Repliche “sciroccate”

L’editore del foglio ugentino: “Pubblicità non offensiva

L’editore non chiarisce chi siano i referenti della fantomatica associazione “contro i preti gay e pedofili” che avrebbe commissionato la pubblicità

Fatevi un giro su internet. Non troverete una riga sulle attività della presunta associazione che avrebbe commissionato la pubblicità al foglio locale “Lo Scirocco”, edito ad Ugento. Ad oggi, non una riga nel cyberspazio. E’ come se non esistesse. Comunque, Paolo Schiavano, che si firma “editore dello Scirocco, precisa di non ritenere offensiva la pagina. Ci sorprende la replica dell’editore, perché ci saremmo aspettata quella del direttore, dal momento che di fronte alla legge è lui il responsabile anche delle pubblicità pubblicate. Comunque, Schiavano, che non è giornalista, dice: “Pubblicare la pagina pubblicitaria proposta e acquistata dall'Associazione contro i preti gay e pedofili è stata una scelta editoriale: abbiamo colto immediatamente lo scandalo e la forte provocazione che l'inserzione solleva. Siamo stati i primi a visionare l’immagine che ritrae un bacio fra due sacerdoti e nella parte centrale le frasi “Chi abusa non confessa, sconta la pena!” e ancora “I bambini sono senza peccato scagliamo una pietra per loro”. Non lo abbiamo ritenuto offensivo nei contenuti, piuttosto un modo per puntare i riflettori su un problema scottante. Chi si può sentire offeso da tale inserzione? Un prete gay? Se esiste si tratta di un prete che verrebbe a mancare alle indicazioni del Vaticano e alla dottrina della Chiesa Cattolica la quale chiede agli omosessuali di rinunciare al sacerdozio”. Un modo spicciolo e superficiale per affrontare uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni all’interno della chiesa Cattolica: la sessualità (che include anche l’omosessualità) dei preti. Su cui non esiste, al contrario di quanto sostenuto da Schiavano, alcun documento ufficiale che inviti i sacerdoti ad abbandonare l’abito talare se omosessuali. Con quale arroganza si affrontano sì delicati argomenti. Perché? Il motivo è svelato alla fine del comunicato, in cui si fa un esplicito riferimento – secondo noi – a don Stefano Rocca il quale, all’indomani della pubblicazione pubblicitaria ha presentato un esposto in Procura per fare chiarezza sui committenti dell’inserzione. Schiavano dichiara di agire in nome e per conto delle “vittime”, non meglio specificando quali: vittime dei preti gay? La foto ritrae due adulti consenzienti. Se si è vittima di violenza, il violentatore prima di essere etichettato con per il suo orientamento sessuale, è l’esecutore di un reato penale. Per intenderci: avete mai letto su un giornale “violentata da un eterosessuale?”. Quindi per esclusione Schiavano si riferisce alle vittime dei pedofili, che, a suo dire, farebbero la fila nella sua redazione per denunciare le violenze subite negli anni passati. Su quest’argomento infatti annuncia un numero speciale de “Lo Scirocco”, confondendo ruoli e competenze: egli non è il direttore del giornale ma l’editore. A che titolo dunque, parla di confidenze ricevute in redazione e di un giornale in fase di preparazione?. L’editore in redazione non dovrebbe neanche entrare, non deve conoscere in anticipo i contenuti del giornale, non deve trattare notizie confidenziali date ai giornalisti. Ma qui siamo in presenza di assoluta improvvisazione giornalistica e ignoranza del mestiere, ossia non-conoscenza o peggio, di un editore che si sostituisce al giornalista pur non essendolo, decidendo come orientare le notizie. “In difesa e in nome di queste vittime non possiamo lasciar perdere –scrive Schiavano -. Abbiamo il dovere di far venir fuori una ferita, occultata per anni, che in questi giorni ci giunge in redazione attraverso le testimonianze di gente che non ha mai trovato il coraggio di raccontare o si è vista chiudere la porta in faccia quando ha chiesto aiuto. È in preparazione un numero speciale de Lo Scirocco, che intende squarciare il silenzio, far saltare il tappo che da anni fa stagnare melma putrida. Quale è la perversione che sta dietro a un uomo, se tale può essere definito, che molesta sessualmente un bambino, o peggio ancora ne abusa? E se l'oggetto del suo abominevole desiderio è un ragazzo di 18 anni e mezzo il suo atto è per qualche ragione meno grave?”. Qui Schiavano dimostra di confondere l’omosessualità con la pedofilia. La pedofilia è un reato, il peggiore, l’omosessualità no e, pensi un po’, signor Schiavano, c’è anche chi, come me, non crede che sia un peccato, neanche veniale. Schiavano diventa più esplicito quando parla di un ragazzo di 18 anni e mezzo che sarebbe stato molestato da un sacerdote. Quale sacerdote? “Una domanda è rimasta in sospeso e grida la necessità di una risposta – scrive Schiavano: è vero o no che, su tali argomenti, è stata avviata un'indagine interna dalla Curia della Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca nei confronti di un prete della stessa Diocesi”? Non fa il nome, ma il riferimento a don Stefano Rocca a parer nostro ancora una volta è chiaro. Facciamo noi una domanda, noi che le domande le facciamo per mestiere: esiste un collegamento tra l’Associzione nazionali preti gay e pedofili e Lo Scirocco? Dal momento che Schiavano fa intendere di essere a conoscenza delle attività interne della diocesi di Ugento; dal momento che don Stefano Rocca ha ricevuto numerose lettere anonime con accuse di pedofilia; dal momento che Schiavano fa intendere di essere il depositario di numerose confessioni di molti ragazzi vittime di stupri e violenze e sicuramente delle confessioni di un ragazzo di 18 anni e mezzo; dal momento che la fantomatica associazione ha scelto solo lo Scirocco per pubblicare la pagina pubblicitaria, non possiamo non chiederci se c’è un nesso tra tutti questi fatti. Articoli correlati “Pubblicità vergogna”. Per lo “Scirocco” gay è uguale a pedofilo (15 settembre 2010) Pubblicità regresso: interviene il comitato “Io conto” di Ugento (16 settembre 2010)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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