giunto ai limiti della pazienza. C’è da augurarsi che le cose cambino in fretta, e le cose da cambiare iniziano ad essere tante, troppe. Per gli studenti e gli operai, per i disoccupati e le imprese, per le famiglie di ogni tipo, conviventi, omosessuali, “normali”. C’è da augurarsi che qualcuno abbia voglia di capire e di ascoltare un Paese ormai stanco di sopportare di tutto, oltre la crisi. C’è da augurarsi, semplicemente, giorni migliori di questo.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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