Facebook e stalking sotto la lente della magistratura

E' di pochi giorni fa la notizia di un 15enne leccese adescato su internet. Per la Cassazione è punibile la persecuzione con messaggi su facebook

Quali reati possono configurarsi tramite facebook? Diffamazione, adescamento, stalking… Molti sono i comportamenti che potrebbero portare i soggetti che usano il noto social network a incorrere in responsabilità penale. E' di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia di un 15enne adescato su Internet da un parente. Sul proprio profilo facebook, il ragazzino leccese avrebbe ricevuto una serie di messaggi dal contenuto inequivocabile, in cui in maniera sempre più esplicita gli si chiedeva sesso in cambio di denaro. Incuriosito dall'insistenza e dalla particolarità della vicenda di cui era divenuto involontario protagonista, il ragazzino avrebbe deciso di presentarsi all'appuntamento che lo sconosciuto gli aveva proposto. Giunto sul luogo dell'incontro, con suo enorme stupore, la vittima avrebbe trovato ad attenderlo una persona a lui ben nota. La Corte di Cassazione ha ritenuto punibile per stalking la persecuzione attuata anche con video e massaggi inviati sui social network, con la sentenza n. 32404 del 30 agosto 2010. La sesta sezione penale della Suprema Corte con la statuizione in esame ha confermato la custodia cautelare pronunciata dal Tribunale di Sorveglianza di Potenza nei confronti di un uomo indagato per aver inviato una serie di filmati a luce rosse e fotografie alla ex e quindi per il reato di “atti persecutori” di cui all’art. 612-bis c.p., introdotto con il Dl del 23 febbraio 2009, n. 11 meglio noto con il termine anglosassone “stalking”. Secondo la sentenza l’uomo dopo aver avuto una relazione sentimentale con la donna aveva iniziato ad inviarle foto e video che li ritraevano durante i rapporti sessuali. Uno di questi era stato inviato anche al nuovo compagno di lei. A seguito dell’indagine era finito in carcere e, in seguito, il Tribunale della Libertà lo aveva sottoposto agli arresti domiciliari. La Cassazione a cui aveva proposto ricorso contro tale decisione lo dichiarava inammissibile precisando che la persecuzione attraverso l'invio di video e messaggi tramite facebook è idonea a configurare il reato di stalking. Un’importante decisione ritiene Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” che indirettamente estende i profili del diritto alla privacy dei cittadini quale deterrente all’uso scorretto di taluni social network che impiegati impropriamente possono divenire delle armi improprie a servizio dei persecutori.

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