Fotovoltaico in Masseria Miggianello: le associazioni protestano

 

Prevista per oggi la cerimonia di inaugurazione dell’impianto. Il Coordinamento Civico e Save Salento: “Nulla da festeggiare”

Il Coordinamento Civico, rete locale di oltre quaranta comitati e associazioni a difesa del territorio e della salute, e l’associazione Save Salento (Salviamo il Salento) intervengono con urgenza sulla questione della cerimonia di inaugurazione-presentazione al pubblico del mega impianto fotovoltaico di Masseria Miggianello, in feudo di Scorrano e Botrugno, prevista per oggi. “Ben 45 ettari – si legge nel comunicato congiunto – oltraggiati pesantemente dall’immensa distesa di cavi, operazioni di movimentazioni terra, pannelli di silicio e tralicci metallici infitti al suolo, a migliaia, mentre l’associazione nazionale Italia Nostra onlus, che difende interessi diffusi, tentava con tutte le sue forze di fermare lo scempio in corso, con manifestazioni ed il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) Puglia, sezione di Lecce”. “Il Tar – continua la nota – aveva sospeso i lavori di cantiere, per poi pronunciare sentenza di blocco definitivo dell’impianto, denunciandone l’illegittimità, nero su bianco, relativa agli escamotage adottati dall’azienda per evitare procedure autorizzative più laboriose, lunghe, costose e incerte; procedure che rischiavano di vanificare gli sforzi preliminari compiuti per la realizzatone del grande impianto, e i ritorni del maxi-investimento, a causa del rischio di ritardi temporali che avrebbero impedito l’accesso agli iper-incentivi statali per le energie rinnovabili, stanziati in una finestra temporale dall’incerta proroga. Nella loro sentenza, i giudici del Tar Lecce, hanno confermato quanto denunciato da Italia Nostra, attraverso il suo avvocato, Donato Saracino: la società proprietaria dell’impianto aveva artatamente frammentato il vasto impianto, della potenza complessiva superiore ai 10MW, in 4 sottoimpianti adiacenti, creando per essi apposite sotto-società, da essa interamente partecipate, ma dai nomi differenti, mascherando così l’intero impianto agli occhi della ‘acefala’ burocrazia della Regione Puglia, presentando a essa richieste autorizzative separate per i diversi sottoimpianti e legittimando, così, da parte della Regione, la non sottoposizione a Via, la Valutazione di Impatto Ambientale, dell’intero impianto, procedura all’epoca non applicabile per impianti inferiori ai 10 MW, per una deregolamentazione di dubbia costituzionalità, voluta dalla stessa Regione Puglia. Da poco, la Regione, a seguito delle forti proteste e denunce, ha dovuto imporre la procedura di Via obbligatoria per ogni impianto fotovoltaico di potenza superiore ad 1MW. Una burocrazia regionale volutamente “acefala” perché ben aveva gli strumenti per accorgersi dell’adiacenza spaziale dei diversi sottoimpianti nel podere di Miggianello, che si sarebbero comunque dovuti sottoporre, pertanto ed almeno, ad una complessiva Valutazione Ambientale Integrata, pure questa gravemente disattesa, con responsabilità forti da parte della stessa Regione Puglia. L’efficacia della sentenza del Tar, ai fini della salvezza del territorio, è stata ostacolata, per alcuni cavilli amministrativi, dal pronunciamento successivo del Consiglio di Stato. Non solo, gravi sono le responsabilità anche del Comune di Scorrano, cui la società, nella frammentazione del maxi-impianto, ha presentato richieste autorizzative per più sottoimpianti, di potenze, ciascuno, inferiori ad 1MW, per i quali una legge regionale, poi anche giudicata incostituzionale e con la quale la Puglia ha deregolamentato e permesso ‘la grande speculazione della Green Economy industriale di mega-eolico, mega-fotovoltaico e biomasse’, la L.R.31/2008, rendeva possibile realizzarli con semplice Dia, Dichiarazione d’Inizio Attività, presentata al solo comune territorialmente competente. Ma nei casi di più Dia, presentate da parte della stessa azienda allo stesso comune, questa procedura era ovviamente illegittima, poiché si trattava di un mero ulteriore escamotage di frammentazione strumentale, per evitare l’Autorizzazione Unica regionale, più laboriosa, richiesta per impianti di potenze superiori a 1MW. Il Comune di Scorrano aveva tutti gli strumenti per accorgersi di tutto questo e per denunciarlo, invece si è costituito in giudizio con soldi pubblici a difesa della ditta privata. Oggi chiediamo alle autorità pubbliche, alle forze dell’ordine, ai sindaci ed amministratori dei comuni interessati, quello di Scorrano, di Botrugno, di Muro Leccese e di Sanarica, alle autorità politiche della Regione Puglia e della Provincia di Lecce, ed ancor più a quelle religiose, di avere rispetto per il territorio, per i loro cittadini, e per le Istituzioni che rappresentano, al fine di non presenziare alla cerimonia di inaugurazione dell’impianto di Miggianello. Scriverebbero una brutta pagina della loro storia personale, ma soprattutto per il nostro territorio; già, ovunque, si porta a derisione, con triste ironia, quanto avvenuto a Lequile, dove il locale sindaco ha, pochi mesi fa, inaugurato, striscia tricolore al collo, un impianto di tre ettari di pannelli fotovoltaici, in piena area agricola, di una ditta austriaca, inneggiando a vaghi legami storici di buone relazioni tra il paesino pugliese e la civiltà austriaco-tedesca. Così, ancor più penoso il gesto di benedizione da parte di un parroco di Lequile di quell’impianto industriale realizzato in piena campagna. Quelle gocce d’acqua benedetta che cadevano sulla morta terra agricola avvelenata dai diserbanti e martoriata dalle ruspe ai fini della produzione di corrente elettrica dal sole, quel gesto sacro di benedizione asservito agli interessi privati e speculativi della Green Economy industriale, che sta facendo strage della millenaria vita della campagna pugliese, hanno fatto ricordare, con amarezza, le recenti parole di Papa Benedetto XVI: ‘se si degrada l’uomo, si degrada l’ambiente’, e le parole del virtuoso parroco Don Mirko Lagna di Cutrofiano contro la sciagura del fotovoltaico nei campi, che ha ricordato a tutti noi che ‘la terra è sacra come la nostra vita’, che da essa dipende e da essa trae sostentamento, come ci ricordava San Francesco d’Assisi. Parole che ci hanno fatto comprendere quanto tutto quello che stiamo subendo è ’altro che un degrado politico-culturale del nostro territorio, che ha apertola porta, inerme, ad una colonizzazione-depredazione da parte di multinazionali e grosse ditte spesso estere, (cinesi, austriache, tedesche, spagnole, danesi, olandesi, americane, russe, ecc.,), interessate ai nostri incentivi pubblici, mascherando queste operazioni speculative sotto il falso e traballante alibi dell’energia ‘pulita’, che da pulita è oggi divenuta flagello di morte per la biodiversità, e devastazione, per le forme industriali con cui la si sta volutamente favorendo. Echeggiano ovunque le quotidiane mobilitazioni della gente per dire basta, le numerose interrogazioni parlamentari, come quelle dell’onorevole Elisabetta Zamparutti, della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, le lettere del massimo Dirigente della Soprintendenza ai Beni Culturali e al Paesaggio per la Puglia, l’Arch. Ruggero Martines, e del Direttore dell’Arpa Puglia, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’Ambiente, l’epidemiologo di fama mondiale, il Prof. Giorgio Assennato, che han ammonito sulla catastrofe culturale, paesaggistica, ambientale, ma anche sanitaria, a cui si sta andando incontro passivamente. Un coro di denunce che ha raggiunto il suo apice critico pochi giorni fa a Melpignano, alla presenza dell’Assessore Regionale all’Assetto del Territorio della Regione Puglia, l’Arch. Angela Barbanente, durante il convegno dall’emblematico titolo “Energia a Perdere”, organizzato contro questa assurda speculazione dall’Associazione Save Salento, in occasione del quale, il critico e storico dell’arte, Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi, intervenuto tra i relatori, ha affermato con veemenza: ‘uno che mette una sola pala eolica, nel Salento, è un criminale, anche se è Vendola, perché questa civiltà, la civiltà agricola, la civiltà delle campagne, il paesaggio, è talmente cosa sacra che distruggerla con i pannelli fotovoltaici vuol dire non capire un BEL NULLA! E un presidente, che non capisce un BEL NULLA, non può fare il presidente, può fare lo scrittore, può fare il poeta; quindi non pensi Vendola [Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia] che ce l’ho con lui, ma siccome la Puglia, come la Sicilia, è la regione più minacciata, e anzi più torturata e stuprata da questo tipo di energia nuova, lui ne è complice, e siccome dentro l’energia di questo genere c’è la Mafia, non sarà mafioso lui, ma sarà inconsapevolmente complice di mafiosi … ‘. Il tutto in continuità con quanto dichiarato pochi giorni prima: «l’eolico è ormai un settore pervaso di affari illeciti. Qualunque amministratore – dice Sgarbi – che prende, o accetta, anche indirettamente, soldi dalle imprese dell’eolico dovrebbe essere arrestato: primo fra questi Nichi Vendola. I dati dicono che la Puglia è la prima regione in Italia per potenza generata da impianti eolici installati su tutto il territorio. L’eolico è una truffa. Gli arresti continui confermano che quello dell’energia pulita è solo un miraggio: ciò che alletta è il modo facile di fare soldi senza alcun beneficio per le popolazioni». Sgarbi è sotto scorta per le numerose minacce di morte ricevute dalla mafia, a sèguito, delle sue denunce che hanno fatto arrestare numerosi imprenditori e amministratori coinvolti negli scandali della Green Economy industriale relativi ad autorizzazioni per impianti fotovoltaici ed eolici in zone agricole. Subito dopo il 2 novembre, giorno della commemorazione dei morti, per una strana coincidenza, i cittadini vengono invitati, in pompa magna, a visitare un grande impianto fotovoltaico, distesa infinita di specchi confitti al suolo, come croci, lapidi luccicanti innalzate a migliaia e migliaia, quasi per ricordare involontariamente, alle nostre sporche e offese coscienze la morte del nostro territorio, della nostra cultura, della biodiversità, della salubrità di suoli aria e acque, della nostra, un tempo florida, economia turistica, della nostra economia tradizionale d’eccellenza silvo-agro-pastorale, della nostra autosufficienza alimentare – non avremo più nutrimento, ma arida corrente elettrica dai nostri campi -, del nostro paesaggio scrigno di memoria e natura, della bellezza che è nella natura e nella vita, della nostra felicità e della nostra stessa libertà. Tutto questo segna la fine della nostra dignità di figli del Salento, della nostra intelligenza e con essa del nostro stesso diritto al futuro. E’ quello un cimitero di specchi, un grande cimitero monito per tutti di quanto è in progetto ed in attuazione per tutto il Salento, che dei pazzi politici hanno detto di voler fare diventare una sola immensa ‘solar valley’, una morta desertica distesa di specchi, e si sono impegnati a fare leggi e ad invitare ditte esterne per compiere questa pazzia! Quanti di voi sono stati in giro per l’Italia, in questi giorni di ponte festivo, hanno visto quanto sia la Puglia, la sola regione così tanto colpita da questa follia distruttrice, del fotovoltaico nei campi, un cancro che, come in una metastasi, sta divorando il territorio e cancellando la vita. La Puglia non è un deserto, ma una terra verde in ogni sua direzione, in ogni suo luogo prima del disumano intervento umano mosso dalla fame di speculazione e di denaro facile. Il nostro sole non è diverso da quello di ogni altro luogo del mondo alla medesima latitudine, e la nostra frequente nuvolosità suggerirebbe la scelta di altre località dal cielo mediamente più sereno, ciò nonostante da ogni parte del mondo ditte straniere stanno venendo nel Salento per investire nel fotovoltaico, e produrre surplus e surplus d’energia rispetto al vero locale fabbisogno. Perché? Per quel degrado politico locale che ha fatto delle energie rinnovabili motivo di inganno e di speculazione, per poter continuare ad immettere inquinanti ‘gas serra’ in atmosfera con il perverso meccanismo dei ‘Certificati Verdi’, per frodare i cittadini degli incentivi pubblici per le ‘energie verdi’ e disporre di immensi capitali. Nulla davvero in favore dell’ambiente, della natura, il cui stato di salute l’uomo sa leggere istintivamente dalla bellezza del suo paesaggio naturale, in Puglia così incostituzionalmente vilipeso in queste ore di industriale barbarie speculativa. Per questo l’invito che facciamo a quei salentini che andranno a visitare questi cimiteri di pannelli è quello di portare con se, magari insieme ad un simbolico fiore, la speranza. Il risanamento della nostra politica, il ritorno della dignità e della responsabilità, implicherà l’avvio di un’azione di bonifica, che ci auguriamo posa essere quanto più rapida possibile, durante la quale questi immensi ‘lager recintati di specchi fotovoltaici’, nelle nostre campagne, dovranno divenire dei magazzini temporanei per l’asporto graduale dei pannelli e la vendita e collocazione sui tetti di capannoni industriali ed edifici recenti, superfici, queste, biologicamente morte, accompagnati da interventi di rimboschimento con specie autoctone e rinaturalizzazioni dei suoli così pesantemente danneggiati da questa follia fotovoltaica, per poter dare davvero un contributo alla salvezza della nostra natura e della nostra terra, sostituendo vivi alberi verdi ai morti pannelli di silicio nei campi. Non è impossibile tutto ciò. Impossibile è lasciar continuare la politica pugliese libera di compiere simili attentati e stragi del nostro territorio nel nome così tanto pesantemente offeso dell”Ecologia’”.

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