Un viaggio con due strane coincidenze

Rocco Boccadamo fà una riflessione sulle strane coincidenze della vita

Non ho mai creduto alla fortuna meramente intesa come fortuito esito favorevole di un gioco, di una scommessa o di altre robe del genere, attività cui, di conseguenza, sono sin qui rimasto del tutto estraneo. Invece, nella mia mente, si è annidato sin dall’età giovanile, per vieppiù irrobustirsi con il trascorrere del tempo, il convincimento che sulla testa di ogni essere umano aleggi qualcosa (o Qualcuno) che preordina la scansione degli eventi, dando spesso luogo a coincidenze, concomitanze, accavallamenti che, invero, a hanno di fortuito e di gratuita casualità. La mia «certezza» in tal senso è stata, del resto, confortata e certificata da una lunga serie di concreti riscontri registrati in circostanze e situazioni di vario genere e con presenze le più disparate. Un’ennesima riprova di ciò mi è capitata giusto pochi giorni addietro. Dovendomi recare per lavoro da Lecce a Messina, ho acquistato un biglietto aereo Brindisi – Catania, via Roma. Dalle vetrate della sala imbarchi dell’aeroporto del Salento, ho subito intravisto il jet Alitalia che mi avrebbe portato a Fiumicino, per la precisione un MD 80. Il velivolo, al pari di tutti gli aeromobili, recava a prua il proprio nome di battesimo, che, come noto, in Italia di solito coincide con quello di una città o di un’isola: orbene, nella fattispecie, il nome, sormontato dal corrispondente stemma, era «MESSINA», vale a dire la località della mia destinazione finale. A Fiumicino, una navetta mi ha portato verso l’altro aeromobile, un air bus A321 anch’esso Alitalia, che mi avrebbe consentito di coprire la seconda tratta del volo: il suo nome era – sentite bene – «Piazza Duomo LECCE», corrispondente quindi alla mia città di provenienza. Dal momento che la nostra principale compagnia opera con centocinquantanove aerei, che a me sia successo di utilizzare due mezzi con quei nomi non può considerarsi un evento un po’ speciale? Sia come sia, io continuo ad aver fede. Lecce, 29 settembre 2010 Roco Boccadamo

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