Mafia verde: al via un'iniziativa popolare

“Contro Tutte le Mafie” promuove una campagna ambientalista per un sistema nazionale di tutela dei diritti del cittadino contro l’inquinamento

L'“Associazione Contro Tutte le Mafie”, onlus e apolitica, promuove una campagna di cittadinanza attiva ambientalista per un sistema nazionale di tutela dei diritti del cittadino contro l’inquinamento. Scrive il presidente Antonio Giangrande che le cause civili collettive per il risarcimento danni da inquinamento dell’aria e delle acque e alla persona (biologici, morali e per “il patema d’animo”) e l’obbligo per le amministrazioni locali di emettere ordinanze attinenti oneri per le grandi aziende a titolo di indennità di ristoro civico e di servitù industriale, dovuto al loro esercizio, quantunque l’inquinamento sia o fosse al di sotto del limite legale, porterà un senso di legalità in un territorio martoriato. Fermo restando la prescrizione per le aziende di adeguarsi ai limiti di emissioni inquinanti. Fondamentali anche le proposte normative a favore della raccolta differenziata dei rifiuti. Il riciclaggio apre un nuovo mercato, in cui nuove piccole e medie imprese recuperano i materiali riciclabili per rivenderli come materia prima o semilavorati alle imprese produttrici e di beni. Un mercato che si traduce pertanto in nuova occupazione. Se al ricavo effettuato dalla vendita dei materiali riciclati si destinasse anche il risparmio effettuato dalla mancata raccolta e smaltimento dei medesimi materiali, vi sarebbe un incentivo per nuovi posti di lavoro e una raccolta più efficace porta a porta. E ancora, la depenalizzazione dello smaltimento dei residui di potatura: una iattura per i contadini. Senza l’obbligo a carico degli agricoltori, sarebbero le imprese di smaltimento a proporsi per la raccolta e smaltimento senza oneri. Essenziale è anche l'uso del fotovoltaico domestico. Dietro al fotovoltaico, ribadisce il presidente, – entrato nell’immaginario collettivo come una fonte di energia alternativa ed ecologica – hanno costruito un sistema intenzionalmente contorto e complesso per fare, ancora una volta, dell’energia un business, ai danni dei cittadini e dello Stato stesso. Al momento dell’acquisto dell’impianto, viene sottoscritto un “mutuo chirografario” di 20 anni, ad un tasso del 5-6%, grazie al quale la Banca anticipa l’intera somma del costo dell’impianto e poi si rifà sulle somme trasferite dal Ministero, se il progetto è approvato. Il punto critico viene allo scoperto proprio esaminando questo “piccolo” particolare, in quanto l’acquisto dell’impianto implica direttamente la sottoscrizione del mutuo, ma non necessariamente l’attribuzione degli incentivi statali, la cui concessione si ha solo dopo che l’impianto diventa funzionante e deve comunque scontare la valutazione delle condizioni esistenti. Nel momento in cui, dunque, si acquista l’impianto, viene subito acceso il mutuo, che non sarà collegato alla pratica inoltrata presso il Ministero: i due contratti vengono ad esistere in momenti diversi, e le vicende dell’uno non possono influire l’esito dell’altro. In altre parole, qualora lo Stato non conceda il finanziamento o interrompa il trasferimento perché “le quote energetiche” sono state tutte aggiudicate, il mutuo non cesserà di esistere e incomberà sul soggetto che lo ha sottoscritto, unico e solo debitore “chirografario”, ossia responsabile personalmente e con i suoi beni. Nel meccanismo è stata prevista anche una forma di “copertura assicurativa” in caso di furto o di guasto dell’impianto, che potrebbero portare all’interruzione dei trasferimenti dello Stato. Perché l’Enel non comincia già da domani a fornire ad ogni famiglia un impianto fotovoltaico, acquistando dai cittadini l’energia, investendo così nella “produzione diffusa” e non in quella concentrata in obsolete centrali termoelettriche?. Per info: www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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