Rifiuti. Il chewing-gum imbratta tutto

Un tappeto di gomme da masticare sulle zone pedonali, sui marciapiedi e sui monumenti. Il chewing – gum imbratta tutto e l’unica soluzione resta la tassa alla fonte.

Nell’agosto di due anni fa, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV proponeva l’introduzione di una vera e propria ecotassa del 10% a carico delle società produttrici di chewing-gum. Il comunicato del 2008 apprezzato da molti ed anche da alcuni produttori di nuovi tipi di gomme – a loro detta, biodegradabili – scaturiva dall’osservazione empirica delle lastre di pietra delle pavimentazioni dei nostri centri storici e delle città d’arte, delle zone pedonali e dei monumenti di tutti quei luoghi pubblici dove venivano attaccate volontariamente e frettolosamente, per esempio sotto i tavoli di qualche ufficio pubblico o sotto le panche delle chiese. In questi due anni però la situazione se non è peggiorata, pare che non sia assolutamente cambiata se le nuove gomme completamente biodegradabili, nel frattempo, non hanno preso piede e se le nostre strade continuano ad essere come quelle che di seguito riportiamo con le fotografie allegate che ritraggono il marciapiede di via Templari nella zona pedonale del centro storico di Lecce. Il chewing – gum continua a restare, quindi, un rifiuto speciale per la sua composizione chimica che fa sì che si attacchi ai pavimenti, si scurisce sino ad annerirsi a causa degli agenti atmosferici e del passaggio di pedoni e veicoli, ed è quindi conseguenza di antiestetiche macchie scure di difficile eliminazione ed i cui costi di smaltimento e pulizia ricadono interamente sugli enti proprietari delle strade e quindi sulla collettività. Secondo Giovanni D’Agata, in assenza di un miglioramento del livello di civiltà ambientale della cittadinanza – troppo spesso noncurante ed insensibile alle tematiche ambientali ed al rispetto del decoro urbano – a questo punto non resta che continuare a perorare la causa dell’introduzione di una tassa a carico delle ditte produttrici i cui proventi dovrebbero essere interamente destinati per la pulizia delle strade da questi antiestetici rifiuti che continuano ad “oltraggiare” le vie dei centri storici, delle città d’arte ed i monumenti del Bel Paese.

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