Il procuratore Motta: Colitti scarcerato per un vizio di forma

 

Alla base della decisione dei giudici del tribunale del Riesame vi sarebbe la mancata trasmissione di atti favorevoli alla difesa

La scarcerazione di Vittorio Colitti è stata causata da un cosiddetto vizio di forma. E’ lo stesso procuratore della Repubblica di Lecce, il dottor Cataldo Motta, a spiegarlo: “Anche se non abbiamo ancora il provvedimento, si tratta sicuramente di un vizio di forma, poiché nel dispositivo si fa riferimento a una norma che prevede l’inefficacia della misura cautelare in caso di omessa trasmissione di atti”. Si tratta dunque di una questione procedurale legata al diritto alla difesa, cioè alla trasmissione di tutti gli elementi, anche quelli sopravvenuti, a favore della persona sottoposta alle indagini. “Non si tratta quindi di un problema di indizi di colpevolezza – aggiunge il procuratore Motta –. Si tratta in particolare della stesa questione già posta in Cassazione e rimandata dalla Suprema Corte al Tribunale del riesame per i minorenni. Quel Tribunale ha superato la questione stabilendo che si trattava di atti che non andavano trasmessi perché non rilevanti per la difesa dell’imputato”. Gli atti in questione sono quelli relativi alle affermazioni di Giovanni Vaccaro, il presunto collaboratore di giustizia che ha fornito con le proprie dichiarazioni una ricostruzione alternativa dell’omicidio di Basile. Vaccaro si sarebbe adoperato in prima persona per fare un piacere ad un amico, un imprenditore leccese, e “dare una lezione a Basile” e per fare ciò “si sarebbe avvalso di due cittadini extracomunitari preferibilmente albanesi che non avrebbe avuto difficoltà a reclutare”. Dichiarazioni che, è giusto ricordarlo, sono state già ritenute dalla Procura del capoluogo salentino assolutamente irrilevanti. Al di là delle questioni legati ai codici e all’applicazione delle norme, Vittorio Colitti è dunque nuovamente un uomo libero dopo nove mesi di reclusione, molti dei quali trascorsi nel Cdt (Centro diagnostico terapeutico) della casa circondariale di Bari. A casa, però, l’agricoltore accusato di omicidio è rimasto solo pochi minuti. A causa delle precarie condizioni di salute, infatti, peggiorate nel corso della detenzione, e dell’emozione di riabbracciare i familiari, l’uomo ha accusato un malore ed è stato trasportato in ospedale a Casarano, dove è attualmente ricoverato. Le condizioni di salute del 67enne ugentino non destano comunque preoccupazione. A breve la Procura chiuderà le indagini preliminari a carico del presunto assassino di Peppino Basile. La scarcerazione di Colitti e il fatto che siano cessate le esigenze cautelari, lasciano prevedere la richiesta, da parte dell’accusa, di un processo con rito ordinario e non un giudizio abbreviato come inizialmente si pensava.
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