Maxi truffa all'Inps: denunciati finti braccianti e imprenditori

Frode da 2 milioni di euro. Contestati i reati di truffa e falsità ideologica per “indebita percezione di prestazioni in agricoltura”

I titolari di quattro imprese agricole di Matino e dintorni, un commercialista di Casarano e 348 persone, risultate come “falsi braccianti agricoli”, sono stati denunciati dalla guardia di finanza di Gallipoli per il reato di truffa aggravata ai danni dell'Inps. Una truffa da oltre due milioni di euro, consumata tra il 2002 e il 2007, in cui i finti contadini avevano apparentemente un regolare contratto di lavoro, percepivano i contributi ai fini pensionistici, nonché le indennità di malattia o eventuali gravidanze, ma in realtà non avevano mai messo piede in campagna per una sola ora di lavoro (a fronte di 70.183 giornate di lavoro dichiarate). I braccianti, infatti, erano in realtà disoccupati e casalinghe. Eppure, in ventuno casi, le pensioni erano già state maturate e regolarmente percepite, e ovviamente poi disconosciute dall’Inps. Ci sono voluti circa due anni di indagini per ricostruire, attraverso complesse analisi documentali e riscontri incrociati, i meccanismi della quasi perfetta macchina del raggiro organizzato ai danni dell’Istituto della previdenza sociale. Uno dei settori di “predilezione” dei truffatori è proprio l’agricoltura, attraverso l’impiego di operai su terreni inconsistenti (del tutto o rispetto al numero di lavoratori) e di giornate denunciate oppure per la simulazione di rapporti lavorativi fittizi o di aziende cosiddette fantasma. Le condotte illecite sono finalizzate all’ottenimento dell’indennità di disoccupazione, di malattia e di maternità e alla correlativa contribuzione figurativa. In questo caso il paziente lavoro degli uomini delle fiamme gialle salentine, sotto la guida del colonnello Patrizio Vezzoli, ha accertato che non solo i braccianti, ma anche i terreni coltivati, erano finti. In realtà appartenevano a ignari proprietari, del tutto inconsapevoli che gli stessi risultassero ufficialmente adibiti alla produzione di frutta e verdura su grande scala. Fantasma, inoltre, anche la sede delle cooperative: l’edificio era completamente vuoto. Le tre cooperative agricole e l'azienda avevano, dal 2002 al 2007, cambiato nome e trasferito i braccianti dall'una all'altra. Ed è stato proprio questo ultimo aspetto a insospettire i finanzieri. Nell’inchiesta sono finiti anche sei imprenditori che hanno utilizzato per i propri scopi le fatture false prodotte dalle aziende agricole (per oltre 1 milione di euro). L'accusa per le persone coinvolte è di truffa aggravata ai danni dello stato, anche se le indagini, tutt’ora in corso, potrebbero rivelare nuovi importanti sviluppi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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