Omicidio Basile: scarcerato Colitti jr

Vittorio Luigi Colitti, il 19enne (minorenne all’epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’IdV assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008, torna in libertà. La Corte di Cassazione, infatti, ha anato senza rinvio, per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Lecce aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere emessa nei confronti del giovane ugentino. I giudici della Suprema corte hanno dunque accolto il ricorso presentato, il 30 luglio, dai legali di Vittorio Colitti junior, gli avvocati Francesca Conte e Roberto Bray. Già il 13 maggio scorso la Cassazione aveva accolto il primo ricorso presentato dai due avvocati del foro leccese, chiamando il Riesame ad esprimersi nuovamente sulla richiesta di scarcerazione del loro assistito, poi rigettata. A motivare l’ordinanza della Cassazione erano stati due aspetti fondamentali: innanzitutto l’attendibilità della piccola testimone oculare dell’omicidio, uno dei punti cardine della tesi accusatoria, e le deposizioni di Giovanni Vaccaro, il collaboratore di giustizia che ha fornito con le proprie dichiarazioni una ricostruzione alternativa dell’omicidio di Basile. Vaccaro si sarebbe adoperato in prima persona per fare un piacere ad un amico, un imprenditore leccese, e “dare una lezione a Basile” e per fare ciò “si sarebbe avvalso di due cittadini extracomunitari preferibilmente albanesi che non avrebbe avuto difficoltà a reclutare”. Due aspetti che hanno sicuramente influito anche nella nuova decisione dei giudici del “Palazzaccio”, anche se bisognerà attendere per conoscere le motivazioni dell’ordinanza. Contrariamente a Colitti senior, il cui procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari, il processo al diciannovenne accusato di omicidio è già iniziato. Il giudizio immediato nei suoi confronti si sta celebrando presso il Tribunale per i minorenni. Oggi pomeriggio, poco dopo le 18, Vittorio Luigi Colitti ha lasciato l’istituto di pena minorile “Fornelli” di Bari. Ad attenderlo, oltre ai genitori, anche l’avvocato Francesca Conte, tornata in tutta fretta da Roma per accogliere il suo giovane assistito: “Questa per me è una delle giornate più belle da quando svolgo la professione forense. Oggi è stata scritta dalla Suprema corte una pagina di giustizia con la lettera maiuscola. Io sono stata sempre intimamente convinta dell’assoluta estraneità dei Colitti nell’omicidio Basile. La circostanza che i giudici della Cassazione abbiano anato per due volte consecutive, in questo caso senza rinvio, l’ordinanza, la dice lunga sull’inconsistenza degli indizi, soprattutto sull’attendibilità della piccola testimone”. “Appena usciti dal carcere minorile – prosegue l’avvocato Conte –, Vittorio mi ha ringraziato e mi ha detto che ancora non riusciva a credere di essere tornato un uomo libero. La prima cosa che voglio fare, ha aggiunto con mia grande sorpresa, è iscrivermi a scuola e recuperare il tempo perso. In questi mesi ho studiato e ho capito quanto è importante sapere”. “Innanzitutto – ha commentato invece Cataldo Motta, procuratore della Repubblica di Lecce –bisogna precisare che quella anata è l’ordinanza di custodia cautelare relativa alla procura minorile e come tale non interessa questo ufficio in maniera diretta. In ogni modo bisogna vedere cosa ha ritenuto la Cassazione, al momento non abbiamo ancora una copia ma può darsi cha sia un’ordinanza relativa alle sole esigenze cautelari. In tal caso sarebbe una valutazione in un certo senso ammissibile, poiché si riferisce a minori. Per quanto riguarda gli indizi, invece, bisogna tenere presente che la Cassazione ha lavorato sulla situazione al momento dell’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare. Nel frattempo, proseguendo nella fase del giudizio, sono stati acquisiti elementi di prova di un certo spessore e dunque non credo possa avere incidenza sul processo in corso”.

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