Blasi: l'ospedale venga realizzato dove c'era la Copersalento

In Salento il nosocomio di Renzo Piano. Costo 100 milioni di euro, 450 i posti letto. Progetto sostenuto da un partenariato misto

Era il 21 marzo 2001 quando, a Roma, fu presentato l'ospedale progettato dall’architetto Renzo Piano alla presenza dell’allora ministro della Sanità, Umberto Veronesi. Il Salento si candida ad ospitare la struttura che prenderebbe il posto degli ospedali di Gagliano del Capo, Scorrano e Maglie “ingoiati” e sacrificati dal nuovo Piano della Salute varato dalla Regione Puglia. Per Sergio Blasi, Segretario Regionale del Pd e Consigliere Regionale, il nuovo Ospedale dovrebbe essere dove c'era la Copersalento. “Da quel terreno ostile per vent'anni alla salute di tanti cittadini spunti il fiore della speranza: il Polo d'Eccellenza ad alto contenuto tecnologico presente nel progetto già presentato all' Assessore Fiore” (commento n. 1). Ma anche per il Nord del territorio, si è pensato alla realizzazione di un altro ospedale, che dovrebbe nascere sulle “ceneri” dei nosocomi di Galatina, Nardò e Copertino. La Regione, infatti, si muove nella direzione del ridimensionamento del numero degli ospedali e il progetto di smantellamento di singole strutture probabilmente inizia a prendere forma. Ed è proprio in Regione che dell'idea si discute. Lo studio di fattibilità realizzato dall’Università del Salento e spedito dalla Asl leccese è già sul tavolo dell’assessore alla Sanità di Via Capruzzi, Tommaso Fiore. In merito al finanziamento dell'opera, si parla di un partenariato misto o di un project financing che sostengano il progetto. In ogni caso, la Regione, con una delibera, ha fissato delle linee guida. Il progetto Nella scheda tecnica di presentazione, l’ospedale ideale “è concepito non come isola sanitaria specialistica, ma come punto qualificato di una complessa rete di servizi, funzionale ai nuovi obiettivi-salute ossia risposta efficace di cura, ottimizzazione delle risorse e collegamento integrato ai successivi percorsi assistenziali. La commissione, nella realizzazione di tale progetto, ha lavorato su due ambiti: uno puramente teorico, fondato sulla centralità del paziente con i suoi bisogni fisici e psichici; uno funzionale, che esalta le prestazioni del 'poliblocco integrato', basato sul concetto di percorso diagnostico-terapeutico interdisciplinare e sulla visione non più verticale delle disarticolate unità operative, ma orizzontale attraverso l’organizzazione dipartimentale, che favorisce l’introduzione di modelli gestionali per “processi” e non più per 'funzioni'. Dieci i principi informatori per un Ospedale ad alto contenuto tecnologico ed assistenziale. Umanizzazione: ospedale luogo di accoglienza del malato acuto senza discriminazione alcuna, dove si pone attenzione al disagio sociale, alla lotta al dolore ed alla sofferenza, anche tramite ambienti progettati per garantire confort fisico e psichico a pazienti, operatori sanitari e parenti. Vengono introdotti perciò elementi 'atipici', che tuttavia facilitano la percezione della familiarità del luogo, quali centri commerciali, biblioteche, auditorium, sportello bancario e postale. Urbanità: ospedale non più concepito come perimetro per separare i sani dai malati, ma come struttura generalmente allocata in aree periferiche, che ne determinano massima fruibilità in condizione di emergenza attraverso percorsi differenziati, protetta da rischi sismico ed idrogeologico; è quindi un’occasione per ridisegnare nuove aree extraurbane. Socialità: luogo di riscoperta del valore della solidarietà, aperto alle associazioni di volontariato e dei cittadini ed accogliente verso attività socio-culturali di supporto al malato. Organizzazione: metodo da perseguire è quello della 'qualità totale' dove la tutela della salute è frutto di interventi multidisciplinari ed interfunzionali, in cui l’efficacia per diagnosi e terapia si integra con pari dignità alla logistica ambientale, che permette degenze flessibili, centralizzazione dei servizi, aggiornamento e ricerca interdisciplinare; Interattività: ospedale aperto al territorio, in cui i medici di famiglia seguono i loro assistiti nella tappa di diagnosi e cura ospedaliera, interconnesso al territorio attraverso la telemedicina, al fine di evitare inutili duplicazioni di accertamenti e disagi logistici. Appropriatezza: monitoraggio continuo del rapporto esigenze della collettività/ numero di prestazioni erogabili; suddivisione delle azioni sanitarie ospedaliere in differenti tipologie (intensive care, high care, low care, day hospital). Un utilizzo appropriato dell’ospedale permette un contenimento del numero di posti letto, pur mantenendo un alto numero di prestazioni. Affidabilità: preparazione e professionalità di tutti gli operatori perseguite attraverso formazione permanente e controlli di qualità; verifica continua dei percorsi condivisi intraospedalieri, e delle sinergie interospedaliere la cui trasparenza ed efficacia induce fiducia nella utenza. Innovazione: struttura ospedaliera concepita come capace di adattarsi alla continua variabilità delle parti consentendo modificazioni e crescite, senza che il preesistente risulti obsoleto, completa flessibilità fisica dell’edificio nei sistemi costruttivi e nella impiantistica, presenza di aree semifinite collocate nei punti strategici per future espansioni settoriali. Ricerca: ospedale luogo di ricerca scientifica, moltiplicatore delle curiosità del sapere attraverso un sistema informativo che permetta analisi integrate di dati clinici ed amministrativi. Formazione: luogo di aggiornamento continuo per medici, infermieri, personale tecnico-gestionale, luogo di educazione sanitaria ed occasione di cultura per i cittadini. Il nuovo ospedale occuperà uno spazio di suoi 42mila metri quadrati suddivisi su tre piani e una capienza di 450 posti letto, “organizzato in dipartimenti, allocato in aree periferiche, per bacino d’utenza di 300.000 abitanti, ad alta complessità tecnologico-gestionale e in grado di contenere i costi, poiché basato sul concetto della flessibilità dell’utilizzo dei posti letto e della continuità dell’assistenza sulla base della intensità delle cure. Sarà, inoltre, integrato con i servizi territoriali di base, specialistici, assistenziali e sociali. La struttura sarà composta da tre blocchi: uno per le emergenze, un altro per ambulatori e day hospital, il terzo per le degenze. Sono previste tutte le specialità tranne le unità operative che il Piano della Salute concentra nel polo di riferimento provinciale, cioè Cardiochirurgia, Neurochirurgia, Chirurgia vascolare, Chirurgia pedriatrica, Neuropsichiatria infantile. Chissà cosa ne pensano i Comuni interessati.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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