Effettuate le perizie sui telefoni e i computer dei genitori di Stefano

Intanto Giampiero Mele è ancora nel reparto di pschiatria di Campi Salentina. Si attende di capire se, al momento dell'omicidio, fosse in grado di intendere e volere

Sono state depositate oggi, presso la cancelleria del pubblico ministero Guglielmo Cataldi, le perizie sui telefoni cellulari e i computer di Giampiero Mele e Angelica Bolognese, i genitori di Stefano, ucciso il 30 giugno scorso. L'operazione, affidata all'ingegnere Luigina Quarta, si è resa necessaria per capire meglio come fossero i rapporti che intercorrevano tra i genitori del bambino. Intanto, Giampiero Mele è ancora ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Campi Salentina, agli arresti domiciliari. Il suo stato con è compatibile con il trasferimento in carcere. Si attende il risultato dell’incidente probatorio per accertarne la capacità di intendere e di volere quando uccise il figlio. 1 settembre 2010 – Il gip: Mele va trasferito in una struttura specializzata Gianpiero Mele, il 25enne originario di Taurisano accusato del brutale omicidio del figlio Stefano di soli due anni, avvenuto il 30 giugno scorso in una villetta a Torre San Giovanni, sarà trasferito nei prossimi giorni in una clinica riabilitativa di Putignano. A deciderlo il gip del Tribunale di Lecce, Nicola Lariccia, che ha disposto il trasferimento del papà assassino in una struttura specializzata. Mele si trova attualmente ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Campi Salentina. Il gip ha dunque accolto la tesi del consulente, il dottor Domenico Suma, che nella sua perizia ha evidenziato l’incompatibilità tra le attuali condizioni di Mele e il regime carcerario. Di parere opposto il sostituto procuratore titolare del procedimento, il dottor Guglielmo Cataldi, che ha espresso parere negativo chiedendo il trasferimento dell’uomo in una struttura medica all’interno del carcere. Dovrebbe essere depositata nei prossimi giorni, invece, la consulenza disposta in sede di incidente probatorio e affidata allo psichiatra Domenico Suma e al professor Antonello Bellomo, per stabilire se Mele fosse realmente capace di intendere e di volere nel momento dell’omicidio e se è una persona socialmente pericolosa. 30 agosto – Lo psichiatra: niente carcere per Mele “Le attuali condizioni del paziente non sono compatibili con il regime carcerario”. E’ questo, in sostanza, l’esito della perizia effettuata su Gianpiero Mele, il 25enne originario di Taurisano accusato del brutale omicidio del figlio Stefano di soli due anni, avvenuto il 30 giugno scorso. Mele si trova attualmente ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Campi Salentina, agli arresti domiciliari. Le sue condizioni non sono pertanto, secondo la perizia svolta dal dottor Domenico Suma e depositata nella tarda mattina di ieri, presso la cancelleria del gip Nicola Lariccia, compatibili con carcere. La perizia era stata disposta la scorsa settimana dal gip di turno Ercole Aprile, su richiesta della Procura del capoluogo salentino. Secondo i medici della clinica psichiatrica le condizioni di Mele sarebbero migliorate negli ultimi due mesi, ma non abbastanza evidentemente da consentire il trasferimento in una cella del carcere di Borgo San Nicola. Le condizioni di salute del padre assassino rimangono precarie e persiste il pericolo che l’uomo possa nuovamente tentare il suicidio. Sarà un’altra perizia, invece, affidata allo psichiatra Domenico Suma e al professor Antonello Bellomo, a stabilire se Mele fosse realmente capace di intendere e di volere nel momento dell’omicidio e se è una persona socialmente pericolosa. 29 luglio – Primo giorno di perizie per il padre infanticidia E’ iniziata oggi la perizia psichiatrica su Gianpiero Mele, il 25enne originario di Taurisano accusato del brutale omicidio del figlio Stefano di soli 2 anni. Compito dei consulenti nominati dal gip Nicola Lariccia durante l’incidente probatorio dello scorso 22 luglio, lo psichiatra Domenico Suma e il professor Antonello Bellomo, sarà stabilire se Mele fosse realmente capace di intendere e di volere nel momento dell’omicidio e se è una persona socialmente pericolosa. Due interrogativi fondamentali non solo per stabilire il futuro di Mele ma anche per le eventuali sorti del processo a carico del giovane infanticida. Il lavoro dei periti del Tribunale sarà affiancato da quello dei consulenti di parte: i legali di Mele, gli avvocati Gabriella Mastrolia ed Angelo Pallara, hanno nominato il dottor Serafino De Giorgi; Angela Bolognese, la mamma del bimbo ucciso, e la sua famiglia, rappresentati dagli avvocati Alessandro Stomeo e Salvatore Centonze, hanno conferito l’incarico a due specialisti di Bari, lo psichiatra Felice Carabellese ed il criminologo Michele Bruno. Per conoscere l’esito della perizia bisognerà però attendere novanta giorni, termine stabilito per la consegna della stessa. Secondo la tesi difensiva il giovane padre non era cosciente delle proprie azioni al momento del brutale omicidio. Di parere opposto l’accusa, che sostiene che il tragico gesto di Mele fosse premeditato. Una tesi supportata principalmente da due prove: la lettera lasciata dall’uomo e l’acquisto della corda e del taglierino utilizzati per uccidere Stefano. Un acquisto avvenuto poco prima di quel tragico gesto. Mele si trova ora ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Campi Salentina, agli arresti domiciliari. Le sue condizioni non sono, secondo la perizia svolta sempre dal dottor Suma, compatibili con il regime carcerario. L’uomo è guardato a vista da alcuni agenti, si teme, infatti, che possa cercare nuovamente di togliersi la vita. 22 luglio 2010 – Conferiti gli incarichi per la perizia psichiatrica su Gianpiero Mele Conferito l’incarico ai consulenti tecnici per la perizia psichiatrica su Gianpiero Mele. Per conto del Tribunale sarà redatta, come detto, dal dottor Domenico Suma e dal professor Antonello Bellomo. La famiglia di Angela Bolognese, madre del bambino, tramite gli avvocati Alessandro Stomeo e Salvatore Centonze ha incaricato lo psichiatra Felice Carabellese ed il criminologo Michele Bruno. Per Mele, gli avvocati Gabriella Mastrolia e Angelo Pallara, hanno nominato il dottor Serafino De Giorgi. Ci vorranno tre mesi per capire se Mele, al momento di compiere il delitto, fosse o meno in grado di intendere e di volere. Il pm Guglielmo Cataldi gli contesta la premeditazione e la perizia potrebbe chiarire il quadro delle condizioni mentali di Mele. 21 luglio 2010 – Nuova perizia psichiatrica per Gianpiero Mele Attraverso una nuova perizia psichiatrica, gli inquirenti vogliono verificare la capacità di intendere e di volere di Giampiero Mele (attualmente ai domiciliari presso il reparto di psichiatria dell’ospedale di Campi Salentina) al momento dell'omicidio del figlio. L’incidente probatorio sarà effettuato giovedì davanti al gip Nicola Lariccia ed al pubblico ministero Guglielmo Cataldi. L'incarico di effettuare la perizia sarà affidato ai professori Antonello Bellomo e Domenico Suma. Intanto, Angelica Bolognese è stata sentita dai carabinieri di Casarano. La ragazza si è presentata in caserma per un colloquio informale con gli inquirenti. Dal punto di vista delle indagini, gli inquirenti hanno eseguito un sopralluogo nell’abitazione di Torre San Giovanni, di proprietà dei genitori di Mele, in cui è avvenuto l'assassinio. Sono state prelevate tracce di sangue per verificare l'eventuale presenza di altre persone in casa, nel momento in cui è accaduto il fatto. 16 luglio 2010 – Omicidio Mele: il padre del bambino ai domiciliari Ha ottenuto gli arresti domiciliari presso il reparto di psichiatria dell'ospedale di Campi Salentina Gianpiero Mele, giovane che nei giorni scorsi ha ucciso il figlio di due anni a Torre San Giovanni. Il provvedimento è stato adottato dal giudice delle indagini preliminari. 15 luglio 2010 – Omicidio Mele: il padre non ricorda più a Pare che abbia completamente rimosso l’accaduto. L’acquisto della corda e del taglierino con cui ha prima soffocato poi sgozzato il piccolo Stefano, suo figlio, di appena due anni, il 30 giugno scorso nella casa delle vacanze di Torre San Giovanni (marina di Ugento). Non ricorderebbe neanche la telefonata fatta alla mamma del bimbo: “Vieni, ho ucciso tuo figlio”. E’ quanto è emerso dal colloquio su cui baserà la sua perizia psichiatrica Domenico Suma, consulente nominato dal giudice delle indagini preliminari Nicola Lariccia. Questo nuovo comportamento di Gianpiero mele è in contrasto con la sua manifestata volontà di uccidersi, subito dopo l’accaduto e anche all’indomani, una volta ricoverato presso l’ospedale di Casarano. Nel corso del colloquio erano presenti anche il consulente di parte, Serafino De giorgi e gli avvocati, Gabriella Mastrolia e Angelo Pallara. Sulla capacità di intendere e di volere al momento dell’assassinio, il pm ha chiesto l’incidente probatorio. 10 luglio 2010 – Tragedia di Ugento. Perizia psichiatrica per il padre omicida Sarà sottoposto a perizia psichiatrica Gianpiero Mele, il 25enne originario di Taurisano accusato del brutale omicidio del figlio Stefano di soli 2 anni. Ieri pomeriggio l’uomo ha lasciato l’ospedale di Casarano per essere trasferito presso l’infermeria del carcere di Borgo San Nicola. Quella presso la struttura carceraria del capoluogo salentino è stata però, un apermanenza assai breve. Mele, infatti, su disposizione del gip del Tribunale di Lecce, Nicola Lariccia, titolare del procedimento sull’omicidio del piccolo Stefano, dovrà prima essere visitato in un’apposita struttura per verificare che le sue condizioni psichiche siano compatibili con il regime carcerario. L’uomo pertanto è stato trasferito presso il reparto di psichiatria dell’ospedale “San Pio” di Campi Salentina, dove martedì sarà visitato dal professor Domenico Suma, cui il gip ha conferito l’incarico di valutare le condizioni dell’infanticida. Su Facebook un gruppo per ricordare il piccolo Stefano 9 luglio 2010 Si chiama “Angelo STEFANO” il gruppo Facebook dedicato al bambino di Ugento, ucciso lo scorso 30 giugno dal padre, Gianpiero Mele. Fondatrice del gruppo, la madre di Stefano, Angelica Bolognese, che ha deciso di consegnare al social network un ricordo pubblico del figlio. Forse per un desiderio di vicinanza e condivisione che renda, anche solo minimamente tollerabili, le ore più dure della sua vita, quelle trascorse e quelle che verranno. “Vorrei che tutti lo ricordassero nei momenti più belli della sua vita”, ha postato in bacheca la giovane donna. Ma vuole ricordarlo anche chi non lo conosceva, perché, come ha scritto Paolo da Monopoli, “a volte le presentazioni non servono”. E Paolo è uno dei membri del gruppo che in pochi giorni (è stato aperto martedì scorso) ha raggiunto quota 1488 iscritti. Ci sono immagini e musiche con dedica, foto e video di Stefano che fino a ieri erano di pochi e oggi sono di molti. Perché Facebook, in fondo, è questo: un diario a cui tutto si affida e confida. C’è chi racconta di pregare e soffrire, chi rivede nei volti dei propri figli, il figlio che non c’è più (“guardo le mie bambine e piango” oppure “ti rivedo negli occhi e nel sorriso di mio figlio, lo abbraccio ed è come se abbracciassi anche te”) e chi, come Stefania, dice di sentire una forte comunanza: “non ti conosco ma da quando è successo quell'orribile episodio, da mamma, ti penso sempre”. Che siano scritti da amici e conoscenti o da gente estranea, i messaggi sono molto simili fra loro, vivono di immedesimazione ed empatia, di attenzione sulla dimensione interiore dell’altro. E si rivolgono tanto al bambino quanto a sua madre Angelica. Sono passate giornate intere dall'assassinio del piccolo Stefano. Morire in quel modo, a quell'età e per mano del proprio padre è sicuramente un colpo basso del destino. Ma i ricordi sopravvivono a tutto. E a questo punto, l'alternativa è scegliere se raccontarli o tenerli per sè. 3 luglio 2010 – Tragedia di Ugento. L'ultimo saluto al piccolo Stefano Il piccolo Stefano era ancora vivo quando il padre, Giampiero Mele, 25enne originario di Taurisano, lo ha colpito con un coltello alla gola: è uno dei particolari emerso dall’autopsia, durata quattro ore, che il medico legale Alberto Tortorella ha eseguito sul corpo del bimbo di due anni, ucciso in un raptus di follia dal padre dopo che la convivente lo aveva lasciato. Dall’esame, disposto dal pm della Procura di Lecce Guglielmo Cataldi che dirige le indagini, è emerso anche che probabilmente il bimbo sarebbe morto ugualmente per asfissia dopo essere stato strangolato con una corda, ma il dissanguamento causato dalla coltellata ha accelerato la morte. Stamani la madre del bimbo, Angelica Bolognese, di 23 anni, che è ricoverata nel reparto di neurologia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce in stato di choc, è voluta scendere nella camera mortuaria per vedere per l’ultima volta il figlioletto. La giovane donna era sorretta a braccia dalla madre e da una psicologa. La mamma di Stefano, nonostante le sue precarie condizioni, ha voluto partecipare alle 16 ai funerali del bimbo, che si sono tenuti a Giorgilorio, frazione di Surbo, nella chiesa della Madonna della Fiducia. A celebrarli il parroco, don Antonio Murrone. In paese i famigliari della madre del piccolo, su volontà della loro figlia, hanno fatto affiggere un manifesto mortuario nel quale è scritto che è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Stefano di Angelica Bolognesè; nessun riferimento, cioè, al cognome del padre. Una folla commossa e silenziosa si è riunita per dare l’ultimo saluto a Stefano. Al centro della chiesa spicca una piccola bara bianca, coperta dalle rose, anch’esse bianche, un orsacchiotto raffigurante Winnie the Pooh e da tre palloncini con la scritta “ciao ciao Stefano”, il saluto più semplice e più sentito. Durante l’omelia don Antonio riesce a fatica a trattenere le lacrime: “Avrei voluto veder giocare e correre Stefano nell’oratorio della parrocchia, ma la volontà di Dio ha voluto diversamente, ha chiamato a sé questo angioletto”. Straziante anche il ricordo della mamma: “Mio dolce cucciolo, lacrime, disperazione e sofferenza non possono esprimere il dolore che affligge il cuore della tua mamma. Ti ho amato sin dal primo momento e ti amerò per tutta la mia vita. Ora che sei un bellissimo angelo vola amore grande. Anche se il tuo percorso è stato breve, la tua mamma continuerà a cercarti e a coccolarti in ogni momento di questa triste vita. Ti amo Angelo Stefano. La tua mamma”. Un lungo applauso saluta per l’ultima volta il corpo martoriato del piccolo Stefano all’uscita dalla chiesa, al termine del rito funebre. Un applauso carico di un dolore tanto profondo da togliere il respiro. 3 Luglio 2010 Tragedia di ugento: ” Il gip convalida l'arresto” Il gip del tribunale di Lecce, Nicola Lariccia, ha convalidato l’arresto di Gianpiero Mele. La convalida, un atto puramente formale, è arrivato al termine dell’interrogatorio di ieri mattina. Un interrogatorio durato in realtà solo pochi minuti. Al breve interrogatorio hanno assistito anche i legali di Mele, gli avvocati Gabriella Mastrolia e Angelo Pallara. Un nuovo interrogatorio sarà fissato appena le condizioni del 25enne permetteranno di sostenere un nuovo confronto con i magistrati. Saranno i legali di Mele, nei prossimi giorni, a chiedere che il loro assistito sia sottoposto a perizia psichiatrica. Un esame necessario per stabilire se sarà in grado di affrontare un giudizio e, soprattutto, se al momento dell'omicidio fosse in grado di intendere e di volere. Stamane sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Stefano. Ieri il pm Guglielmo Cataldi ha conferito l'incarico al medico legale, Alberto Tortorella. Sarà proprio l’esame autoptico a stabilire tempi emodalità dell’assassinio del piccolo Stefano. 2 Luglio 2010 Tragedia di ugento: “Mele non risponde alle domande del gip” Si è appena concluso l’interrogatorio di garanzia per Gianpiero Mele, l’assassino del figlio di due anni, su cui ha infierito con un gesto folle, prima soffocandolo con una corda, poi sgozzandolo con un taglierino. In questo momento è ricoverato presso il reparto di chirurgia del nosocomio di Casarano. Le sue condizioni sono ancora critiche ed è vistosamente bendato in più parti del corpo. Riguardo all’interrogatorio, il dato importante è che, a quanto è dato di sapere, era in grado di comprendere il senso delle domande, ma ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Ad interrogarlo il gip Nicola Lariccia, assente invece il pm titolare dell’inchiesta, Guglielmo Cataldi. Assistevano il venticinquenne di Taurisano entrambi gli avvocati di fiducia: Gabriella Mastrolia e Angelo Pallara. Nelle prossime ore dunque il gip dovrebbe convalidare l’arresto. 2 Luglio 2010 Tragedia di ugento: “Mi dia un taglierino che tagli bene” Gianpiero Mele, padre del bimbo di due anni, e suo aguzzino, è in prognosi riservata presso l'ospedale di Casarano. Intanto è prevista per domani l'autopsia sul corpo del piccolo e si aggiungono nuovi elementi al quadro indiziario che parla di premeditazione. “Mi dia una corda, non troppo lunga né troppo corta. E un taglierino che tagli bene”. Questa la richiesta che il padre del piccolo Stefano ha rivolto al commerciante di Torre S. Giovanni, da cui ha acquistato la merce fatale. Richieste precise, di chi ha bene in mente che cosa fare. Taglierino e corda che sono serviti per togliere la vita al bimbo, ma non a farla finita come era sua intenzione. Ancora in queste ore ha continuato a chiedere ai Carabinieri che lo controllano a vista in ospedale: “Datemi una pistola ché voglio ammazzarmi”. 2 Luglio 2010Tragedia di Ugento. Il padre omicida in Rianimazione Gianpiero Mele, autore dell’efferato assassinio del figlio di due anni è in rianimazione a Casarano. La prognosi è riservata. Nel corso della mattinata il gip del Tribunale di Lecce, Nicola Lariccia, si recherà in ospedale per l’udienza di convalida dell’arresto. Non è detto, però, che Mele, assistito dal suo legale, l’avvocato Mastrolia, sia in grado di rispondere alle domande del magistrato. Sarà il referto clinico dei medici dell’ospedale a stabilire eventuali rinvii dell’interrogatorio. Sempre durante la mattinata, il sostituto procuratore titolare del procedimento, Guglielmo Cataldi, conferirà al medico legale, il dottor Alberto Tortorella, l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo del bambino.Per dopodomani, quindi, sono previsti i funerali. Le indagini sono state affidate al nucleo operativo radiomobile di Casarano, coordinato dal maresciallo Carrozzo. Si sta provvedendo ad analizzare il materiale sequestrato, tra cui due cellulari, dove sono contenuti gli sms che proprio il giorno prima, pare, i genitori della piccola vittima si siano scambiati per mettere la parola fine sulla loro storia d’amore. Alla base del folle gesto, dunque, sembra sia confermata una certa premeditazione: il padre aveva lasciato intendere alla mamma del bimbo, prima su facebook, poi via sms, che presto l’avrebbe fatta finita. Poi l’acquisto del materiale con cui ha compiuto l’orrore: la corda e il taglierino, per soffocare prima, e sgozzare poi, quell’innocente. Gli inquirenti hanno sequestrato una lettera, scritta su di una pagina strappata ad una rivista rinvenuta sul luogo del delitto, lasciata dal giovane padre prima del tentativo di suicidio. “L’ho trovato il coraggio alla fine, hai visto? Non voglio questa vita d’inferno né per me, né per il nostro bambino. Purtroppo non hai provato a salvarle queste vite”, sono alcuni dei disperati passaggi del biglietto indirizzato dall’omicida alla sua compagna, Angelica Bolognese, 23 anni, figlia di un maresciallo della Guardia di Finanza. 1 luglio 2010 Ugento shock: padre uccide figlio di due anni e tenta suicidio Una tragedia familiare ha scosso ieri il basso Salento. Un uomo di 25 anni, Gianpiero Mele, originario di Taurisano, ha ucciso il figlio Stefano di solo 2 anni. L’uomo avrebbe prima cercato di strangolarlo, poi gli avrebbe tagliato la gola con un taglierino. Mele ha poi cercato di togliersi la vita, procurandosi varie ferite all’addome e un profondo taglio alle vene del polso sinistro, usando con ogni probabilità la stessa arma con cui aveva assassinato il figlioletto. È stato ricoverato in grave condizioni (non è comunque in pericolo di vita) presso l'ospedale “F. Ferrari” di Casarano, per essere poi trasferito al “Vito Fazzi” di Lecce, dove si trova piantonato in stato d’arresto e controllato a vista dagli uomini dell’Arma. Il dramma si è consumato poco dopo le 15 in una palazzina di via Monte Pollino alla periferia di Torre San Giovanni, marina di Ugento. Secondo i primi riscontri investigativi Mele si sarebbe recato in mattinata a casa dei genitori della sua compagna, Angelica Bolognese, dove il bambino viveva da qualche tempo. Ai nonni l’uomo avrebbe raccontato di voler trascorrere la giornata al mare con il figlio e lo avrebbe condotto con sé a Torre San Giovanni, dove si trova la casa al mare dei suoi genitori. Lì si è consumata la tragedia. L’uomo avrebbe agito in preda ad un raptus di follia. Sarebbe stato lo stesso Mele, ancora sotto choc, a chiamare la madre del bambino per annunciarle il suo tragico gesto. “Vieni, ho ucciso nostro figlio” sarebbero state le parole pronunciate dall’uomo al telefono. La donna ha subito contattato i genitori, per chiedere aiuto e sincerarsi delle condizioni del figlio. E’ stato il padre della ragazza, un maresciallo della Guardia di finanza, ad allertare prontamente il 118, carabinieri e i colleghi delle Fiamme gialle. Immediati sia i soccorsi del personale medico che dei militari della Stazione di Ugento. Ai loro occhi si è presentato uno scenario terribile, il corpicino senza vita del piccolo Stefano era riverso su di un lettino in un lago di sangue, per lui ormai non c’era più a da fare. I medici del 118 hanno prestato i primi soccorsi a Mele, il quale avrebbe cercato in ogni modo di farla finita: prima provando a impiccarsi, poi cercando di darsi fuoco e ingerendo del veleno, e infine tentando di uccidersi con un coltello. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Casarano, il sostituto procuratore di turno, Guglielmo Cataldi e il medico legale Alberto Tortorella. Difficile al momento stabilire cause e modalità del drammatico gesto. Per tutto il pomeriggio di ieri la madre della piccola vittima è stata sentita dai militari dell’Arma. Si cerca di scavare a fondo sulle cause di una tragedia che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Tutti quelli che conoscono Gianpiero Mele, infatti, lo descrivono come una persona assolutamente tranquilla. Pare che però i genitori del piccolo Stefano vivessero una relazione burrascosa, che si trascinava tra alti e bassi ormai da tempo e che aveva portato i due a numerosi scontri e litigi. La scelta di portare il bimbo a casa dei nonni materni sembra sia stata dettata proprio dalla volontà di cercare di ricostruire un rapporto ormai logoro. Ipotesi e congetture che sono al momento al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di capire quale possa essere stata la scintilla capace di scatenare una simile ferocia. Potrebbe essere il biglietto lasciato dall’uomo, e sequestrato dagli inquirenti, a fornire qualche chiarimento. Oggi, dopo la terribile morte di un bimbo innocente di 2 anni, appaiono quanto mai tragiche le parole che la mamma di Stefano aveva scritto sulla sua pagina di Facebook: “La vita è un dono prezioso…stiamo vicino alle persone care perchè un giorno potrebbero non esserci più…tutti i mali sono reparabili, tranne la morte”.

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