Scarti di potatura: nel Salento da problema a risorsa

A Calimera esiste un impianto che si servirà di 8mila tonnellate all'anno di legna. Ma il Salento produce 75mila tonnellate di potatura che possono produrre energia se bruciati. La proposta di un agronomo

di Antonio Bruno* Perché non utilizzare 500 tonnellate di legna proveniente dall'agricoltura del Salento leccese per alimentare piccoli moduli aziendali da 50 Kw? Uno studio dell'Università di Bari rafforza l'idea. La Facoltà di Agraria dell'Università di Bari in uno studio per la valorizzazione energetica di biomasse agroforestali nella Regione Puglia ha valutato la disponibilità annua di residui agricoli delle colture erbacee ed arboree del Salento leccese. Nello studio viene reso noto che il Salento leccese fornisce un contributo in biomasse di 75.000 tonnellate all'anno. Si tratta di residui di frumento, orzo, avena, olivo, vite e mandorlo. Queste biomasse oggi rappresentano un problema perchè per smaltirle c'è da sopportare un costo in quanto è vietato bruciarle. Le caldaie a cippato non possono essere alimentate solo con cippato proveniente esclusivamente da scarti di potatura. Le ramaglie in generale e quindi anche gli scarti di potatura composti per lo più da rami e rametti di piccole dimensioni formano un cippato troppo ricco di corteccia che produrrebbe nelle caldaie problemi di combustione e più ancora la produzione di un quantitativo di ceneri troppo elevato. Per questi motivi le ramaglie possono comparire nel cippato solo in percentuali non superiori al 30% rispetto alla frazione di cippato composto invece da tronchi e parti legnose di maggiori dimensioni. Oggi è in vigore la tariffa onnicomprensiva per le biomasse che ammonta a 0,28 €/Kwh e per questo motivo mi chiedo come possa l'azienda agricola di questo territorio valorizzare i suoi scarti di potatura? Dovrebbe conferirli a chi li utilizza come biomassa e ciò deve avvenire nell'ambito di 70 chilometri. Si potrebbe tranquillamente pensare a utilizzare questa risorsa del Salento leccese attraverso moduli diffusi da 50 KW che alimentano industrie di trasformazione dei prodotti agricoli. Se delle 8760 ore di cui è composto un anno si facesse funzionare il piccolo modulo da 50 KW per 7000 ore annue con 500 tonnellate di legna all'anno, tenendo presente che per produrre un Kwh necessitano da 1,3 a 1,5 chili di legna in funzione dell'umidità all'anno, si produrrebbero 350.000 Kwh all'anno che moltiplicati per 0,28 €/Kwh darebbero 98.000 € l'anno. Ma quanto costa la legna? Quest'anno è stata venduta a € 120 la tonnellata e quindi se tale fosse il prezzo avremmo un costo per la legna di € 60.000 annui. Ma il 30% di quella legna poterebbe essere ottenuto dalla biomassa dei residui vegetali, e se la tecnologia fosse più avanzata la percentuale potrebbe salire al 50%. Quindi anche il costo della legna si abbasserebbe a € 30.000. Inoltre da questo impianto si ricava, oltre all'energia elettrica, una cogenerazione del caldo e anche la refrigerazione. Insomma l'industria agraria potrebbe specializzarsi nella trasformazione dei nostri prodotti agricoli abbattendo i costi dell'energia. Esiste già un grosso impianto a Calimera il cui plastico è stato esposto anche alla scorsa Fiera internazionale del legno di Hannover, che si servirà di 8mila tonnellate all'anno di legna. L’energia prodotta da legno d’ulivo è a bilancio neutro di anidride carbonica. Il progetto promette di ottenere il risultato di contribuire a ridurre l’effetto serra evitando emissioni in atmosfera di circa 4.500 tonnellate/anno di Co2 e prevede che, tutta l’energia elettrica prodotta sarà consegnata ad Enel su una linea che alimenterà direttamente la città di Calimera. Sempre nel progetto si legge che il fabbisogno giornaliero consisterà in un solo autocarro di legna. Ma come tutti sappiamo questi impianti sono visti male dalle popolazioni, da qui la mia proposta di piccoli moduli da 50 KW in grado di essere collegati direttamente con il territorio e che in maniera diffusa potrebbero contribuire a risolvere il problema dei residui della potatura sia urbana che agricola e, nello stesso tempo, darebbe all'azienda di trasformazione dei prodotti agricoli un reddito derivato dalla produzione dell'energia ottenendo la tanto decantata ma poco realizzata multifunzionalità dell'azienda agricola. Un ultima annotazione un impianto fotovoltaico con 2000 ore all'anno di insolazione per produrre la quantità dell'energia prodotta da un modulo a biomasse ovvero 350.000 Kwh necessita di di 3,5 volte la potenza installata quindi di170 KW installati che a un costo di 3.500 Euro al KW prevedono quasi 500.000 euro di investimento. Qualcuno potrebbe obiettare che non c'è la spesa del combustibile, ma tutti sappiamo che in filiera corta l'utilizzo delle biomasse del Salento leccese sarebbe un risparmio di risorse per l'economia del nostro territorio. Piccolo è bello! Piccoli moduli diffusi, direttamente a contatto con la realtà aziendale agricola. Piccolo è utile a risolvere i problemi dei residui delle coltivazioni. Perchè è giusto che chi ha il problema lo possa risolvere. *agronomo

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!