Rianimazione a Gallipoli: no all'ennesia cattedrale nel deserto

Lo afferma il consigliere regionale del Pdl Antonio Barba. E' doveroso riaprire un reparto chiuso da cinque anni e pronto a essere utilizzato

“Il reparto di rianimazione dell’ospedale di Gallipoli non può e non deve rimanere inoperativo per altro tempo. Gli anni che si sono sprecati bastano e avanzano”. E' l'appello del consigliere regionale del Pdl, Antonio Barba che, durante questa settimana, presenterà un’interrogazione al Presidente Nichi Vendola e all’Assessore alla Sanità, Tommaso Fiore per sapere se non ritengano doveroso intervenire al fine di riaprire un reparto chiuso da cinque anni e che potrebbe fornire al bacino d’utenza servito dal nosocomio jonico ben otto posti letto. Secondo il consigliere, per una città come Gallipoli e per la sua area territoriale di riferimento, che decuplicano i loro abitanti nel periodo estivo, è cosa quanto mai necessaria e non più procrastinabile. “E invece – dice Barba – a mo’ dell’ennesima cattedrale nel deserto, assistiamo alla gravità di un reparto di rianimazione in tutto e per tutto pronto all’uso, i cui software vengono trimestralmente aggiornati, che rimane fermo e inoperoso, incapace di rispondere alle domande e alle richieste di salute pubblica del territorio. Da me incontrati varie volte alcuni operatori medici e paramedici hanno garantito che con poche decine di migliaia di euro questo reparto diventerebbe una struttura all’avanguardia in grado, finalmente, di rispondere ai bisogni dei cittadini e dell’interland tutto. Lungi da noi qualsiasi polemica di carattere politico! Per chi ha il dovere di rappresentare le istanze e le esigenze di un territorio, le questioni devono essere affrontate in maniera puntuale, a prescindere dal colore del governo politico a cui ci si rivolge. L’inattività del reparto di rianimazione dell’ospedale di Gallipoli è, tuttavia, un inno allo spreco che tutti insieme dobbiamo affrontare e risolvere se vogliamo restituire credibilità all’istituto della rappresentanza politica e rendere un servizio alla comunità”.

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