“Il grido acuto di Antigone”

E' di scena nel Salento, il grande teatro greco: oggi a Cannole, presso la masseria Torcito e domani ad Acaya, nel castello. Inizio alle ore 21

La masseria di Torcito, e quest’anno anche il castello di Acaya, diverranno luogo, emblema, archetipo della dualità, dell’incontro-scontro, del dia-logo tra Cultura e Natura, tra Città e Terra, tra Ordine e Caos, tra Apollo e Dioniso, tra Medesimo e Altro, l’essenza del tragico. Spazi fisici ed arcaici come la masseria e il castello ospiteranno il teatro greco di Sofocle e l’opera del regista Fabio Sonzogni che sceglie di confrontarsi, ancora una volta, con il testo greco nella terra del tarantismo dopo il grande successo del primo riadattamento dell’agosto del 2008 de Le Baccanti di Euripide. Antigone, la più pura figura di donna del teatro di tutti i tempi, racconta uno scontro tra “universali”, tra il maschile ed il femminile dell’essere e dell’esistenza. E’ la prima figura della storia a comprendere che il rapporto tra il maschile e il femminile non è una questione di parità ma di alterità assoluta e che ciascuno accede allo spazio dell’altro attraverso una tragica mediazione. Quello che la tragedia di Antigone rivela, ancora, è il problema fondamentale del rapporto inspiegabile e paradossale che unisce, in un’interdipendenza circolare, natura e cultura, “ethos” e “pathos”. La figura di Antigone è l'exemplum di questo «paradosso originario» e fondante: il paradosso di una identità che è sempre, anche, differenza e che solo attraverso la differenza esplica e realizza se stessa. Antigone non sarebbe senza Creonte. La Natura non sarebbe senza la Cultura. Due sono le rivoluzioni di Antigone che Sofocle mette magistralmente in scena. La prima rivoluzione di Antigone è quella di non riconoscersi e di “non dirsi” pubblicamente inserita nell’ordine sociale, nella comunità, ragione per cui non si sente chiamata neppure a rispettarne le leggi. La seconda è quella di sentirsi custode di un’altra legge, “più grande”, universale: la legge dell’Amore di cui dà testimonianza con la sua stessa vita. In una società contemporanea dove sempre più flebile si fa la percezione tra gli universali, quale terribile conflitto si gioca tra la legittimità della legge ed il sentimento della giustizia? In un contesto contemporaneo sempre più globale in cui più leggi, più Stati e più sentimenti della giustizia hanno l’opportunità di confrontarsi, la distanza dall’Etica è sempre così verticale rispetto alla vicenda umana? La legge e l’Etica sono destinate a collidere per sempre? Nella traduzione di Massimo Cacciari e nell’adattamento e la regia Fabio Sonzogni “Il grido acuto di Antigone” è interpretato da Cristina Spina – Antigone, Gabriele Parrillo – Creonte, Cosimo Guarini – Servo e messaggero, Camilla Semino – Ismene, Emanuela Gabrieli – Coro cantato. L’evento è promosso dal Comune di Cannole in collaborazione con la Provincia di Lecce e la Regione Puglia, Assessorato Cultura e Spettacolo. Note biografiche Dopo i lusinghieri commenti della critica su Edipo e Medea, Fabio Sonzogni, iniziato alla regia nel 2000, dallo spettacolo “Doppio sogno di Arthur Schnitzler”, da cui il regista Stanley Kubrick ha tratto il film Eyes Wide Shut, ha già partecipato ai festival di Arcipelago, Trevignano, Sitges e ha vinto l'ultima edizione del Genova Film Festival.

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