Le detenute di Lecce fanno cappelli per Borsalino

La storia della domenica. “Officina Creativa” è una cooperativa sociale no profit nata nel 2007. Con il marchio “made in Carcere” 18 detenute producono borse che in poco tempo hanno fatto il giro del mondo. E oggi arriva la collaborazione con Borsalino

Prendete una top manager bancaria, ideatrice, creatrice ed organizzatrice del primo modello di Banca telematica multicanale in Italia, la Banca 121. Poi prendete gli scarti della produzione del settore Tac, stoffe e pelli anche pregiate. Infine lasciate che ad amalgamare il tutto sia un gruppetto di detenute a Borgo San Nicola, in quel di Lecce e nel carcere di Trani. Detenute comuni, ma anche donne condannate per omicidio o associazione mafiosa. Date loro la possibilità di librarsi, con l’estro creativo, di superare ogni barriera, di sognare con le mani. Ecco “Officina Creativa”, società cooperativa sociale no profit nata nel 2007, con capitale sociale 29mila euro. Con il marchio “made in Carcere” oggi 18 detenute producono borse che in poco tempo hanno fatto il giro del mondo. E più i loro prodotti si affermano e vendono ‘liberati’ sul mercato internazionale più quelle donne si caricano di entusiasmo. Lavorano in sei in ogni laboratorio, in tutto tre. Sono assunte con contratti a tempo determinato e sono dipendenti della cooperativa. Dentro, si produce un fatturato di 300mila euro l’anno. Fuori, i volontari della cooperativa curano marketing e comunicazione. Dal 2007 a oggi hanno avuto rapporti di lavoro con “Officina creativa” 26 detenute: di queste alcune hanno scontato la pena e lavorano da esterne. In carcere imparano il mestiere con cui, anche dietro le sbarre, possono contribuire a mantenere i figli e che, forse, una volta fuori, le aiuterà a cambiare vita. E’ proprio questa la vision dell’idea imprenditoriale di Luciana Delle Donne, 51 anni, l’artefice del piccolo grande miracolo di “Made in Carcere”, recentemente nominata Ambasciatrice delle imprenditrici pugliesi in Europa: dare una secondo possibilità di vita a materiali e persone. Che la vita di un essere umano possa rinascere come un tessuto, invece di essere ‘scarto’, è un principio semplice eppure difficile da mettere in pratica. La stessa amministratrice ha finanziato lo start up di tasca sua, con 100mila euro. Poi piccoli aiuti attinti dai progetti della Comunità europa, piccoli sussidi per l’acquisto di parte degli arredi esterni e l’incentivo all’occupazione per le prime dieci risorse assunte. “Eravamo veramente 4 gatti – ricorda Delle Donne – all’inizio di questa magica esperienza avevamo formato dieci detenute nel carcere di Lecce e poi con l’indulto sono uscite tutte. Una mattina sono andata e non c’erano più. Non erano evase in blocco, ma avevano usufruito tutte dell’ indulto. Tranne una, e così, invece di mollare, per le complessità del luogo e delle situazioni, abbiamo ricominciato”. “Indispensabile – continua – la grande disponibilità della direttrice del carcere, Anna Maria Piccinni, che ha sempre creduto nel progetto, sostenendoci e anzi spronandoci a fare di più e meglio”. Grandi aziende della moda inviano in carcere i ritagli dei loro tessuti: per loro è un risparmio, perché non si accollano i costi di smaltimento, per le detenute è la materia prima che trasformano con ago e filo. C'n'C (Costume national) di Ennio Capasa, Meltin'pot di Romano spa, Suaria di Bari, il Consorzio Mare di Moda, fino a Krizia e Miroglio Tessile: i loro tessuti entrano in carcere per ‘rinascere’. Ma Officina creativa non raccoglie solo tessuti: la concessionaria della cartellonistica pubblicitaria Maxima, che opera in tutta Italia, darà i cartelloni in pvc per farne borse della spesa e cesti per contenere la raccolta dei rifiuti differenziata. Molti i clienti istituzionali, in primis la Regione Puglia, che utilizzano le shopping bag di “Made in Carcere” come gadget in occasioni dei convegni. Perché anche il gadget non sia frivolo e non sia butti via dopo il primo utilizzo, ma abbia, come tutto in questa storia, una seconda possibilità. Il gruppo Megamark per esempio ha scelto delle ‘presine’ coloratissime per regalare un gadget ai clienti in occasione di un evento inaugurale di nuove attività in circa 60 nuovi punti vendita. Ironia e autoironia nei nomi con cui si etichettano i prodotti: “L’inseparabili” e “L’angelo custodia”. E oggi arriva la collaborazione con Borsalino. Una nuova linea presentata a Milano presso la Fondazione Borsalino. I prodotti realizzati per Borsalino verranno venduti attraverso la catena di negozi della maison e con il ricavato saranno acquistate macchine da cucire da donare alle detenute una volta scontata la pena. “Made in carcere” realizzerà dei pezzi unici, coloratissimi, ottenuti con un vero e proprio mosaico di micro ritagli di stoffe e pelli, che ogni giorno andrebbero al macero. Da qui nascono tre linee di borse e cappelli “Fifì”, “Come ti senti” e “Palla al piede”: simpatiche e originali borse della linea fashion, anche borse gioiello, associate a bracciali o collane, o portachiavi a forma di… manetta. Autoironia: “Le detenute spesso scherzano sulla loro condizione – dice Delle Donne – ma non chiediamo mai quali sono stati i propri reati. Si lavora e ci si diverte, si beve caffè e si ascolta buona musica. Lì c’è un concentrato di dolore e sofferenza, mitigato dai colori e dall’impegno lavorativo”. I nuovi modelli vengono condivisi e anche da una cucitura fatta male, può scaturire una nuova idea. Il contratto lavorativo prevedere anche le ferie, ma le detenute non le fanno volentieri, dovendole trascorrere in una cella “tre passi per due”, come è stata definita da una detenuta. Il carcere di Lecce infatti è tra i più affollati d’Italia. E se l’aria manca, le artigiane di “made in Carcere” respirano, almeno nelle sei ore giornaliere previste dal contratto nazionale, fantasia e speranza. Info su http://www.madeincarcere.it/

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati