False cambiali per oltre 300mila euro. Sequestrati i beni di tre aziende

Emerso giro di falsi titoli intestati a ignari cittadini per bilanciare gli affari in crisi di aziende riconducibili al gruppo Solazzo

Beni per oltre cinque milioni di euro sono stati sottoposti a sequestro preventivo, su disposizione del gip del Tribunale di Lecce, Nicola Lariccia, a tre aziende operanti nel settore dell’edilizia con sede a Campi Salentina. Si tratta della “Edil or Lat”, della “Solazzo Costruzioni” e della “Famar”, tutte riconducibili ad un unico nucleo familiare, quella dei Solazzo, facoltosi imprenditori locali. Si tratta, in particolare, di 35 immobili, 22 garage, 7 terreni, 4 autocarri e 8 autovetture, più numerosi rapporti bancari. Secondo le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia, e condotte dai carabinieri della Compagnia di Campi Salentina, le aziende avrebbero incassato false cambiali per un importo pari a circa 305mila euro. Liquidità che sarebbe confluita direttamente nelle tasche degli amministratori delegati di tali aziende, operanti non solo sul territorio locale ma anche nazionale. Aziende che tra l’altro avrebbero già avviato le procedure fallimentari, rischiando così di beffare ulteriormente tanti risparmiatori che hanno già versato una parte o l’intero importo relativo all’acquisto di un appartamento. Sarà l’amministratore giudiziario nominato dalla Procura a occuparsi non solo della stima esatta dei beni delle società, ma anche della sopravvivenza delle stesse e dei ventuno impiegati ad essa collegati. A dare avvio alle indagini, all’inizio del 2009, la denuncia di una coppia di ignari coniugi salentini, che ha scoperto, dopo che gli era stata respinta una richiesta di finanziamento, di essere stata sottoposta a protesto per delle cambiali scadute e mai sottoscritte. I successivi e puntuali accertamenti svolti dai militari dell’Arma, hanno permesso di risalire a ben 135 cambiali intestate, a loro insaputa, alla coppia, per un importo complessivo di oltre trecentomila euro. Cambiali che sarebbero state riconducibili, come hanno evidenziato le indagini e una perizia grafologica, ad un unico beneficiario, appartenente alle tre imprese edili del gruppo. Il sistema utilizzato per incassare denaro contante era tanto semplice quanto collaudato: le cambiali erano incassate o alla scadenza o per mezzo del cosiddetto sconto bancario. Le banche poi, una volta scaduti i titoli cambiari, si sarebbero rivalse sui falsi debitori. L’inchiesta, ancora agli inizi, potrebbe fare emergere un giro più ampio di falsi titoli intestati ad ignari cittadini e messi in circolo artatamente per bilanciare gli affari in crisi delle aziende. Non si escludono pertanto ulteriori sviluppi. Quattro al momento gli iscritti nel registro degli indagati, si tratta degli amministratori delegati delle aziende. Per loro l’ipotesi di reato sono di falsità in scrittura privata e falso in effetti cambiari (equiparato la falso in atto pubblico).

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